luigi di maio di battista 2019europee

IL SUICIDIO DELLE 5 PIPPE - PUR DI NON ANDARE AL VOTO CHE LI DIMEZZEREBBE E PUR DI FAR INGOIARE IL ROSPO CONTE A ZINGA, I GRILLINI CALANO LE BRACHE E SI METTONO A 90 GRADI: FUORI DI MAIO STESSO DAL GOVERNO E POI MINISTERI DI FASCIA A, QUELLI DI SPESA PIÙ SIGNIFICATIVI, PER IL PD. INTERNI (MINNITI), ESTERI (A GENTILONI), ECONOMIA (ROBERTO GUALTIERI), SVILUPPO ECONOMICO (PAOLA DE MICHELI), INFRASTRUTTURE (DELRIO), GIUSTIZIA (ORLANDO) – MA ANCHE ZINGA SI GIOCA L’OSSO DEL COLLO…

Carlo Bertini per La Stampa

 

fico grillo di maio

Il travaglio del segretario è lacerante, di quelli che lasciano il segno per una vita. E tra oggi e domani potrebbe produrre - obbligo di condizionale - un placet del Pd ad un governo «Conte due». Ma solo a stringenti condizioni, che Zingaretti però aspetta di sentir pronunciare dalla bocca di Luigi Di Maio. La prima: dentro Conte e fuori Di Maio stesso dal governo, come promesso dagli emissari grillini. E poi ministeri di fascia A, quelli di spesa più significativi, per il Pd. Interni (dove andrebbe Minniti), Esteri (a Gentiloni, se dicesse sì), Economia (Roberto Gualtieri), Sviluppo Economico (Paola De Micheli), Infrastrutture (Delrio), Giustizia (Orlando).

 

Grillo Di Maio Di Battista

«Domani può maturare un ok, anche se Nicola ha chiesto discontinuità sui nomi», ammette uno di quelli di stanza al Nazareno in questo giorno di passione. In cui il leader nutre ancora sospetti che Di Maio - ieri era al mare dicono i Dem - senta oggi Salvini per tenere aperto il secondo forno. Di buon mattino verifica che il rilancio su Fico premier, che imbarazza i Cinque stelle, non è andato a buca. Di Maio torna a farsi sentire. Ripartendo dalla stessa casella di Conte. E Zingaretti ripete il suo no che rilancia a sera dal Nazareno.

 

NICOLA ZINGARETTI ARRIVA A PALAZZO CHIGI PER L'INCONTRO CON LUIGI DI MAIO

Ma le parole in conferenza stampa del leader Pd suonano come un prendere tempo per una curva larga da compiere, chiedendo che il confronto sia anche sui contenuti. E per arrivare magari al fatidico sì dopo aver avuto rassicurazioni inoppugnabili. «L’Italia non capirebbe un rimpastone del governo caduto. Continuo a pensare che in un governo di svolta la discontinuità vada garantita anche da un cambio di persone». Ma è l’appello ad aprire un tavolo comune sui contenuti, con i Cinque stelle e la sinistra, che suona come una richiesta di prendere fiato in attesa di ingurgitare l’amaro calice.

giuseppe conte nicola zingaretti 1

 

E dunque se su Conte «ci sono opinioni differenti sono convinto che si troverà una soluzione, in un confronto reciproco per capire come garantire questi elementi. Ma prima apriamo il cantiere delle idee e dei contenuti». Con una chiosa che altro non è se non un richiamo alla correttezza indirizzato a Renzi, che preme per il Conte bis.

 

zingaretti renzi

Summit dei big

A sera, dopo la conferenza stampa, nello studio di Zingaretti si ritrova dunque tutto lo stato maggiore Dem, da Gentiloni a Zanda, da Orlando a Franceschini, alla De Micheli. Tema, il no a Conte va trasformato in sì a precise condizioni, oppure si deve respingere il diktat e andare a vedere se quello dei 5 stelle è un bluff, rischiando davvero di precipitare il Paese alle urne?

 

FOTOMONTAGGIO – LUIGI DI MAIO NICOLA ZINGARETTI

Il pressing dentro e fuori il Pd per dire sì a un «Conte due» è fortissimo. La trattativa con i Cinque stelle è avviata e Zingaretti vuole prima vedere se davvero ci sono sul piatto i ministeri di peso e quali. Dalle parti di Renzi scommettono che entro stamani arriverà un ok per sbloccare la situazione e dare il là al Colle.

 

Leadership a rischio

Armata PD - Renzi Zingaretti

Il segretario Pd si gioca l’osso del collo e in uno dei suoi conversari non nega di temere i rischi che questa operazione può avere per la tenuta della sua leadership. Orlando è uno di quelli che infatti lo spinge a entrare nel governo da vicepremier per rafforzarsi, ma Zingaretti rifiuta, perché poi si voterebbe nel Lazio. Il dilemma sul sì o no a Conte è duro da sciogliere.

 

Con il voto anticipato certo rinnoverebbe i gruppi parlamentari, si potrebbe prendere in mano il partito; con un bis di Conte non darebbe ministeri ai renziani se non a Delrio, per affidare a un suo fedelissimo poi la carica di capogruppo alla Camera. Avrebbe così il controllo sui giochi a Montecitorio. Fino a domani, quando darà la linea in Direzione, rilancia l’appello di Franceschini che in un tweet ricorda come il silenzio stampa ai mondiali nel 1982 portò bene alla Nazionale.

 

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