grillo furioso

A GRILLO VA UN BLOG DI TRAVERSO. LA PAGINA INTERNET E’ LA SEDE DI M5S – MA BEPPE, DOPO LA QUERELA DEL PD, DICE CHE NON LO CONTROLLA. LO STATUTO DEL MOVIMENTO PERO’ GLI AFFIDA “LA TITOLARITA’ E LA GESTIONE” – IMBARAZZO FRA I PARLAMENTARI - BOTTARO: ''IL SITO E’ MIO MA NON C’ENTRO NULLA''

 

Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica

 

alessandro di battista alessandro di battista

Alessandro Di Battista scappa verso l' aula: «Io mi occupo di reddito di cittadinanza». Il deputato Andrea Colletti scherza su un post Facebook che ha fatto arrabbiare alcuni amici: «Non l' ho scritto io, era a mia insaputa ». L' avvocato Alfonso Bonafede promette di informarsi su chi sia davvero il responsabile del verbo a 5 stelle diffuso in rete fin dal 2005. Quello che ha dato vita al Movimento fino a farlo entrare nelle istituzioni.

 

Ci sono molte cose che non tornano, nel momento in cui Beppe Grillo - per difendersi da una querela per diffamazione da parte del Partito democratico - fa affermare ai suoi avvocati che lui «non gestisce, non dirige, non controlla né filtra gli scritti o messaggi che vengono pubblicati nel Blog o negli account Twitter né i tweet». E non torna nemmeno quando - proprio sul blog - spiega che «il pezzo oggetto della querela del Pd era un post non firmato. I post di cui io sono direttamente responsabile sono quelli, come questo, che riportano la mia firma in calce. Il Pd rosica per aver per il momento perso la causa».

ANDREA COLLETTIANDREA COLLETTI

 

Prima di tutto perché quella causa non è stata persa. Il tesoriere pd Francesco Bonifazi mostra la sentenza che chiede al tribunale di Roma di assumerla al posto di quello di Genova. E Matteo Renzi rincara: «La risposta di Grillo è allucinante, presenterò querele corpose con richiesta di risarcimento danni contro chi ci diffama ». E poi perché, nella memoria difensiva, non si fa alcun riferimento a post firmati o meno. Si disconoscono tutti.

 

francesco bonifazifrancesco bonifazi

Non solo: in un testo ancora visibile del 2 marzo 2012 Beppe Grillo scriveva tutto il contrario. Erano i giorni del meet up nazionale autoconvocato a Rimini, quello da cui partirono le prime espulsioni storiche per chi era accusato di voler trasformare il Movimento in un partito. «Vorrei ricordare ancora una volta - scriveva il fondatore - che la responsabilità editoriale del blog è esclusivamente mia». E ancora, nello statuto dell' associazione Movimento 5 Stelle depositato dal notaio il 18 dicembre 2012 per potersi candidare alle elezioni, si affermava che «spettano al signor Giuseppe Grillo titolarità e gestione» non solo del simbolo, ma anche «della pagina del blog www.beppegrillo. it/movimento5stelle».

 

BEPPE GRILLO ROMABEPPE GRILLO ROMA

Il punto però non sono le scatole cinesi dietro cui il Movimento 5 stelle si nasconde da sempre (il dominio di proprietà di Emanuele Bottaro, l' author html del post incriminato riconducibile all' account Google plus di Grillo). Il punto è politico. E questo spiega l' imbarazzo dei parlamentari 5 stelle davanti a una semplice domanda: «Chi gestisce il vostro blog? Chi ne è il responsabile?».

 

Perché quella pagina Internet, da statuto, è la sede legale del Movimento (che non ne ha di fisiche). E nella prassi, è il "comitato centrale" M5S. Quello in cui si decidono linea politica, espulsioni, programma, candidature. Il "capo politico" (parla sempre lo statuto) non può che esserne responsabile. Altrimenti vorrebbe dire che agli iscritti è stata raccontata una grande bugia.

 

LUIGI DI MAIO - ALESSANDRO DI BATTISTALUIGI DI MAIO - ALESSANDRO DI BATTISTA

Finora l' opacità della scrittura è servita a poter scrivere tutto e il contrario di tutto (post sessisti contro Rita Levi Montalcini o Laura Boldrini, difese a oltranza di leader come Viktor Orbàn, immigrati in città paragonati a topi e spazzatura). Nessuno doveva risponderne. I piccoli leader potevano dire agilmente: «Ma quello è il blog, noi non c' entriamo». E la macchina acchiappaconsenso funzionava a pieno ritmo.

 

Da un po' di tempo, le cose sono cambiate. «Ora i post non firmati non ci sono più», si difendeva ieri Luigi Di Maio a CorriereTv. E Alessandro Di Battista - secondo indiscrezioni - sarebbe stato protagonista di più di un match in cui chiedeva più responsabilità nella gestione del sito. Cambiano le ambizioni, e cambia l' organo politico del Movimento. Che un padre ce l' ha, benché - a volte - un po' riluttante.

 

 

2. IL SITO E’ MIO MA NON C’ENTRO NULLA

 

Caterina Giusberti per la Repubblica

 

EMANUELE BOTTARO1EMANUELE BOTTARO1

«È vero, il dominio è intestato a me dal 2001, è un dato pubblico: sono io». C' è un certo Emanuele Bottaro dietro il blog più famoso d' Italia. Modenese, classe 1965, lavora per una società di comunicazione che si occupa di ambiente. È lui uno dei tasselli del complicato castello costruito attorno alla voce ufficiale del Movimento 5 Stelle: un sistema di scatole cinesi in cui si fatica a trovare il nome di Beppe Grillo.

 

A quello di Bottaro invece si arriva subito: basta visitare il registro nazionale dei nomi a dominio, anche se lui non ha mai amato farsi pubblicità. «Io mi rendo conto che è difficile capire - spiega - ma ho un rapporto personale con Beppe, punto e basta. Qualcuno può pensare che io gli faccia da prestanome, che abbia dei vantaggi o che ci guadagni, ma non c' è niente di tutto questo. Io dal blog non ho mai preso un euro».

 

Bottaro, scusi, ma allora perché lei ha accettato di intestarsi il dominio?

«Stiamo parlando del 2001, in quel periodo Beppe non pensava alla politica e il dominio era libero: io gli ho detto "prendilo" ma a lui non interessava, così l' ho fatto io. L' ho registrato solo per toglierlo dal mercato, il blog è venuto dopo. L' ho intestato a me prima ancora che arrivasse Casaleggio».

BLOG GRILLOBLOG GRILLO

 

E non le dà fastidio mettere la faccia su una cosa che, a quanto dice, non la riguarda? E che soprattutto non controlla?

«Ogni tanto ci ho pensato, ma ho un sacco di altre cose per la testa. A volte se n' è anche parlato, di intestare il blog a qualcun altro, poi Beppe mi ha detto: se non ti dà fastidio io mi fido di te, così tutto è rimasto com' era. E se sono ancora qua c' è un motivo. Beppe è un amico da vent' anni: è una persona splendida, una delle più corrette, disinteressate e generose che conosca. Il nostro rapporto è talmente fiduciario che tra noi non c' è nulla di scritto».

EMANUELE BOTTARO2EMANUELE BOTTARO2

 

Quindi se domani lei decidesse di chiudere il blog potrebbe farlo?

«Oddio non lo so, sicuramente i suoi avvocati si farebbero sentire».

 

Ha avuto problemi per quest' ultima querela del Pd?

«No, non mi è arrivato niente».

 

E in passato?

«Sono stato citato in giudizio due volte, su decine di querele arrivate a Grillo. Ma i suoi avvocati hanno sempre spiegato che io non c' entro coi contenuti ed è finita lì. Io proprio non ho nessun tipo di rapporto con l' attività del blog, non so niente, non sono neanche iscritto, non mi sono mai candidato coi 5 Stelle».

beppe grillo vaffa beppe grillo vaffa

 

Ma li vota?

«Questo non glielo dico. Però penso che il Movimento sia una novità politica molto positiva».

 

E la polizia postale? L' ha mai contattata?

«A volte mi telefonano, mi chiedono l' identificativo di chi ha fatto un commento sul blog e io gli do il nome del provider, la società che gestisce il server, tutto qui».

 

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