silvio berlusconi matteo renzi

I GIOCHI ESTIVI DI SILVIO – TRAMA CON FRANCESCHINI CONTRO RENZI, CON MARONI CONTRO SALVINI, CON CALENDA CONTRO ALFANO. APPLICA SENZA SCRUPOLI IL CINISMO DELLA POLITICA. SA CHE SENZA DI LUI NON CI POTRA’ ESSERE NESSUN GOVERNO – QUEL GEROVITAL PER IL CAV CHIAMATO “IUS SOLI”

 

Ugo Magri per la Stampa

 

RENZI BERLUSCONIRENZI BERLUSCONI

Tra Rignano e Arcore dev' esserci un viavai di informatori. Altrimenti non si spiega perché ieri, quasi in tempo reale, Berlusconi fosse già al corrente di una forte irritazione renziana per i proclami di domenica («non faremo mai nessun governo con il Pd») e, soprattutto, per la voce sparsa da un personaggio addentro agli intrighi come Luigi Bisignani. Il quale va sostenendo che Silvio finge di accordarsi con Matteo sulla legge elettorale, però in realtà traffica senza scrupoli con gli avversari interni del segretario, incominciando da Dario Franceschini.

 

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Nell' ottica di Renzi, siamo al solito doppiogioco nel quale l' altro ricade puntualmente. Del resto, il patto del Nazareno sia era o non si era rotto perché Berlusconi trescava con Massimo D' Alema, e aveva la faccia tosta di venirglielo a raccontare? Stesso fastidio si coglie dalle parti di Via Bellerio a Milano, dove ha sede l' altro Matteo, cioè Salvini. Anche qui le spie sono entrate in azione; e al leader della Lega hanno riferito che Maroni, per gli amici Bobo, è andato a cena dal Cav.

 

BERLUSCONI MARONI BERLUSCONI MARONI

Cosa avessero da dirsi il governatore della Lombardia e l' ex premier, nessuno può saperlo tranne forse Mariastella Gelmini, la quale è stata in parte presente. Ma un tam-tam leghista adombra il sospetto di una manovra per tagliare la strada a Salvini. In che modo? Lanciandogli tra le gambe Maroni quale possibile candidato premier del centrodestra unito.

BERLUSCONI  SALVINIBERLUSCONI SALVINI

 

Silvio ci aveva già provato con un altro governatore padano, Luca Zaia, il quale però aveva subito pregato di lasciarlo in pace. L' identikit politico di Maroni è, se possibile, più autorevole del collega veneto perché l' uomo è stato ministro dell' Interno, del Lavoro e perfino vice-premier. Agli elettori leghisti andrebbe benone, a quelli berlusconiani idem, dunque Salvini faticherebbe parecchio a dirgli di no.

zaia salvini maronizaia salvini maroni

 

A conferma di ciò che bolle in pentola c' è un indizio: Maroni sembrava intenzionato ad anticipare le elezioni regionali lombarde, tenendole in autunno per sfruttare il vento favorevole al centrodestra. Dopo il colloquio ad Arcore, invece, non ne ha riparlato: un segnale che sta guardando ben più in alto del Pirellone.

 

maria stella gelmini  maria stella gelmini

BUSINESS CON TUTTI

Che siano veri i sospetti di Renzi, o fondate le voci all' orecchio di Salvini, una cosa è certa: Berlusconi ha ripreso a tessere la sua rete. Fa business con chiunque, purché i convenga. Non ci sta Renzi? Avanti Franceschini. Salvini fa il prezioso? Peggio per lui: l' alternativa è Maroni. Ciò che rende Berlusconi così cinico è la centralità politica ritrovata. Quasi per buona sorte; senza aver fatto nulla di speciale; semplicemente sfruttando gli scivoloni altrui. Lo Ius soli è l' esempio più clamoroso.

 

carlo calendacarlo calenda

Se il governo ha ingranato la retromarcia, per l' evidente sollievo del Colle che temeva l' incidente parlamentare, lo si deve alla ferocia con cui il centrodestra ha cavalcato il dramma dei migranti per combattere una riforma proposta nel momento meno favorevole. Più Renzi insisteva per approvare subito lo «Ius soli» e più Silvio si interrogava quasi incredulo sull' ostinazione del «giovanotto», considerandola una prova non di coerenza ma di distacco dal mondo reale. Laddove l' ex Cavaliere, secondo la fedelissima Anna Maria Bernini, «è in questo momento il leader più calato nella società e nei suoi umori profondi».

berlusconi tajaniberlusconi tajani

 

Al tempo stesso tempo Berlusconi si è proposto quale baluardo contro populisti, con un profilo all' apparenza moderato che per Mara Carfagna impedisce di confonderlo con Salvini. Grazie ai buoni uffici di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue, ha riguadagnato parecchio credito nelle cancellerie. Ha lanciato ponti verso Mario Draghi e Sergio Marchionne, mostrando che lui guarda ben oltre il suo partito, considerato una palla al piede per via di certe facce.

 

Ha colloquiato con Carlo Calenda, nonostante le smentite ufficiali. E ricomincia a esercitare un' attrazione nei confronti di chi se ne era andato. Ad Arcore si dà per certo che il ministro degli Affari regionali, l' alfaniano Enrico Costa, si dimetterà dal governo e tornerà all' ovile berlusconiano. Sarà questione di giorni.

 

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