KIEV CHIAMA MA ROMA NON RISPONDE – ZELENSKY VUOLE PIU’ ARMI PER RESISTERE AI MISSILI RUSSI. I SISTEMI PATRIOT PAC3 CARI AL PRESIDENTE UCRAINO LI METTE A DISPOSIZIONE TRUMP MA VENGONO PAGATI DAGLI ALLEATI EUROPEI, INCLUSA L’ITALIA. IL GOVERNO MELONI PERO’ NON HA PRESO IMPEGNI CHIARI E HA GETTATO LA "PATATA BOLLENTE" IN PARLAMENTO - E LA TRABALLANTE ARMATA BRANCA-MELONI DEVE FARE I CONTI CON L’OSTILITA’ DI SALVINI CHE NON VUOLE INCREMENTARE I FONDI PER LA DIFESA...
Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”
Zelensky chiede al G7 più armi contraeree, gli strumenti fondamentali per proteggere le città ucraine dalla pioggia di missili russi. Sistemi come i Patriot Pac3 che soltanto gli Stati Uniti possono fornire e le cui consegne sono state centellinate dall'amministrazione Trump. Ma proprio i colloqui di Evian sembrano avere aperto una breccia nella Casa Bianca, con la promessa di ottenere presto nuovi intercettori. Solo che vanno pagati: i soldi li mettono i Paesi partner di Kiev, soprattutto europei, finanziando il fondo chiamato Purl. L'obiettivo è raccogliere 15 miliardi: fino a maggio ne sono arrivati solo sei. Altre cinque nazioni nei giorni scorsi hanno aderito all'appello ma tra queste non c'è l'Italia.
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
Una scelta netta, ribadita ieri dal ministro della Difesa Guido Crosetto durante il question time: «Non ho preso nessun impegno con il segretario alla Guerra, Pete Hegseth. Il ministro della Difesa non prende impegni, non li prende il governo, ma semmai il Parlamento. Sul Purl la risposta è sempre la stessa: ho detto di no fin dall'inizio e continua ad essere no». Giorgia Meloni ha però sottoscritto il comunicato finale del G7 in cui si concorda di «aumentare la consegna di capacità di difesa aerea, ulteriori batterie e intercettori, sistemi a lungo raggio». [...]
volodymyr zelensky giorgia meloni
C'è la convinzione che i successi ucraini sul campo di battaglia possano costringere la Russia a negoziare ma la linea è quella di unire alla spinta diplomatica il potenziamento delle forze di Kiev. L'appuntamento di Berlino rischia di incidere sul dibattito interno alla maggioranza, in cui la questione delle spese militari sta aprendo una crepa. Il ministro Giorgetti insiste nel rigore dei conti e nel limitare l'indebitamento; l'intera Lega è sulla posizione salviniana che non vuole incrementare i fondi per la Difesa ed è sempre stata ostile agli aiuti bellici per l'Ucraina. L'effetto è un doppio no: al Purl e all'accesso dei prestiti europei Safe per aumentare il bilancio della Difesa. [...]
Un clima di incertezza sottolineato ieri da Crosetto: «Il Safe non è uno strumento sostitutivo perché altrimenti perderebbe la sua utilità. Qualora l'Italia aderisse, ci consentirebbe di anticipare investimenti che invece altrimenti dovrebbero essere posticipati». [...]
E il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, ieri nell'audizione in Parlamento ha evidenziato il calo dei finanziamenti per queste attività: una riduzione che rischia di influire sull'addestramento e sulla manutenzione. In pratica, bisogna trovare un equilibrio tra le ambizioni dell'Italia sullo scacchiere mondiale e le reali capacità militari.
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
giorgia meloni volodymyr zelensky foto lapresse
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse 4
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
