gratteri nordio bartolozzi mantovano

SULLA GIUSTIZIA SI INFIAMMA LO SCONTRO TRA GOVERNO E TOGHE! DOPO LE BORDATE DI NORDIO (“DIRE CHE L'ESECUTIVO VUOLE SOTTOMETTERE LA MAGISTRATURA È BLASFEMO”) LA SUA POTENTE CAPO DI GABINETTO BARTOLOZZI A ROMA METTE IL CARICO E INVITA I MAGISTRATI A IMPARARE “LA CONTINENZA” - IL SOTTOSEGRETARIO ALFREDO MANTOVANO A NAPOLI ARTIGLIA: “IL DIBATTITO SCADE SE SI PAVENTA CHE ANCHE IN ITALIA CI SARANNO INNOCENTI UCCISI IN STRADA COME A MINNEAPOLIS” – LE TOGHE RIBATTONO SENZA ESCLUSIONE DI COLPI: “UNA RIFORMA PUNITIVA E MORTIFICANTE. IL SORTEGGIO DEI MEMBRI DEL CSM? NON SI FA NEMMENO NEL CONDOMINIO” - IL PROCURATORE NICOLA GRATTERI SI RIFERISCE ALLA PAROLA “BLASFEMIA” E TACCIA NORDIO DI AVER USATO UN “TERMINE INAPPROPRIATO…”

 

Irene Famà Andrea Siravo per la Stampa - Estratti

 

Il ministro Carlo Nordio a Milano resta fermo sulle sue posizioni: dire che l'esecutivo vuole sottomettere la magistratura è «blasfermo». La sua capo di gabinetto Giusy Bartolozzi a Roma attacca le toghe: «Imparino la continenza». Il sottosegretario Alfredo Mantovano a Napoli critica: «È grave che chi nella vita quotidiana rende giustizia lanci slogan falsi».

carlo nordio e giusi bartolozzi

 

Lo scontro tra magistratura e politica sulla riforma costituzionale entra nei palazzi di giustizia di tutta Italia e il solco tracciato pare incolmabile. Dibattito infuocato, tra attacchi e repliche senza esclusione di colpi, nonostante la solennità che le Aule magne delle Corti d'appello richiederebbero.

 

 

(...)

Il presidente della Corte di appello di Milano Giuseppe Ondei difende la categoria. La riforma, dice, parte da un presupposto errato secondo cui «i giudici oggi non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sulle richieste del pubblico ministero». Quest'affermazione «non è accettabile. Se fosse vera vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto». Per la procuratrice generale Francesca Nanni si tratta di «un intervento dal carattere prevalentemente punitivo. Che, viste le condizioni in cui la quasi totalità degli uffici di procura è stata costretta a lavorare negli ultimi anni, sinceramente non ci sentiamo di meritare».

 

ALFREDO MANTOVANO ALLA CONFERENZA STAMPA DI INIZIO ANNO (2026) DI GIORGIA MELONI

Nella Capitale lo scontro si infiamma. Il presidente della Corte d'appello Giuseppe Meliadò sottolinea le preoccupazioni per un clima complesso in cui tanti interrogativi sulla giustizia vengono ridotti alla «formula dell'invasione di campo dei giudici in danno della politica». Questo è «fuorviante»: lascia intendere che «vi possa essere una democrazia effettiva senza una magistratura indipendente». Apriti cielo. «Fuorviante? Io, semmai, mi sarei aspettata un appello a tutti, politica e magistratura, a stare nei propri ruoli», replica Bartolozzi. Che abbandona la cortesia istituzionale:

 

«Non ho sentito una levata di scudi contro le dichiarazioni di un autorevole rappresentante dell'Anm contro l'attività del Parlamento». E ancora: «Accolgo il suo appello, ma il limite della continenza e del rispetto dei ruoli venga accolto prima di tutto dai magistrati». C'è poi un altro passaggio della relazione del presidente Meliadò a far infuriare Bartolozzi ed è il riferimento alla «frenesia normativa». La capo di gabinetto ribatte: «Il governo ha dato una risposta concreta alle esigenze della società». Il procuratore generale Giuseppe Amato esprime «disagio» per l'iter di una riforma «mortificante» per la categoria, in cui «il dialogo promesso è rimasto lettera morta». Il sorteggio dei membri del Csm? «Non si fa nemmeno nel condominio». 

Giuseppe Meliadò

 

(...)

A Napoli, il procuratore generale Aldo Policastro osserva che «il clima peggiora con l'approssimarsi del referendum», mentre il procuratore Nicola Gratteri si riferisce alla parola «blasfemia» e taccia Nordio di aver usato un «termine inappropriato».

 

Il sottosegretario Mantovano affonda: «Mi chiedo se l'asprezza della contesa debba far scadere il dibattito al punto di paventare che anche in Italia ci saranno innocenti uccisi in strada come a Minneapolis». Poi ironizza: se vince il sì «non vi è alcuna certezza che il 24 di marzo dell'Anno Domini 2026 si scateni l'Apocalisse».

 

Polemiche in tutta Italia, da Torino a Genova a Palermo. E all'Aquila due esponenti di Fdi hanno abbandonato l'aula non appena il componente laico del Csm Ernesto Carbone ha preso la parola. Dalle opposizioni interviene il senatore Pd Francesco Boccia: «Meloni imita Trump. Votare "No" per difendere la Costituzione».

nicola gratteri (3)carlo nordio e giusi bartolozzi

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