IN QUESTI FOLLI TEMPI TRUMPIANI, MEGLIO AVERE UN OMBRELLO NUCLEARE EUROPEO – SI INTENSIFICANO I COLLOQUI TRA PARIGI, BERLINO E I PAESI NORDICI PER UN PROGETTO DI “ATOMICA COMUNE”, AGGIUNTIVA ALLA DETERRENZA NUCLEARE GARANTITA DALLA NATO – MACRON HA IPOTIZZATO CHE LA FRANCIA POSSA DISPIEGARE AEREI IN GRADO DI TRASPORTARE ARMI NUCLEARI NELLE BASI ALLEATE DI GERMANIA, POLONIA, SVEZIA, DANIMARCA E BALTICI – IL DIALOGO CON IL REGNO UNITO
Estratto dell’articolo di Anais Ginori per “la Repubblica”
EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha reso pubblico ciò che da mesi circolava nelle cancellerie e nei circuiti della sicurezza europea. Berlino ha avviato da oltre un anno colloqui riservati con Parigi su un possibile "ombrello" nucleare condiviso, da intendersi come protezione aggiuntiva e non come alternativa alla Nato. La Germania non è l'unica.
Nelle discussioni confidenziali, secondo più fonti diplomatiche francesi, compaiono anche Polonia, Svezia, Danimarca e diversi Paesi baltici, attratti dall'idea di una polizza complementare in un'epoca in cui le relazioni transatlantiche appaiono sempre più volatili.
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Ora il capo dell'Eliseo prova a tradurre quella proposta in un dispositivo politico e militare concreto. Macron ha ipotizzato che la Francia possa dispiegare aerei in grado di trasportare armi nucleari nelle basi alleate. Nel quadro delle misure di rassicurazione sul fianco orientale, il leader francese non ha escluso sorvoli di Rafale in Polonia, sul modello di quanto avviene nei Paesi baltici.
L'apertura, però, è circondata da almeno tre condizioni. La Francia non pagherà per la sicurezza degli altri, e continuerà a finanziare da sola la sua deterrenza, con un costo di oltre 6 miliardi di euro all'anno.
EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE
Non ci sarà alcuna sottrazione alle esigenze nazionali e la decisione finale resterà sempre al presidente della Repubblica, cioè al capo delle forze armate. La Francia rivendica un arsenale indipendente, fuori dai meccanismi di nuclear sharing della Nato e con una dottrina che Parigi definisce sovrana.
Londra resta l'altro deterrente europeo, ma la sua architettura è legata a un rapporto strutturale con gli Stati Uniti, a cominciare dalla filiera dei missili. A Parigi si ragiona già su un possibile "direttorio" della sicurezza europea attorno a Germania, Regno Unito e Polonia, la potenza militare emergente sul fianco Est, con il rischio che l'Italia resti ai margini del nuovo baricentro strategico.
Dal punto di vista francese, l'idea non è esportare automaticamente ordigni oltre confine, quanto condividere in modo più selettivo rischi, responsabilità e pianificazione. La Francia dispone di poco meno di trecento testate nucleari, mentre la Russia resta su un ordine di grandezza molto superiore, oltre le cinquemila testate complessive secondo stime occidentali.
Un divario che spiega perché molte capitali non parlino di sostituzione dell'ombrello americano, ma di integrazione e assicurazione aggiuntiva.
EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE
I tempi comunque sono lunghi. Non si tratta di spostare un dispositivo da un giorno all'altro, né di rendere immediatamente compatibili basi, procedure, catene di comando. Nel breve periodo la versione più realistica prevede rotazioni, visite, esercitazioni e soprattutto un dialogo dottrinale più stretto tra Francia e partner, con una convergenza geostrategica prima ancora che operativa.
E con un messaggio a Putin: in un caso di una crisi estrema, l'Europa non sarebbe completamente nuda se Washington decidesse di guardare altrove.
[...] L'unica ombra riguarda proprio l'Eliseo e chi lo abiterà tra poco più di un anno. I leader estremisti, da Marine Le Pen, Jean-Luc Mélenchon a Jordan Bardella hanno già detto di non voler condividere la force de frappe. Anche per questo l'elezione presidenziale della primavera 2027 potrebbe segnare i destini dell'Europa.
EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE.


