donald trump xi jinping

LA GUERRA DEI DAZI È DIETRO L’ANGOLO - LA CINA: ‘METTIAMO BARRIERE AI PRODOTTI AGRICOLI AMERICANI’. COSÌ RISPONDE ALLA MOSSA DI TRUMP SU ACCIAIO E ALLUMINIO - DONALD MINACCIA LE AUTO EUROPEE, MA PER FCA IL DANNO SAREBBE CONTENUTO, VISTO CHE HA PRODOTTO 2 MILIONI DI VEICOLI IN AMERICA L’ANNO SCORSO: L’OBIETTIVO SONO I COSTRUTTORI TEDESCHI

 

1. "DAZI SUI PRODOTTI AGRICOLI USA" LA CINA MINACCIA TRUMP

Paolo Mastrolilli per la Stampa

 

«La Cina non vuole una guerra commerciale con gli Stati Uniti, ma assolutamente non resterà ferma a guardare, mentre i suoi interessi vengono danneggiati. Prenderà le misure necessarie». Questo avvertimento lanciato ieri da Zhang Yesui, portavoce del Parlamento della Repubblica popolare, rappresenta la minaccia di un' escalation nella disputa avviata dal presidente Trump, annunciando dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio.

trump e xi jinping alla citta proibita piazza tien an men

 

Finora Pechino è stata prudente, ma anche ferma. Il più duro era stato Li Xinchuang, vicesegretario dell' Associazione cinese del ferro e l' acciaio: «Che mossa estremamente stupida! Un disperato tentativo di Trump di fare contenti i suoi elettori, che in realtà va contro l' impegno preso con lo slogan "America First"».

 

Il portavoce del ministero degli Esteri, Hua, aveva aggiunto: «La ripresa globale è ancora instabile. Tutti i Paesi dovrebbero sforzarsi per risolvere i problemi, invece di prendere misure unilaterali». Quindi ieri Zhang Yesui ha avvertito: «Se le politiche verranno decise sulla base di giudizi e presupposti sbagliati, danneggeranno le relazioni bilaterali e porteranno a conseguenze che nessun Paese vuole vedere».

 

La Cina è prudente perché ha un forte surplus commerciale con gli Usa, ma anche perché non rischia grossi danni dai dazi: è solo l' undicesimo esportatore di acciaio in America, con appena il 2% del totale. Invece può fare molto male al presidente, colpendolo proprio in alcuni degli Stati più importanti per la sua elezione.

 

donald trump xi jinping

Le rappresaglie potrebbero arrivare nel settore dell' agricoltura e l' allevamento, spingendosi fino all' arma nucleare del debito. Pechino poi potrebbe congelare la collaborazione con Washington per frenare il programma nucleare di Pyongyang, proprio mentre il capo della Casa Bianca dice di aver cominciato i colloqui con la Corea del Nord e apre all' ipotesi di dialogare con Kim. Trump sabato ha notato il passo compiuto da Xi per diventare presidente a vita, dicendo che forse andrebbe provato anche negli Usa. Ma proprio per questo dimentica che il suo collega e rivale è libero di prendere iniziative che invece la democrazia frena in America.

 

Un settore in cui la Cina potrebbe rispondere è l' agricoltura. L' anno scorso ha importato 4,8 milioni di tonnellate di sorgo dagli Stati Uniti, spendendo un miliardo di dollari, ma ha aperto un' indagine su questo scambio. L' accusa lanciata a Washington è il dumping, ossia la stessa cosa che Washington rimprovera a Pechino sull' acciaio: il governo americano sostiene gli agricoltori con i sussidi, e quindi viola le regole. Discorso simile per la soia, che è un mercato ancora più grande, perché nel 2016 la Cina ne ha importata dagli Usa per 14 miliardi di dollari.

trump donald

 

Se il dumping fosse confermato, la Repubblica popolare potrebbe rimpiazzare le forniture americane con quelle di Paesi come il Brasile. Così colpirebbe Trump anche sul piano elettorale, perché gli otto Stati più grandi produttori di questi beni avevano votato per lui nel 2016. Il passo successivo potrebbe riguardare la carne, dove la Cina rappresenta un mercato fondamentale per gli esportatori Usa.

 

La rappresaglia più grave, però, rischia di venire dal debito. Gli investitori stranieri possiedono il 29% dei titoli di Stato americani, ossia 4,04 trilioni di dollari su 14,4, e Pechino ha oltre la metà del totale. Smobilitare non è nel suo interesse, ma se fosse costretta a farlo da una vera guerra commerciale, avrebbe nelle sue mani un' arma devastante che Washington non possiede.

 

 

2. TRUMP MINACCIA DAZI SULLE AUTO IMPORTATE DALL'EUROPA, AKROS: RISCHI LIMITATI PER FCA

Francesca Gerosa per www.milanofinanza.it

donald trump impianto di riconversione dell'alluminio

 

Donald Trump minaccia dazi sulle auto importate dall'Europa. Dopo aver annunciato i dazi sull'acciaio importato e sull'alluminio, il presidente degli Stati Uniti ha minacciato le case automobilistiche europee con una tassa sulle importazioni se l'Unione europea si vendicherà contro il suo piano di introdurre tariffe doganali su alluminio e acciaio.

 

Procedendo con ordine, per quanto riguarda i dazi su acciaio e alluminio, Fca  usava in media circa 805 Kg di acciaio e 136 Kg di leghe leggere per veicolo. Supponendo che per i veicoli costruiti negli Stati Uniti usi il 50% di acciaio/alluminio in più della media, visto che sono più grandi, e che Fca  produca 1,8 milioni circa di veicoli negli Stati Uniti, gli analisti di Banca Akros (rating buy e target price a 25 euro confermati sul titolo Fca , -0,48% a 16,032 euro al momento in borsa) stimano che i nuovi costi per i dazi, se non vengono trasferiti ai clienti, possano pesare per 350 milioni di euro per quanto riguarda l'acciaio e per 90 milioni di euro per l'alluminio "con un impatto, al netto delle imposte, di 330 milioni di euro sulla nostra stima di utile netto 2018, pari al 6,6%".

 

 

alluminio americano

Invece, per quanto riguarda i dazi sulle auto prodotte in Europa ed esportate negli Stati Uniti, "sottolineiamo che le attuali regole commerciali prevedono un 2,5%, mentre le auto importate in Europa dagli Stati Uniti sono soggette a un dazio del 10%. Stimiamo che Fca  abbia esportato negli Stati Uniti circa 141mila veicoli prodotti in Europa nel 2017: 103 mila Jeep, 9mila Fiat , 12mila Alfa Romeo e 17mila Maserati con ricavi per 3 miliardi di euro.

 

TRUMP MARCHIONNE

Stimiamo anche che Fca abbia venduto 110mila Jeep in Europa nel 2017; in questo caso, i rischi sono limitati perché circa il 70% dei volumi sono stati generati dal Renegade costruito in Italia, inoltre il nuovo Compass è importato dal Messico", precisano gli analisti di Banca Akros per i quali le notizie sui dazi di acciaio e alluminio sono negative e scontate; mentre l'eventuale introduzione di dazi sulle importazioni di automobili europee, negativa, sembra essere più diretta alle case automobilistiche tedesche che a Fca  che ha prodotto circa 2 milioni di veicoli negli Stati Uniti nel 2017.

 

MARY BARRA DONALD TRUMP SERGIO MARCHIONNE

Invece Porsche ha venduto 68mila auto nell'area Nafta nel 2017 (circa il 27% del totale), Mercedes 400.000 auto (circa il 17% del totale), Bmw  450mila auto (circa il 18% del totale) e Audi 248mila auto (il 13% del totale). "Prevediamo che l'italiana Brembo  abbia registrato il 25% dei suoi ricavi nell'area Nafta nel 2017, mentre l'Europa dovrebbe avere un peso del 55%. Tutti i produttori automobilistici premium tedeschi acquistano i sistemi frenanti di Brembo  per i loro modelli top di gamma. Il 100% delle vetture Porsche monta sistemi Brembo . Quindi, l'eventualità di una guerra commerciale avrebbe sicuramente un impatto negativo su Brembo ", avvertono gli analisti di Banca Akros che sull'azione Brembo  (-0,81% a 11,04 euro) mantengono un rating neutral e un target price a 15 euro.

 

Quanto alla Ferrari  costruisce tutte le sue auto a Maranello in Italia. Nel 2017 ha venduto 2.768 auto nell'area Nafta (+3% anno su anno), pari al 33% del totale. Gli esperti di Banca Akros, che sul titolo Ferrari  hanno un rating neutral e un target price a 110 euro (-0,16% a 96,82 euro), hanno stimato che 1/3 dei ricavi e dei margini della casa di Maranello provengano dall'area Nafta. "Non crediamo che l'introduzione di dazi più pesanti per l'importazione negli Stati Uniti possano incidere troppo sul giro d'affari di Ferrari . La notizia è potenzialmente negativa e non scontata".

 

donald trump stringe la mano a mary barra

Su un altro fronte, secondo fonti di stampa del fine settimane, le autorità statunitensi potrebbero imporre a Fca  una multa legata a 104 mila veicoli diesel non prima di giugno, mentre per Magneti Marelli anche Samsung potrebbe rientrare in partita insieme a Bain/Tenneco e forse a Brembo . In realtà in un'intervista su MF il presidente di quest'ultima, Bombassei, ha dichiarato che Brembo  non è interessata alla divisione lighting di Magneti Marelli, ma non ha specificato se possa essere interessata ad altre divisioni. Per quanto a sua conoscenza non esiste un piano che possa coinvolgere la Cassa depositi e prestiti per rilevare Magneti Marelli. Secondo lui lo scenario più probabile resta lo scorporo e la conseguente quotazione, lo scenario base degli analisti di Equita  che sul titolo Brembo  hanno un rating buy e un target price a 15 euro.

 

Tra l'altro oggi Brembo  pubblica i conti 2017. Il consenso Bloomberg si attende ricavi a 2,447 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2,279 miliardi di euro del 2016, un ebitda anch'esso in miglioramento a 479 milioni (444 milioni nel 2016), un ebit a 345 milioni (328 milioni nel 2016) e un utile netto a 253 milioni, in rialzo dai 241 milioni del precedente esercizio. Infine, il debito netto è visto salire a 210,2 milioni dai 196 milioni del 2016.

 

nuova classe a mercedes

"Nonostante uno sfavorevole impatto dei cambi e un certo impatto dovuto al calo della produzione di auto negli Stati Uniti nel quarto trimestre, ci aspettiamo ancora una volta una serie di risultati di alta qualità da Brembo . Le nostre stime per il 2017 indicano un aumento del fatturato del 7,7% a 2,45 miliardi di euro contro il +7-9% previsto dal management che implica una crescita dei ricavi nel solo quarto trimestre 2017 del 7% su base annua", sottolineano gli analisti di banca imi (rating hold e target price a 14,6 euro).

 

"La nostra stima di ebitda margin si attesta al 19,6% rispetto all'obiettivo del 19,5% dell'azienda. Nonostante il maggior capex nel 2017, il debito netto del gruppo è visto solo in leggero aumento", aggiungono gli analisti di Banca Imi che durante la conference call di commento ai conti si aspettano che il management fornisca alcuni numeri sulla guidance 2018. "Anche tenendo conto dell'impatto del forex, crediamo che l'azienda manterrà il consueto approccio molto prudente che prevede una crescita "mid single-digit" per il 2018. Credere che gli investitori si concentreranno sulle indicazioni relative agli ulteriori ricavi per il periodo 2018-2019 relativi agli ultimi investimenti in Messico, Cina e Polonia".

 

 

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?