khamenei donald trump

IRAN, E ORA CHE SI FA? - ETTORE SEQUI: "COLPIRE UN REGIME NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE FARLO CADERE: SENZA FORZE TERRESTRI E SENZA CONTROLLO DELLE ISTITUZIONI STATALI, LE CAMPAGNE AEREE RARAMENTE PRODUCONO UN CAMBIO DI REGIME STABILE" - "L'OPPOSIZIONE IRANIANA NON È IN GRADO DI TRASFORMARE LA PRESSIONE ESTERNA IN PRESA DEL POTERE. È FRAMMENTATA E PRIVA DI LEADERSHIP. PER QUESTO LA QUESTIONE DECISIVA DIVENTA LA SUCCESSIONE ALLA GUIDA SUPREMA" - GIORDANO STABILE E LA NUOVA LEADERSHIP: "MOJTABA KHAMENEI È FORSE L'UOMO PIÙ IMPOPOLARE DELL'IRAN. SOLTANTO IL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA CIRO PAHLAVI, È ANCORA PIÙ MALVISTO..."

SENZA TRUPPE E CONTROLLO DELLO STATO IL CAMBIO DI REGIME RESTA INSTABILE

Estratto dell'articolo di Ettore Sequi per “la Stampa”

 

CHARLIE HEBDO E LA MORTE DI KHAMENEI

Ieri il presidente iraniano Pezeshkian ha detto tre cose. Primo: si è scusato con i Paesi del Golfo per gli attacchi missilistici di questi giorni. Secondo: ha chiarito che Teheran non intende colpire gli Stati vicini. Terzo: ha ribadito che l'Iran continuerà a colpire basi militari americane nella regione e ha respinto la richiesta di resa incondizionata avanzata da Trump.

 

Il messaggio è chiaro. Teheran tenta di tenere il Golfo fuori dalla guerra per evitare che le monarchie arabe entrino nel conflitto. Ma mantiene la pressione sull'infrastruttura militare americana che sostiene la campagna contro l'Iran. Così mira a impedire la formazione di un fronte regionale unificato contro Teheran. Il ministro degli Esteri Araghchi lo ha chiarito poche ore dopo: Pezeshkian proponeva una de-escalation regionale, ma l'Iran mantiene intatta la propria deterrenza militare contro Us e Israele.

 

mojtaba khamenei

Ma soprattutto Pezeshkian non parla come un presidente pienamente sovrano ma come membro di un consiglio ad interim che governa il Paese dopo la morte di Khamenei. La guerra coincide con una transizione del vertice del potere iraniano. La crisi non riguarda solo lo scontro con Israele e con gli Usa. Riguarda anche una questione decisiva: chi controllerà la strategia della Repubblica Islamica dell'Iran (Rii) nel nuovo assetto del potere. La divergenza tra Usa e Israele chiarisce il quadro.

 

Combattono lo stesso nemico ma non la stessa guerra: Washington cerca un successo rapido e vendibile; Israele vuole spezzare il regime che genera la minaccia. Per gli Usa il problema è l'equilibrio regionale. Per Israele è l'esistenza stessa della Rii. Per i Paesi dell'area, poi, un Iran imploso può essere quasi pericoloso come un Iran aggressivo.

 

mojtaba khamenei

Qui emerge il nodo centrale della crisi: colpire un regime non significa necessariamente farlo cadere. Primo: senza forze terrestri e senza controllo delle istituzioni statali, le campagne aeree raramente producono un cambio di regime stabile. Secondo: l'opposizione iraniana non sembra oggi in grado di trasformare la pressione esterna in presa del potere. È frammentata e priva di leadership. Terzo: la sopravvivenza del sistema dipende dalla coesione dei Pasdaran, vero pilastro coercitivo della Rii. Finché i Guardiani della Rivoluzione restano compatti, il regime può subire danni gravi senza necessariamente collassare.

 

uccisione di khamenei telecamere hackerate

Per questo la questione decisiva diventa la successione alla Guida suprema. Dopo la morte di Khamenei, l'Iran è guidato da una struttura provvisoria in attesa della scelta definitiva. Il favorito sembra essere Mojtaba, figlio della guida scomparsa e strettamente legato ai Pasdaran. La sua ascesa rappresenterebbe una soluzione di continuità securitaria.

 

La scelta della nuova guida dirà più di qualsiasi dichiarazione. Se emergerà una leadership strettamente legata all'apparato di sicurezza, il regime avrà scelto la continuità dura e lo scontro prolungato. Se invece emergesse una figura più dialogante, il segnale sarà diverso. Indicherà un tentativo di "sopravvivenza adattiva" del sistema. [...]

 

LA TESTA DEL SERPENTE RICRESCE SEMPRE

Estratto dell'articolo di Giordano Stabile per “la Stampa”

 

mojtaba khamenei

In Medio Oriente i regimi scelgono i loro leader, ma Israele può sempre eliminarli. In Libano, un anno e mezzo fa i cacciabombardieri con la Stella di David hanno tagliato la testa del serpente, Hassan Nasrallah. È ricresciuta sul corpo di Naim Qassem, già votato al martirio. E poi avanti così. Lo stesso accade in Iran.

 

Il favorito alla carica di Guida suprema, almeno secondo i media israeliani e dell'opposizione iraniana, Mojtaba Khamenei, è già nel mirino dei jet. Farà la stessa fine del padre, è la promessa. Mojtaba è forse l'uomo più impopolare dell'Iran. All'interno del Paese soltanto il figlio dello scià, Reza Ciro Pahlavi, è ancora più malvisto.

 

MEME SULL UCCISIONE DI KHAMENEI

Mojtaba non ha un curriculum religioso adeguato, non ha nessun carisma da grande Ayatollah, ha scalato la gerarchia ecclesiastica solo perché figlio di papà, si è dedicato al business, concentrato sul settore bancario che alimenta l'economia parallela dei Pasdaran, creato la sua personale rete di influenza e affari. Le voci più insistenti sono che gli stessi Guardiani delle rivoluzioni lo spingano, per sentirsi garantiti sia sul fronte economico che politico.

 

Mojtaba sarebbe quindi il paravento di un regime nuovo, guidato dalle forze oltranziste militari. L'architettura costituzionale ideata da Khomeini è però articolata e complessa. La Guida è il perno di una bilancia. Tra un piatto religioso e uno laico. Dalla parte dei religiosi c'è il Consiglio dei Guardiani e soprattutto l'Assemblea degli Esperti, 88 Ayatollah che hanno le stesse funzioni dei cardinali in un conclave.

 

Mojtaba Khamenei

Hanno il compito di preselezionare una rosa di candidati e poi procede con la votazione. Quando un candidato raggiunge le 57 preferenze è nominato Guida suprema. Il candidato favorito finora era Ali Reza Arafi, un seguace inflessibile della teoria velayat-e-fiq, il governo dei giuristi, di Khomeini. Non è meno duro e implacabile di Mojtaba, anzi, e i Pasdaran avrebbero tutto il suo appoggio nella guerra a oltranza con il "piccolo Satana" e il "grande Satana".

 

Arafi era il braccio destro di Khamenei e la sua mente politica. Ha prestigio tra i religiosi e anche nell'ala militare. Ha partecipato alla rivolta contro lo scià a 16 anni, è stato imprigionato e torturato, ha combattuto nella guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein. Ma forse questa sua eccessiva competenza spaventa i Pasdaran e il potere ombra guidato da Ali Larijani.

ETTORE SEQUI ettore francesco sequi foto di bacco

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH trumpMojtaba Khamenei

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...