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“L'ESITO DELLE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCHERÀ NEI COLLEGI UNINOMINALI DELLA CAMERA E SOPRATTUTTO DEL SENATO” – L’ANALISI DI ROBERTO D’ALIMONTE: “CHI PUÒ DIRE OGGI CHE IL DISTACCO TRA CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA RESTERÀ LO STESSO FINO AL 25 SETTEMBRE? MOLTI FATTORI POSSONO CAMBIARE LE COSE. IL PRIMO È LA CRISI DI GOVERNO. OGGI NON È ANCORA NOTO QUALE EFFETTO AVRÀ SULLE OPINIONI DEGLI ELETTORI. M5S, LEGA E FORZA ITALIA SARANNO DANNEGGIATE DAL FATTO DI ESSERSI RESE RESPONSABILI DEL VOTO ANTICIPATO? ATTENZIONE ALL'ASTENSIONISMO: GLI ELETTORI CHE NON RISPONDONO ALLA DOMANDA SUL VOTO SONO IL 40%. ALTRO IMPORTANTISSIMO FATTORE È LA COMPOSIZIONE DELLE COALIZIONI…”

Roberto D’Alimonte per il “Sole 24 Ore”

ROBERTO DALIMONTE

 

L'esito delle prossime elezioni si giocherà nei collegi uninominali della Camera e soprattutto del Senato. Non è stato così nel 2018. Allora la forza del M5s, in particolare nei collegi del Sud, ha fatto sì che il risultato finale fosse sostanzialmente proporzionale e il governo, come si sa, non uscì dalle urne ma dal negoziato post-voto tra M5s e Lega. Questa volta non andrà così.

 

Questa volta quasi certamente i collegi uninominali faranno la differenza e molto probabilmente a favore della destra. È questo il vero motivo per cui Berlusconi e Salvini hanno scelto la strada delle elezioni anticipate. Li hanno convinti i sondaggi favorevoli e la divisione che questa crisi ha prodotto tra Pd e M5s.

SALVINI MELONI BERLUSCONI

 

Guardiamo i dati. La media dei sondaggi della settimana che va dal 10 al 16 Luglio, dice che Fdi, Lega e Fi insieme possono contare sul 46,3% delle intenzioni di voto, mentre Pd, Azione/+Europa, Sinistra/Verdi, Iv arrivano al 34,1%. Il M5s è stimato all'11%. Il partito di Di Maio non è stimato.

 

Includendo nel centro-sinistra il M5s il distacco in voti con la destra sarebbe modesto. La vera differenza è che la destra è meno frammentata e più coesa, nonostante tutto, del centro-sinistra. È impensabile, pur in un paese in cui ne abbiamo visto e ne vediamo di tutti i colori, che Pd e M5s possano allearsi per presentare candidati comuni nei collegi dopo quanto è successo.

 

giuseppe conte enrico letta 2

Quindi, con questa distribuzione di voti, il distacco tra i due poli è più o meno di 10 punti percentuali. È vero che il 46 % della destra e il 34 % del centro-sinistra sono medie nazionali e quello che conta per vincere nei collegi sono le percentuali ottenute dai candidati nei singoli collegi, ma anche tenendo conto di questo fattore, con questo distacco non c'è partita.

 

Però, chi può dire oggi con certezza che questo distacco resterà lo stesso fino al 25 settembre? Molti fattori possono cambiare le cose. Il primo è la crisi di governo. Oggi non è ancora noto quale effetto avrà sulle opinioni degli elettori. Secondo un sondaggio recente di SWG il 50% degli intervistati preferiva che il governo Draghi restasse in carica. Oltre al M5s, Lega e soprattutto Forza Italia saranno danneggiate dal fatto di essersi rese responsabili del voto anticipato?

 

renzi di maio calenda

Le defezioni in Forza Italia e i malumori dentro la Lega sono un segnale. Il secondo è il fattore Draghi. In un sondaggio di Euromedia del 19 luglio l'indice di fiducia del premier era ancora al 52%. In che misura l'associazione del suo nome e del suo governo al Pd e ai partiti che lo hanno sostenuto fino in fondo può influenzare il voto? Il terzo è l'astensionismo. In tutti i sondaggi la percentuale di elettori che non rispondono oggi alla domanda sul voto è stimata intorno al 40%. Non tutti gli astensionisti di oggi si asterranno il 25 settembre. Il loro voto, che oggi non conosciamo, può cambiare gli equilibri. E lo stesso si può dire a proposito dell'astensionismo aggiuntivo rispetto alle elezioni del 2018 che potrebbe favorire il centro-sinistra. Insomma mobilitazione e smobilitazione incideranno di certo.

 

SALVINI BERLUSCONI MELONI

Il quarto, e importantissimo, fattore è la composizione delle coalizioni, il modo in cui i partiti si presenteranno davanti agli elettori. Una cosa ben nota è che la domanda, cioè l'espressione del voto, è influenzata dalla offerta, cioè la configurazione delle forze in campo. Come si presenteranno i vari Calenda, Renzi, Di Maio, Gelmini ecc.? Una offerta convincente al centro dello spazio politico potrebbe far lievitare quel 34% stimato oggi come base di partenza del polo di centro-sinistra. Ma non sarà facile trovare la quadra, come già si vede dalle diatribe di queste ore.

renzi calenda

 

In realtà non si sa nemmeno se Pd e Azione decideranno di stare insieme o meno. Se andassero divisi il quadro della competizione cambierebbe completamente. Da ultimo e non da meno, non si può non tener conto che su questa tornata elettorale aleggia in autunno lo spettro di una crisi economica, sociale e forse pandemica che potrebbe incidere pesantemente sugli orientamenti politici e quindi sull'esito del voto. In quale direzione non è dato sapere oggi.

 

carla ruocco luigi di maio

In fondo, quanto abbiamo detto finora si riassume sostanzialmente in un concetto: la campagna elettorale. Il clima politico, i temi, i toni, le alleanze, i candidati nei collegi uninominali possono fare la differenza. Abbiamo già visto campagne elettorali iniziate con un largo vantaggio di uno dei due poli e finite al photofinish. In un periodo come questo in cui le opinioni sono estremamente fluide basterebbe uno spostamento di 4-5 punti percentuali da un campo all'altro per riequilibrare i rapporti tra i due poli e rendere la competizione in molti collegi più incerta.

 

GIOVANNI TOTI

Detto ciò, alla luce dei dati di sondaggio di oggi non c'è dubbio che il centro-sinistra non sia il favorito per la vittoria finale. Eppure, tutto dipende da cosa succederà in un certo numero di collegi uninominali. In chiusura riproponiamo uno strumento già utilizzato in passato su queste pagine. Serve a rispondere alla domanda: quale combinazione di seggi proporzionali e maggioritari consente di arrivare alla maggioranza assoluta?

 

La tabella in pagina dà la risposta per quanto riguarda il Senato. Ottenendo il 46% dei seggi proporzionali, che più o meno corrisponde al 46% di voti, la destra dovrebbe ottenere il 65% dei seggi maggioritari per avere un totale di 104 seggi su 200. Questo significa che dovrebbe vincere 48 collegi su 74. Se invece i seggi/voti proporzionali fossero il 42% dovrebbe vincerne il 70%, vale a dire 52 su 74, per avere 103 seggi totali. Sono percentuali elevate ma non irraggiungibili.

 

sergio mattarella mario draghi

D'altronde, basterebbe che il centro-sinistra vincesse una trentina di seggi uninominali per impedire al centro-destra di conseguire la maggioranza assoluta al Senato. Missione difficile ma non impossibile. Conclusione: per Pd e alleati la corsa è senza dubbio in salita ma non è persa in partenza. Se riuscissero a fare una campagna elettorale perfetta la destra potrebbe non arrivare alla maggioranza assoluta dei seggi in una delle due camere oppure ottenere maggioranze molto risicate. Ma potrebbe succedere anche il contrario: che la destra, grazie ai collegi uninominali e alle divisioni e agli errori dei partiti di centro-sinistra, possa conseguire una vittoria schiacciante. Aspettiamo la campagna elettorale e capiremo.

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