prodi gros pietro

BOIARDO CHI MOLLA! - GROS PIETRO, DA OMBRA DI PRODI A MR TELEPASS - AL VERTICE DELL'IRI, SU MANDATO DI MORTADELLA INAUGURÒ LE SVENDITE DI STATO. DUE ANNI DOPO LA CESSIONE DI AUTOSTRADE AI BENETTON ASSICURANDO LORO PROFITTI DA CAPOGIRO (CIRCA 8 MILIARDI IN 8 ANNI), ENTRÒ IN ATLANTIA COME PRESIDENTE. CACCIATO DAI VENETI, CAMBIÒ CASELLO ACCASANDOSI CON I RIVALI GAVIO. L'ULTIMA POLTRONA DORATA È IN BANCA INTESA

Carlo Cambi per La Verità

 

gian maria gros pietro beniamino gavio

Ha un omonimo del Quattrocento, minore francescano che censurava i facili costumi delle donne e del suo tempo: un moralista! Il frate in questione è tal Pietro dei Gros. A cambiare l' ordine dei fattori a volte qualcosa cambia. Ecco Gros Pietro di cognome e Gian Maria di nome.

 

Professore di economia aziendale, di professione presidente di tutto. In segreto magari è anche terziario francescano, di certo è cresciuto all' ombra delle sacrestie democristiane: il suo mentore era Carlo Donat Cattin, il suo vettore la Cisl.

 

Torinese del 1942, era una delle teste d' uovo della corrente democristiana di sinistra industrialista opposta alla corrente dossettiana incarnata da Beniamino Andreatta e che ha avuto come braccio armato Romano Prodi. I due, Prodi e Gros Pietro, hanno viaggiato di conserva e il torinese con la sua faccia da parroco che profuma di borotalco è stato il succhiaruote del bolognese che lo portò alla presidenza dell' Iri nel 1997.

gian maria gros pietro carlo messina giovanni bazoli

 

Nel 1999 vendette Autostrade ai Benetton, nel 2002 diventò presidente di Atlantia dove è rimasto fino al 2010, assicurando agli industriali veneti profitti da capogiro, circa 8 miliardi in 8 anni, allungamenti di concessioni come ad esempio quella per la Livorno-Civitavecchia, autostrada inesistente per la quale però ricevono un bonus sui pedaggi per gli investimenti futuri e molto incerti.

 

Gros Pietro, ancorché riciclatosi come banchiere, è l' ultimo grande boiardo di Stato, una specie che abita il Jurassic park dell' economia, ma che fa un gran comodo ai «prenditori» che se ne stanno all' ombra di Confindustria. Dotato d' intelletto fino, ha sempre fatto credere di avere doti evangeliche: puro come una colomba, scaltro come un serpente.

 

BAZOLI GROS PIETRO MESSINA

Se Prodi ha scelto di stare sotto i riflettori della politica, Gros Pietro ha optato per le prebende dei consigli di amministrazione. Chiunque abbia un conto corrente con Intesa San Paolo e le sue infinite ramificazioni locali dovrebbe sapere che è il presidente del Consiglio di amministrazione della più potente banca italiana che lo retribuisce con circa 900.000 euro all' anno.

 

Ma è stato praticamente tutto e il contrario di tutto.

Ha presieduto l' Eni, fatto parte del Cnel e per il Cnr, si è occupato delle politiche industriali del Paese. Prima ha incoraggiato l' industria di Stato anche in funzione di ammortizzatore sociale: da Taranto a Bagnoli arrivando alla Sme, Gros Pietro ha sempre magnificato l' Iri. Poi però quando Prodi lo ha voluto nel comitato privatizzazioni, si è sperticato a favore della necessità di vendere il patrimonio pubblico per approdare all' euro.

gian maria gros pietro

 

Da ricercatore diceva che il Paese ha un grave deficit infrastrutturale, da presidente di Federtrasporti e di Autostrade disse che non si poteva fare di più. Ma il florilegio di Gros Pietro è la dichiarazione, da presidente dell' Iri, che avrebbe superato in privatizzazioni sia Francia che Germania portando all' Italia 100.000 miliardi di lire e poi svendette Autostrade per meno di 6,7 miliardi di euro, consentendo ai Benetton di pagarla a rate e sostanzialmente facendo indebitare Autostrade con un' operazione che tecnicamente si chiama leveraged buyout .

ROMANO PRODI

 

Ma una ragione, come abbiamo visto, c' era. Oggi siede nel board dell' Abi, è presidente di Stm (da cui ricava circa 360.000 euro), la cassaforte di famiglia dei Gavio, i terzi più potenti concessionari di autostrade d' Europa: 4.100 chilometri «protetti» dai governi di centrosinistra e dalle omologhe amministrazioni piemontesi.

 

Gros Pietro ha un debole per le corsie, soprattutto quelle preferenziali. Da presidente dell' Iri ha venduto, nel 1999, alcune autostrade ai Benetton e dopo due anni è diventato presidente di Atlantia e quando ha lasciato, nel 2010, si è accasato con i suoi conterranei Gavio, anch' essi beneficiari del gran lavoro di lobby fatto da Gros Pietro che da quel momento è noto nell' ambiente come Mr Telepass. Quando i Benetton gli dettero il benservito non la prese benissimo.

 

GIOVANNI CASTELLUCCI

Sospettò che ci fosse dietro Romano Prodi, suo ex sponsor, continuando una lite cominciata quando il «Bologna» era presidente del Consiglio. In verità i Benetton, amici della sinistra delle buone azioni, quelle di Borsa, hanno scaricato Gros Pietro perché dovevano fare posto ad altri rampanti: in particolare a Giovani Castellucci, un marchigiano di Senigallia e dunque gabelliere per costituzione. Dice il proverbio «meglio un morto in casa che un marchigiano all' uscio», ricordando quando erano esattori del Papa, e Gros Pietro lo ha imparato a sue spese perché con Castellucci - uscito di scena da Atlantia anche Vito Gamberale - si è fatta la tanto agognata fusione con Abertis.

 

la famiglia benetton su vanity fair

Oltre a quelle preferenziali il nostro colleziona anche le corsie presidenziali. È al vertice dall' università di Confindustria Luiss e di un' altra decina di consigli di amministrazione. Uno in particolare è interessante: Nomisma. È il think thank creato a Bologna da Romano Prodi e dopo la furiosa litigata che ha tenuto divisi i due professori democristiani nessuno ha capito come mai Gros Pietro abbia preso in mano la leva del comando in Strada Maggiore.

 

Evidentemente deve essere riuscito a restaurare il ponte con il Professore che nel 2006 era crollato per colpa di un' autostrada. Era il 2006 e Gros Pietro stava agendo in tutti i modi per fondere Atlantia con Abertis, che possedeva le autostrade spagnole oltre ad una fortissima presenza in America latina, dove i Benetton volevano arrivare.

 

GIORGIO NAPOLITANO PREMIA CON LA MEDAGLIA DORO GIANCARLO ELIA VALORI

A fare da prologo il fatto che Autogrill - ogni rustichella che mangiate ingrassa i trevigiani e ora forse vi verrà più facile fare una deviazione per andare in trattoria o partire riforniti da casa - avesse conquistato la rete di «ristoranti» autostradali in Spagna. Antonio Di Pietro, allora ministro delle Infrastrutture e Trasporti, si mise di traverso e Prodi premier non riuscì a spianare la strada al suo ex amico e pupillo Gros Pietro. Che per tutta risposta accusò il governo di miopia e protezionismo. C' era in ballo anche il suo stipendio da un milioncino di euro.

Quattro anni dopo i Benetton lo hanno scaricato e hanno proseguito verso la fusione con Abertis.

 

gilberto benetton

Che a Gros Pietro ha creato anche il rinfocolarsi di un' antica inimicizia: quella con Giancarlo Elia Valori che era presidente di Autostrade quando venne privatizzata. Valori ha una rete interazionale di rapporti e rappresenta la faccia opposta a Gros Pietro: la sua rivincita l' ha avuta perché oggi se ne sta in fondazione Abertis facendo da mediatore tra i Benetton e Florentino Peres.

 

Ai Benetton, però, Gros Pietro - anche se non riuscì a chiudere con Abertis - ha portato in dote il decadere del veto d' ingresso nell' azionariato di Autostrade di costruttori (Il presidente del Real Madrid lo è) e di produttori di veicoli, la blindatura della concessione e soprattutto ha tolto all' Anas il potere di controllo. È l' argomento forte dei Benetton in questo momento contro il premier Giuseppe Conte che gliela vuole revocare.

 

A chiudere il cerchio della mirabile carriera di Gros Pietro mancava il credito. Ed eccolo finalmente al posto di Giovani Bazoli, il deus ex machina della finanza cattolica per mezzo secolo e il contraltare di Enrico Cuccia nella stagione d' oro del capitalismo familiare.

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?