matteo salvini giorgia meloni

SCOSTAMENTO DI BILANCIO, NADEF, MES: PER MELONI INIZIA LA CORSA A OSTACOLI (E OCCHIO A SALVINI) – SERVE LA MAGGIORANZA QUALIFICATA PER APPROVARE LO SCOSTAMENTO. E L'ULTIMA VOLTA, LO SCORSO APRILE, IL GOVERNO FECE UN PASTROCCHIO – LA SORA GIORGIA VORREBBE MANDARE UN “SEGNALE DI PACE” A BRUXELLES CON LA RATIFICA DEL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ. MA IL VICESEGRETARIO DELLA LEGA, ANDREA CRIPPA, AVVERTE: “NOI NON ABBIAMO CAMBIATO IDEA SUL FONDO SALVA STATI. E GIORGIA?”

Estratto dell‘articolo di Valerio Valentini per “il Foglio”

 

PACCO A SORPRESA - VIGNETTA BY MACONDO

Alle tre del pomeriggio, un manipolo di deputati meloniani mette in fila le insidie che si profilano all'orizzonte. Sono stati istruiti, al riguardo, dai vertici del partito, in riunioni svolte nei giorni scorsi. L'ultima, la sera prima, in Via della Scrofa. C'è il Piano Mattei, anzitutto, da definire.

 

Quindi l'incognita della Via della Seta che verrà sciolta. “Basterà una movimento, a metà novembre, nulla di più”. Il tutto nel mezzo di una sessione di bilancio che si rivelerà assai complicata, se è vero che già martedì l'Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) avanzerà critiche alla Nadef. “E poi c'è sempre il Mes”. E qui, il ghigno dei patrioti, davanti al caffè, si fa tirato. “Con la Lega è un bel casinò”.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti

Giulio Tremonti, e non da oggi, suggerisce ai suoi che la soluzione starebbe nello sminuire: “Ma sì, ratifichiamolo questo Mes, cosa volete che sia?”. Più che pericoloso, insomma, per il presidente di quella commissione Esteri che già in estate, sul Fondo salva stati, ha visto la maggioranza optare per la diserzione per evitare spaccature, il Mes è “sostanzialmente inutile”. Lo va ripetendo da gennaio, in verità, l'ex ministro dell'Economia.

 

E certo nove mesi fa sarebbe stato tutto più facile, con Matteo Salvini che ancora non era ossessionato dalle europee. “E invece ora non vede l'ora di metterci in difficoltà”, sbuffano in FdI.

 

Andrea Crippa, che della guerriglia leghista è generale supremo, solca il Transatlantico con passo di carica: “Non è che noi vogliamo mettere in difficoltà il governo. E' che sul Mes continuiamo a pensare quel che abbiamo sempre pensato, e cioè che non va ratificato. Che è, mi pare, quel che anche Meloni ha detto per anni. Se poi il presidente del Consiglio, sulla base di notizie che noi non abbiamo, ritiene che sia nell'interesse della nazione cambiare linea e rimangiarsi le promesse, ce lo dica e noi ne prenderemo atto e valuteremo il da farsi”.

 

IL RIGORE - VIGNETTA BY GIANNELLI

[…]  Perché se la dissidenza leghista si esprimerà con un abbandono dell'Aula al momento della ratifica, che verosimilmente dovrà avvenire entro la prima decade di dicembre, magari il tutto si risolverà con una figuraccia, e nulla più. Se invece Salvini dovesse ordinare ai suoi una mossa più clamorosa, magari un'astensione o un voto contrario, allora starà al Pd decidere se offrire, in nome della responsabilità europea, un soccorso a Meloni, oppure lavarsene le mani, come farà il M5s, ed evidenziare le spaccature del governo.

 

Elly Schlein è tentata dalla seconda ipotesi. Ma nel partito non mancano le voci di chi invece dice che no, tirarsi indietro su un tema del genere non si può.

 

Si dovrà, invece, sullo sconto di Bilancio. Perché lì la linea oltranzista del Pd, che verrà ratificata dalla direzione di oggi, è stata in realtà già indicata lunedì scorso, nel corso di un seminario organizzato dal responsabile Economia di Schlein, Antonio Misiani, e che ha visto come oratore principale Vincenzo Visco. “Perché votare uno sconto di bilancio quando il governo rivendica che la crescita italiana è la migliore d'Europa?”, ha suggerito l'ex ministro del Tesoro. “E senza neppure avere uno straccio di garanzia sui fondi alla sanità? Dobbiamo offrire i voti del centrosinistra per il Ponte sullo Stretto e la Flat tax? Se la votino da soli”.

 

giorgia meloni matteo salvini in versione barbie

La suggestione è piaciuta. Anche perché l'ultima volta che la maggioranza si misurò col voto sullo scostamento, che necessita di una maggioranza qualificata e dunque non ammette defezioni, alla Camera andò sotto. Era fine aprile, e ne venne fuori un pastrocchio racconto che perfino meloni, in quelle ore impegnate nella missione a Londra, dovette ammettere: “Abbiamo fatto una figuraccia”.

 

[…] sostegni inattesi non pare ne arriveranno, se pure Carlo Calenda e Luigi Marattin esprimono la loro perplessità per i modi con cui il governo chiede di poter rivedere i saldi di finanza pubblica. “Chiedere lo scostamento mentre si decanta il miracolo economico? Bizzarro”, spiega Marattin.

 

E sì che il clima, intorno alla Nadef, potrebbe farsi perfino più rovente, alla vigilia del voto. Perché da lunedì inizieranno le audizioni in Parlamento. E al Mef sanno già che, se pure da Banca d’Italia potranno arrivare delle obiezioni puntuali, sarà soprattutto l’Upb a concedere una validazione della Nota di aggiornamento al Def assai critica su almeno tre punti.

 

lotta continua meme su giorgia meloni e matteo salvini by edoardo baraldi

Le stime di crescita troppo generose, anzitutto: quel +1,2 tendenziale previsto per il 2024, evidentemente beneficiando anche dell’effetto degli investimenti previsti dal Pnrr che però, ed è questa la seconda incongruenza, vengono rinviati per lo più al 2025 e al 2026. E infine ci sono le privatizzazioni: 20 miliardi in tre anni è un’impresa improba e ad alta probabilità di fallimento, e da quel fallimento passerebbe un ulteriore, pericoloso aggravio del debito pubblico.

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI TITANIC D'ITALIA - VIGNETTA BY MACONDO

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI