I GRILLINI IN PARLAMENTO SI SPACCANO SUI SOLDI

Andrea Malaguti per "La Stampa"

Alla fine arrivano i soldi. Prima busta paga per i cittadini-deputati Cinque Stelle. È la retribuzione di un mese e mezzo di lavoro. Aprile e metà marzo. Due fogli intestati «Camera dei Deputati, servizio per le competenze parlamentari». Diaria, rimborsi forfetari, indennità, assistenza sanitaria, previdenza, tutto. Cifra complessiva: diciottomila euro. Un tesoretto. Gli altri (i colleghi di Montecitorio), con distinguo ed eccezioni, lo terranno sostanzialmente per intero. Loro no. Ne restituiscono una parte. Quale? Quanta? Dibattito in corso da settimane.

Ma alcuni punti fermi ci sono. E sono espressi dal codice di comportamento interno, che alla voce «trattamento economico» dice: «l'indennità percepita dovrà essere di cinquemila euro lordi mensile, il residuo dovrà essere restituito allo Stato assieme all'assegno di solidarietà(detto anche di fine mandato)». Cinquemila euro lordi. Stipendio dimezzato.

A spanne , la cifra complessiva che il Movimento restituirà alle casse repubblicane sarà di 350 mila euro al mese. Oltre quattro milioni l'anno. «A cui vanno aggiunti i 42 milioni di rimborsi elettorali e i trentamila euro a testa del trattamento di fine rapporto ai quali rinunceremo», spiega il deputato Roberto Fico. Obiettivamente un sacco di soldi. Impossibile negare la forza, non solo simbolica, della scelta. In tasca a ciascuno resterà una somma compresa tra i 2.500 euro e i 2.900 euro netti. Fine del dibattito? Magari. Che cosa si fa dei rimborsi (oltre ottomila euro mensili)?

Il codice di comportamento interno spiega: «I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso, tra cui diaria a titolo di rimborso per le spese a Roma, rimborso delle spese per l'esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporti e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e sistema pensionistico con sistema di calcolo retributivo».

Morale: si tiene tutto? Confronto aperto e tumultuoso. Due correnti di pensiero, che partono da un assunto condiviso: ogni singola spesa deve essere giustificata e resa pubblica. Quanto si paga per i collaboratori, per l'affitto della casa, per i pranzi, per i taxi. Prima corrente di pensiero: i soldi che non saranno utilizzati saranno fatti confluire nello stesso fondo - da destinare ad esempio al micro-credito per le imprese - predisposto per raccogliere la parte eccedente dello stipendio. Seconda corrente di pensiero: giustifichiamo ogni singola spesa, ma quello che rimane ce lo teniamo e basta. Lo scontro sul tema è furibondo. Impossibile prevederne l'esito.

Esiste anche un altro problema non secondario. Ogni parlamentare rinuncerà a metà stipendio, ma il fisco pretenderà le tasse per l'intero ammontare segnato in busta paga facendo sballare le aliquote. Come si evita l'esborso non dovuto? Una risposta non c'è.

Quello che è certo, invece, è un documento con tanto di ceralacca rossa, depositato ieri con le firme del Vice Presidente della Camera, Luigi Di Maio, e dei due Segretari di Presidenza, Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino, e rivolto alla Presidente Laura Boldrini.

Dice: «Illustrissimo Presidente, nell'ottica intrapresa dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle di volere rinunciare ad una parte spettante degli emolumenti, incluse le indennità di funzione dei membri dell'Ufficio di Presidenza SI RICHIEDE al fine di poter depositare tali somme eccedenti su un fondo controllato da ente terzo, in maniera trasparente, con fini da determinare di comune accordo DI APRIRE nel Bilancio della Camera un nuovo capitolo di entrata con denominazione apposita, in cui far confluire, su base volontaria, la quota che ogni Deputato, appartenente a qualsiasi gruppo, riterrà più opportuno destinare».

Si aspettano risposte. Dalla Boldrini. E dai colleghi degli altri gruppi parlamentari. C'è qualcuno disposto a rinunciare a un po' del tesoretto? Un test più che una provocazione. Secondo lei quanti seguiranno il vostro esempio? Luigi Di Maio non risponde, ma attraversando il transatlantico dà l'impressione di sentirsi addosso una sensazione tiepida e perfetta.

 

 

grillini QUANTO PRENDONO I GRILLINI IN PARLAMENTO BALLARO Roberto Fico alla Camera durante la seduta di insediamento del parlamento della XVII legislatura jpegGRILLINI GIANROBERTO CASALEGGIO E BEPPE GRILLO FOTO LAPRESSE

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)