minniti renzi zingaretti

GUERRE DEMOCRATICHE: ECCO IL PIANO PER FARE FUORI RENZI DAL PD CON L'ASSE MARTINA-ZINGARETTI – IL REGGENTE PD PRONTO A CORRERE ALLE PRIMARIE: SE NESSUN CANDIDATO ARRIVA AL 50% DECIDE L' ASSEMBLEA NAZIONALE E OGNI GIOCO DI CORRENTE DIVENTEREBBE POSSIBILE- ALLE EUROPEE SPARIRÀ IL SIMBOLO DEM E CI SARÀ UNA LISTA "PIÙ LARGA"

Laura Cesaretti per il Giornale

 

renzi alla manifestazione pd piazza del popolo

 L' operazione è partita in sordina ma è ormai in pieno corso. Obiettivo: espellere definitivamente il renzismo dal Pd.

 

Dal Forum programmatico del weekend, a Milano, è partita una raffica di critiche e prese di distanza dall' ex premier e dalle scelte del suo governo, spesso per bocca di suoi ex sostenitori o membri del suo esecutivo. Tanto che Maria Elena Boschi e Teresa Bellanova se ne sono andate prima della chiusura, e che anche il moderatissimo Lorenzo Guerini parla di «meschinità» contro Renzi.

 

NICOLA ZINGARETTI RENZI

Il senatore renziano Salvatore Margiotta sbotta su Twitter: «Io e altri colleghi, nella scorsa legislatura, abbiamo sostenuto governi che hanno fatto ottime cose. Ma ora ministri di quei governi, da noi sostenuti, ci dicono che abbiamo sbagliato. Noi, eh, mica loro. A sostenere loro abbiamo sbagliato, certamente». Gli fa eco l' ex parlamentare Stefano Esposito: «Sono davvero incazzato: io ci ho messo la faccia, e loro ora fanno finta di non esserci stati. Ma vadano a quel paese». Sotto accusa ci sono Dario Franceschini, Federica Mogherini (che proprio Renzi volle nel ruolo di Ms Pesc a Bruxelles), lo stesso Maurizio Martina, attuale segretario. Il quale, domenica, ha accelerato il percorso verso il congresso, che i renziani vorrebbero rallentare: ma quando il capogruppo al Senato Andrea Marcucci ha invitato dal palco a riflettere se non fosse meglio posticiparlo, è stato vivacemente contestato dalla platea.

 

RENZI PD

Martina ha lasciato intendere che potrebbe anche lui scendere in campo come candidato leader per le primarie, che dovrebbero tenersi a febbraio.

Una candidatura che potrebbe cambiare i giochi: finora si prefigurava una sorta di testa a testa tra Nicola Zingaretti e Marco Minniti, sponsorizzato silenziosamente da Renzi, che ancora non ha ufficialmente sciolto la riserva ma che è già al lavoro per preparare il terreno.

 

Con il terzo incomodo Martina di mezzo (sostenuto anche da pezzi di maggioranza renziana come gli orfiniani, e benedetto a Milano dal sindaco Sala, della cui candidatura fu artefice) e gli altri candidati minori in pista - da Matteo Richetti a Francesco Boccia in quota Emiliano - i conti potrebbero sballare. Con il rischio che nessuno, alle primarie, riesca a coagulare su di sé una maggioranza del 50 per cento, tanto più se la partecipazione, come probabile, non fosse altissima.

 

matteo renzi assemblea pd

A quel punto, ad eleggere il candidato sarebbe l' Assemblea nazionale, con un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due più votati. E ogni gioco di corrente diventerebbe possibile. C' è chi assicura che anche di questa eventualità abbiano discusso Zingaretti e Minniti, qualche giorno fa, in un pranzo tete-a-tete a Roma. E che abbiano siglato un patto: vinca il migliore, e comunque l' altro, un attimo dopo, gli darà il proprio appoggio in nome dell'«unità» del partito, anche in caso di voto dell' assemblea. E anche sulle prossime Europee ci sarebbe sintonia: «Vedrete, a maggio non ci sarà una lista del Pd, ma una cosa più larga», spiegano i bene informati. Un listone di centrosinistra che raccoglierà varie sigle e istanze, dagli ex Leu alla lista Bonino.

E che servirà, soprattutto, a «non farci contare».

minnitiminniti renzi

 

dario franceschini minniti gentiloni

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