L’ACCORDO SUL NUCLEARE DI OBAMA ERA UNA SCHIFEZZA, MA QUELLO DI TRUMP SARÀ PEGGIO – IL TYCOON, CHE NEL 2018 STRACCIÒ L’INTESA "JCPOA", ORA RIPARTE DA QUEL TESTO, E VORREBBE POTENZIARLO. MA NEL FRATTEMPO LA GUERRA CHE HA SCATENATO SU TEHERAN HA DATO AGLI AYATOLLAH UNA NUOVA, FORMIDABILE ARMA DI DETERRENZA, IL CONTROLLO DELLO STRETTO DI HORMUZ – IL "JCPOA" AVEVA DELLE FALLE ENORMI (NON POSE ALCUN LIMITE AI MISSILI BALISTICI NÉ AI FINANZIAMENTI ALLE MILIZIE DI HAMAS E HEZBOLLAH) MA ERA UN DOCUMENTO COMPLESSO, NEGOZIATO DA ABILI DIPLOMATICI. TRUMP VUOLE FARE DI MEGLIO CON L’IMMOBILIARISTA WITKOFF E IL GENERO, JARED KUSHNER…
Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”
È stato Trump a paragonare più volte l’accordo sul nucleare che vuole ottenere con l’Iran a quello di Obama: il Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action, Piano comprensivo di azione congiunta), da cui lo stesso Trump ritirò unilateralmente gli Stati Uniti nel suo primo mandato.
L’attuale presidente Usa scrive spesso sui social che il suo accordo sarà «MOLTO MIGLIORE». […]
Il New York Times lo ritiene «difficile». Una delle ragioni è che 11 anni fa, quando Obama firmò il Jcpoa, c’erano stati quasi due anni di incontri e un esercito di diplomatici, esperti nucleari e agenti della Cia coinvolti.
DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH
Il Jcpoa era un documento di 160 pagine, con 5 allegati tecnici. Trump vuole fare di meglio con negoziatori molto meno esperti su questi temi: coinvolti sono finora il vicepresidente JD Vance, il genero Jared Kushner e l’inviato speciale Steve Witkoff. Gli ultimi due vengono dal mondo immobiliare newyorkese. Dall’altra parte c’è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che fu vice-negoziatore del Jcpoa e conosce ogni dettaglio del programma nucleare.
«Witkoff e Kushner sono persone intelligenti e imparano in fretta ma per loro tutto questo è relativamente nuovo», afferma David Sanger del New York Times che seguì i negoziati per il Jcpoa.
Il secondo motivo per cui è difficile è che l’Iran ha «carte migliori» […]: ha una leva in più, il controllo dello Stretto di Hormuz; e Trump è sotto pressione perché ponga fine ai disastrosi effetti sul costo della benzina prima delle elezioni di novembre. […]
JARED KUSHNER CON STEVE WITKOFF A DAVOS - FOTO LAPRESSE
Il Jcpoa puntava ad assicurare che ci volesse almeno un anno perché l’Iran fosse in grado di costruire una bomba. L’Iran accettò tre condizioni: spedire all’estero il 98% del materiale nucleare […]; limitare ogni arricchimento al 3,67% (da usare come combustibile per reattori, molto inferiore al livello per una bomba); aderire a ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Ben Rhodes, ex consigliere di Obama, ha scritto di recente: «Voglio ricordare che con l’accordo di Obama gli iraniani spedirono il 98% del loro uranio arricchito, senza bisogno di una guerra devastante e insensata».
Il Jcpoa aveva punti deboli: non pose limiti ai missili balistici né ai finanziamenti alle milizie per procura […] e sarebbe scaduto nel 2030: non era una soluzione permanente ma rimandava di 10-15 anni il problema.
Trump ha attaccato per anni i negoziati e poi l’accordo dicendo che avrebbe «garantito una strada verso un’arma nucleare» e ne è uscito nel 2018, sulla spinta di John Bolton (oggi suo critico, allora consigliere per la sicurezza nazionale).
Bolton e i neocon dicevano che la «massima pressione» e le sanzioni avrebbero costretto l’Iran a un accordo migliore. Non andò così.
L’Iran aumentò il livello dell’arricchimento. Il sito conservatore Free Press di Bari Weiss è d’accordo su una sola cosa con i critici di Trump: «C’è una somiglianza importante tra il Jcpoa e quello che sarà probabilmente negoziato attuale... In cambio della rimozione di 1000 tonnellate di uranio arricchito al 60%, l’amministrazione Trump sta offrendo una combinazione di eliminazione di sanzioni e scongelamento di fondi» (lo scongelamento fu criticato allora dai «falchi»), ma qualsiasi accordo faccia Trump ci sarà sempre una differenza: «Ha distrutto il programma nucleare che Obama aveva legittimato». Non vuole dire che non possa essere ricostruito .
jared kushner a davos presenta il piano per gaza accanto a steve witkoff
pete hegseth e donald trump - guerra all iran
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