BOARD DI GIUGGIOLE PER IL CARROCCIO – I TRUMPIANI DELLA LEGA OSSERVANO CON SODDISFAZIONE L’INCARTAMENTO DI GIORGIA MELONI SUL CONSIGLIO DI PACE TRUMPIANO: LA DUCETTA, PRIMA ENTUSIASTA PER ESSERE STATA COINVOLTA, HA DOVUTO RIFIUTARE L’INGRESSO NELL’ORGANISMO – IL NO-EURO CLAUDIO BORGHI METTE IN DISCUSSIONE IL POSSIBILE RILIEVO COSTITUZIONALE DI UN’ADESIONE DELL’ITALIA: “MI LASCIA PERPLESSO. NELL’ONU È PREVISTO UN CONSIGLIO DI SICUREZZA IN CUI I MEMBRI PERMANENTI HANNO IL DIRITTO DI VETO MENTRE GLI ALTRI PAESI NO…”
Estratto dell’articolo di Federico Capurso e Francesco Malfetano per “la Stampa”
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH
[…] Intanto a Roma, proprio sul Consiglio di pace, si sono allungate le ombre dei consueti distinguo di maggioranza. Mentre Meloni, condividendo la linea di Antonio Tajani, metteva in stand-by l’adesione al progetto trumpiano, c’è chi si è mosso in altra direzione. Se il sempre prudente ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «l’uomo della realtà», come si autodefinisce scherzosamente, prende atto dei «problemi», nella Lega il super-trumpismo non è tramontato.
Anzi, nel partito si mettono in dubbio le obiezioni sollevate in queste ore. A partire dalla presenza nel board di Putin: «Non lo vedo come un problema», dice secco il capogruppo dei deputati leghisti, Riccardo Molinari. Se si deve garantire la pace in Medio Oriente, spiega, «sarebbe strano non coinvolgere la Russia che in quella regione ha un ruolo».
Nel Carroccio sanno, però, che il vero nodo è il possibile contrasto con la Costituzione di un’adesione dell’Italia. Di questo «dovremmo discuterne in Parlamento – sostiene Molinari -, non è una cosa che può decidere Meloni a Davos in 5 minuti».
In molti, intorno a lui, già da ora si dicono dubbiosi di fronte al rilievo costituzionale che è stato opposto: «Mi lascia perplesso - dice il senatore Claudio Borghi -. Nell’Onu, ad esempio, è previsto un Consiglio di sicurezza in cui i membri permanenti hanno il diritto di veto mentre gli altri Paesi no».
MATTEO SALVINI E CLAUDIO BORGHI
Se poi questo impedimento costituzionale «venisse meno», aggiunge il deputato e responsabile Esteri della Lega Paolo Formentini, «allora prenderei in seria considerazione la nostra adesione. Sarebbe in linea con quanto fatto finora dal governo».

