I VATI-CANI PRONTI A SBRANARE IL PAPA - I DOCUMENTI CHE ESCONO DA OLTRETEVERE DIMOSTRANO CHE È FINITA LA “SOLIDARIETÀ DI PALAZZO” - ‘’L’OSSERVATORE ROMANO’’ DENUNCIA “COMPORTAMENTI INDEGNI” NELLA CURIA - ‘’MESSORI, SCRITTORE CARO A WOJTYLA E A RATZINGER, PARLA DI “EQUIVOCI, DISTRAZIONI, GAFFES DIPLOMATICHE” - È LA PUNIZIONE DIVINA PER IL PAPA, CHE HA PROVATO A FAR LUCE SUI LATI OSCURI DELLA CHIESA (PEDOFILIA E FISCO IN PRIMIS)? - B XVI È SEMPRE PIÙ ARRABBIATO CON BERTONE...

Marco Politi per "il Fatto quotidiano"

Un pontefice circondato da lupi, che non indietreggia e non si dimetterà per paura. A breve distanza l'uno dall'altro il direttore dell'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian e il portavoce papale Lombardi tratteggiano il clima drammatico, che caratterizza l'attuale stagione del pontificato di Benedetto XVI: mentre il suo regno entra nell'ottavo anno e si commemora il trentennale dell'arrivo di Joseph Ratzinger in Vaticano.

L'Osservatore Romano in edicola questa mattina descrive un pontefice aggredito "da lupi", una Curia in cui si manifestano "comportamenti irresponsabili e indegni", una compagine ecclesiale che a fronte dei clamori mediatici deve saper "cogliere (l') occasione di una purificazione della Chiesa".

L'editoriale dai toni così drammatici e solenni del direttore dell'Osservatore Romano testimonia l'impatto della pubblicazione sul Fatto Quotidiano dell'appunto sui complotti anti-papali, girato dal cardinale Castrillon Hoyos a Benedetto XVI in persona. Appunto che si intreccia alla valanga di carte interne al Vaticano mandate all'esterno per segnalare l'insostenibilità di una situazione di non-governo (e nel caso Viganò) di mal-governo della macchina curiale.

Truculento nei toni, l'appunto aveva l'obiettivo, nel momento in cui è stato messo nero su bianco, di scoperchiare un verminaio. E così è stato. Suo malgrado la Santa Sede è costretta a confrontarsi con una situazione caotica e avvelenata in cui ogni curiale spara su tutti.

Non serve che gli ambienti ufficiali di Oltretevere si scaglino contro i giornalisti o si affannino per usare la loro influenza sui canali televisivi pubblici e privati allo scopo di soffocare la notizia. L'intervento allarmato dell'Osservatore rivela l'intenzione di riportare ordine, tranquillità e fiducia in un contesto malmostoso. E tuttavia l'irrequietezza e il malumore, che serpeggiano nei corridoi del palazzo apostolico, non sembrano affatto destinati a cessare.

In Vaticano in queste ore sono terrorizzati all'idea che possano uscire nuovi documenti compromettenti dalla Segreteria di Stato o da qualche altro dicastero. Ma usciranno. Una deriva è in atto. Molti segni indicano che si è rotta la tradizionale "solidarietà di palazzo" e che più di un monsignore si sia convinto che le battaglie interne non vadano più combattute come in passato attraverso "sussurri" di stanza in stanza, ma portate all'esterno sulla scena mediatica.

L'aspetto inedito di questa stagione è caratterizzato dal fatto che personalità cattolicissime, note per essere totalmente fedeli a papa Ratzinger, si danno il cambio in questi giorni nel lanciare allarmi e denunciare gli effetti negativi di una evidente assenza di governo. L'ex vicedirettore dell'Osservatore Romano, Gianfranco Svidercoschi, parla apertamente di una "crisi di leadership".

Certo, spiega, ci sono comportamenti individuali di monsignori infedeli, ma esiste un problema di fondo: "Ad un Papa teologo forse doveva corrispondere una maggiore attenzione da parte di una struttura fondamentale della Chiesa, qual è la Segreteria di stato, per controbilanciare l'atteggiamento di un Papa che non è così presente nella realtà ecclesiale". Vittorio Messori - lo scrittore cattolico amico di Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI - denuncia l'incepparsi con "inquietante frequenza" della macchina vaticana, in una girandola di "equivoci, distrazioni, gaffes diplomatiche". L'espansione burocratica in Vaticano e la volontà di mantenere un apparato barocco, sostiene Messori, porta inevitabilmente agli "sbandamenti ed errori che si constatano nella gestione ecclesiale".

Persino la storica Lucetta Scaraffia, editorialista dell'Osservatore Romano, sempre portata ad alzare lamenti nei confronti di giornalisti malvagi che sarebbero intenzionati a dissacrare la Sede Apostolica, è costretta ad affermare che nella Chiesa vi sono "pesanti ipoteche di un passato e di un presente troppo spesso opachi".

La linea ufficiale - per lanciare una parola d'ordine rassicurante, mentre arrivano a Roma per il concistoro cardinali da tutto il mondo,resi inquieti dal groviglio di risse interne - è che la confusione e gli attacchi odierni sono indirettamente l'effetto della giusta via imboccata da papa Ratzinger nel rinnovare la Chiesa, contrastando il fenomeno dei preti pedofili e garantendo anche una "vera trasparenza del funzionamento delle istituzioni vaticane dal punto di vista economico".

Se ne fa carico il portavoce papale Lombardi, che smentisce alla Radio Vaticana, ogni ipotesi di dimissioni di Benedetto XVI. Il Papa, in realtà, è deluso e disincantato per quanto avviene intorno a lui. Ma poiché la sua mentalità, impregnata del pessimismo di sant'Agostino, lo ha portato già in passato a condannare carrierismi e manovre curiali, in fondo neanche si meraviglia troppo. Cresce invece la sua irritazione nei confronti dell'incapacità del cardinale Bertone di tenere sotto controllo la Curia. È un dato nuovo. Che apre nuovi scenari. Scricchiola la poltrona del Segretario di Stato.

 

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