ITALIAN JOHN - IL NUOVO SEGRETARIO DI STATO AMERICANO KERRY È UNO DEI POLITICI STATUNITENSI PIÙ “VICINI” ALL’ITALIA - AMA LE FERRARI, LA MOGLIE PARLA LA NOSTRA LINGUA, ED È STATO L’INTERLOCUTORE PRIVILEGIATO DELLA CASA BIANCA PER LE RELAZIONI DIPLOMATICHE CON L’ITALIA - GRANDE AMICO E COGNATO DELL’AMBASCIATORE THORNE, FU LUI A CONVINCERE IL BANANA A ROMPERE L’ASSE CON GHEDDAFI…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

Con John F. Kerry si insedia a Foggy Bottom un Segretario di Stato con rapporti insolitamente stretti con l'Italia per la sovrapposizione di impegno politico, legami famigliari e passioni personali. Quando nell'aprile 2011 la Nato lancia l'attacco alla Libia e l'Italia esita a sganciarsi dal colonnello, il presidente Obama manda Kerry a Roma con il compito di convincere Berlusconi a cambiare registro. Se Kerry riesce è perché nella Città Eterna si muove con agilità.

L'ambasciatore in Via Veneto è David Thorne, con cui era amico all'ateneo di Yale prima ancora di sposare la sorella Julia. Ha contribuito a farlo designare da Obama nel 2009 e ora ha intenzione di riportarlo a Washington nelle vesti di uno dei più stretti consiglieri strategici.

Il legame con Thorne spiega perché Kerry conosce di persona tutti i maggiori leader italiani ma è solo uno dei tasselli del mosaico dei rapporti con il Bel Paese: le figlie Vanessa e Alexandra vi vengono spesso, la seconda moglie Teresa Heinz parla la lingua di Dante, la villa sul lago di Como acquistata da George Clooney in precedenza apparteneva a loro e il fatto di provenire da una famiglia cattolica aggiunge anche l'elemento della fede.

Nulla da sorprendersi se a metà aprile 2011, durante una sosta degli incontri romani, Kerry accompagna la moglie al Pantheon, concedendosi un gelato da Giolitti, una delle tappe più ambite. A Maranello invece va per salire su una Ferrari guidata da Dario Benuzzi prima di fermarsi a colloquio con Luca di Montezemolo.

Essere riuscito a sganciare Berlusconi da Gheddafi rafforza agli occhi di Obama la fiducia in Kerry sull'Italia. D'altra parte i legami fra i due Paesi passano per il suo ufficio di capo della commissione Esteri del Senato. Quando nel luglio del 2010 Pierluigi Bersani arriva a Washington è qui che si discute di truppe in Afghanistan, così come quando nel febbraio precedente ad arrivare è il presidente della Camera Gianfranco Fini è ancora Kerry a facilitare l'incontro con il vicepresidente Joe Biden.

Anche la delicata mediazione sulla foto Napolitano-Obama del maggio 2010, vissuta con un certo malessere da Berlusconi allora premier, lo vede protagonista. Il legame con il centrosinistra risale a quando, nel luglio 2004, Piero Fassino e Francesco Rutelli partecipano a Boston alla Convention democratica che assegna a Kerry la nomination, passa attraverso gli incontri con Massimo D'Alema e arriva fino alla Convention di Charlotte quando, nella cornice del "National Democratic Institute", incontra la delegazione guidata da Lapo Pistelli e Luca Bader.

Durante l'ultimo governo Berlusconi, Kerry fa più volte tappa a Roma anche in maniera informale - andando in Medio Oriente. Quando il nuovo premier Mario Monti arriva a Washington per vedere Obama, nel febbraio 2012, il desiderio di Kerry di incontrarlo è tale che partecipa al gala nella residenza di Villa Firenze a dispetto di vistosi acciacchi fisici che lo affliggono, frutto di una partita di hockey.

D'altra parte, nel febbraio 2010, aveva incontrato Fini, accompagnato da Alessandro Ruben, a dispetto di un incidente al piede, sfoggiando con orgoglio il bastone con il pomo d'argento avuto da Ted Kennedy. E per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità è ancora Kerry che sbarca a Roma, a fianco di Biden.

Sono tali e tanti precedenti che spiegano perché il ministro degli Esteri Giulio Terzi saluta la nomina di Kerry con un tweet: «È un vero amico dell'Italia». Quando il 15 febbraio Napolitano entrerà nello Studio Ovale, Kerry sarà a fianco di Obama, tentando di scrutare nell'orizzonte bilaterale. Pochi dubbi possono esserci comunque sul fatto che chiunque sarà l'inquilino di Palazzo Chigi avrà in Kerry un interlocutore ferrato sui fatti di casa nostra.

 

ohn Kerry con il presidente Barack Obama JOHN KERRY OBAMALEON PANETTA DAVID THORNE JOHN KERRY JOHN KERRY SILVIO BERLUSCONI GIORGIO NAPOLITANO DAVID THORNE E JOHN KERRY FOTO QUIRINALE DAVID THORNE E JOHN KERRY NEL SETTANTUNO

Ultimi Dagoreport

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

antonino salerno un genocidio chiamato olocausto

FLASH – IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO” È RISOLTO! L’AUTORE, TAL ANTONINO SALERNO, NON SAREBBE UN DIRIGENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, MA UN COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA CHE COLLABORA CON LA RIVISTA “HISTORIA MAGISTRA” DI TORINO, DIRETTA DAL PROFESSORE FILO-PUTINIANO ANGELO D’ORSI, CHE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE VENERDÌ, ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA, IL VOLUME, CHE PERÒ NON È STATO ANCORA PUBBLICATO (NÉ LO SARÀ MAI, SU DECISIONE DALLA CASA EDITRICE “MIMESIS”)

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!