fabio rampelli giorgia meloni

“IL NAZISMO E IL FASCISMO CI FANNO VERGOGNARE” – ALLA VIGILIA DELLA GIORNATA DELLA MEMORIA IL “FRATELLO D’ITALIA” FABIO RAMPELLI RIESCE A CONDANNARE IL VENTENNIO FACENDO DA CONTROCANTO A GIORGIA MELONI (DA SEMPRE VAGA SUL TEMA) – “IL GABBIANO”, CONSIDERATO L’OPPOSITORE DELLA DUCETTA DENTRO FRATELLI D’ITALIA, POI, MISCHIA UN PO’ LE CARTE METTENDO IN MEZZO “TUTTI I REGIMI TOTALITARI” – QUANDO LA RUSSA NON HA RISPOSTO ALLA DOMANDA SE "SI SENTE ANTIFASCISTA?"  

 

Estratto dell’articolo di Alfonso Raimo per www.huffpost.it

 

fabio rampelli

Se Giorgia Meloni e Ignazio La Russa mostrano ancora qualche reticenza nel giudizio sul Ventennio, non così il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli che a Montecitorio, alla vigilia del Giorno della Memoria, dà un giudizio senza possibilità di fraintendimento sui regimi totalitari, a cominciare dal nazismo e dal fascismo. Ben oltre la condanna espressa dalla presidente del Consiglio.

 

[…] Rampelli ricorda “la condizione del popolo ebraico offeso, vilipeso e annientato dalle ideologie totalitarie del ‘900, nazismo e fascismo in testa che – dice- con la cruda freddezza metallica della legge, hanno sistematizzato giuridicamente l’annientamento del popolo ebraico per poi eseguirlo”.

 

giorgia meloni e ignazio la russa

E aggiunge che “come genere umano non finiremo mai di provare vergogna per l’abiezione nella quale tutti i regimi totalitari trascinano l’umanità. Una tragedia che rischia di ripetersi oggi sotto diverse forme con la rinascita di movimenti antisemiti la cui recrudescenza è di strettissima attualità”.

 

A parte l’accostamento tra tutti i totalitarismi, tesi fortunata ma presa in prestito dal pensiero liberale, è probabilmente la prima volta che un esponente della destra-destra usa la parola “vergogna” per riferirsi al fascismo.

 

FABIO RAMPELLI A TAGADA - 4

Non è poco, in un partito in cui sopravvivono sacche di nostalgici. Tanto più se a farlo è uno che è tra i cofondatori di Fdi, è stato mentore della presidente del consiglio negli anni di Colle Oppio, è considerato il capo della corrente dei Gabbiani, riferimento organizzativo della destra sociale romana.

 

Rampelli ci arriva prima di Meloni, ingessata forse dallo schema del duello con gli avversari interni ed esterni alla coalizione ed evidentemente non ancora pronta alla ‘sua’ Fiuggi. Volendo coglierne il dato di novità, è utile ripercorrere gli strappi lessicali, le dichiarazioni rese in occasione di questo o quell’evento, che pure tracciano una marcia di allontanamento dal regime, latamente inteso.

 

GIORGIA MELONI ALLE PRESE CON I CASI LA RUSSA E SANTANCHE - VIGNETTA BY MANNELLI

Il punto di riferimento per tutti è la frase pronunciata da Gianfranco Fini al Memoriale dell’Olocausto, a Gerusalemme, nel novembre del 2003, sul fascismo ‘male assoluto’. A onor del vero Rampelli ha sempre rivendicato una posizione autonoma nella critica al fascismo, e antecedente anche alla svolta di Fiuggi.

 

Non così Meloni, pur venendo dalla stessa tradizione culturale. La premier nel giudizio sul fascismo si è fermata alla condanna del regime e delle leggi razziali e non è andata oltre la posizione sui nostalgici “utili idioti della sinistra”, “coperta di Linus della sinistra”, dicendo che “sono incompatibili” con Fratelli d’Italia, dove “non ci sono nostalgie fasciste, razziste, antisemite. Non c’è posto per nulla di tutto questo. Nel nostro dna c’è il rifiuto per ogni regime, passato, presente e futuro. E non c’è niente nella mia vita, come nella storia della destra che rappresento, di cui mi debba vergognare o per cui debba chiedere scusa”.

 

fabio rampelli foto di bacco (2)

Ma un conto è dire che non c’è nulla di cui vergognarsi nella propria storia politica, altro conto è dire che del fascismo bisogna vergognarsi. Ben più deciso è stato Rampelli. In occasione del 25 aprile scorso, ha rivendicato che per la destra della sua generazione “l’antifascismo è sempre stato, ben prima che lo dicesse Fini, uno strumento fondamentale per conquistare libertà e democrazia: è un perimetro comune.  Prima di Fiuggi c’è stata una generazione che ha costruito il superamento del nostalgismo e del neofascismo e per questo è stata persino discriminata all’interno del suo stesso partito". Di recente, in occasione delle polemiche legate alla manifestazione per Acca Larentia, Rampelli ha condannato l’uso del saluto romano (‘noi lo vietavamo’) e oggi confessa la vergogna per quel passato che pure non gli appartiene ma che ancora affascina molti a destra.

 

fabio rampelli giorgia meloni ignazio la russa

Il presidente del Senato Ignazio La Russa, invece, ha usato la parola ‘vergogna’ solo per riferirsi al fascismo delle leggi razziali, convinto che non tutto il Ventennio sia da respingere. Ma quando – in occasione della visita al muro del Pianto - gli è stato chiesto se condivideva il giudizio di Fini, sul fascismo ‘male assoluto’, ha accampato pretesti (‘non siamo in Italia che uno mi insegue col microfono’). […]

 

Nella destra con la sindrome di Fonzie, e non riesce a scavare un fossato incolmabile rispetto al Ventennio, la parole di Rampelli sono un’eccezione. “Il fascismo ci fa vergognare”. Come gli altri regimi totalitari, è vero. Ma sempre vergogna è.

giorgia meloni e ignazio la russa dopo la parata del 2 giugno 2023 silvana sciarra lorenzo fontana ignazio la russa giorgia meloni IGNAZIO LA RUSSA GIORGIA MELONI - BY EDOARDO BARALDI gianfranco finiignazio la russa giorgia meloni beppe sala ignazio la russa giorgia meloni. ignazio la russa giorgia meloni 3IGNAZIO LA RUSSA GIORGIA MELONI gianfranco fini a mezzora in piu 18giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella parata 2 giugno

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