L’ARTIGLIO DELLA PALOMBA - CELEBRIAMO IL CINEMA ITALIANO ALL’OSCAR (FORSE) MA LASCIAMO MORIRE CINECITTÀ


Barbara Palombelli per "Il Foglio"

Da domani a Milano e da marzo a Roma: Christian De Sica torna in teatro, con una commedia musicale dedicata a Cinecittà, "un mondo magico che vogliono far scomparire". A tutti gli incontri-stampa, in giro per l'Italia, ripete lo stesso slogan: "Vogliono farne un albergo, un parco a tema, un garage, un parcheggio, non so cosa...".

Solo, con coraggio, parla di uno scempio che dovrebbe mettere in allarme tutto il mondo. E invece, siamo qui a celebrare il cinema italiano all'Oscar (forse) e restiamo indifferenti davanti al destino di una sigla, di un luogo, di un piccolo paradiso che tutto il pianeta ci invidia.

Nel 2007, al festeggiamento per i 70 anni del regalino che il Duce volle fare a suo figlio Vittorio (che Dio benedica le opere pubbliche: anche quelle che i contemporanei non apprezzano e sempre boicottano) era già chiaro che una gestione privata e dinamica degli studi e degli spazi potesse essere una scelta azzeccata.

Ma la trasformazione di un incanto, di un laboratorio della fantasia che ha parlato del paese al mondo intero in una serie di costruzioni anonime, in una zona peraltro pochissimo ambita (e pochissimo apprezzata a causa del traffico) va assolutamente impedita, bloccata, rinviata, scambiata con altre cubature meno offensive per la storia e la memoria della cultura italiana.

Sarebbe il caso che il sindaco di Roma, il ministro della Cultura e forse anche il capo dello stato - innamorato del cinema fin da ragazzo - battessero un colpo. Una destinazione ideale ci sarebbe. Gli studi sono troppo grandi, troppo costosi per produzioni in economia che vanno a girare dalle parti di Sofia e del Marocco, ormai unici set accessibili? Fermarsi un attimo a pensare non sarebbe tempo perso.

Si potrebbe creare una grande università internazionale dello spettacolo, accentrare i vari Dams, potenziare il Centro sperimentale (dove riescono a entrare solo pochissimi, a volte a suon di calcioni poco limpidi), impostare dei seminari - anche estivi, aperti agli studenti stranieri - in contemporanea con la Mostra di Venezia e il Festival di Roma. Decine di progetti, se si inaugurasse una gara delle idee, restituirebbero alla capitale una dignità che purtroppo rischia di perdere ogni giorno di più.

Tutti i nostri ragazzi sognano di lavorare - da artigiani, da comparse, da attori e registi ma anche da scenografi e falegnami - per Cinecittà. Chiuderla, venderla o buttarla via in progetti che poi rischiano di rivelarsi fallimentari, sarebbe un vero e proprio delitto. Per fortuna, gli immobili da recuperare o trasformare in città sono centinaia.

Non tocchiamo gli studi di Fellini, i pini che facevano ombra alla Magnani, i laboratori del nostro tesoro artistico dove il geniale Dante Ferretti ha iniziato a realizzare le fantasie di Pasolini... non lasciamo solo Christian nella sua battaglia. Difendiamo un marchio che ha fatto sognare milioni di persone e ha reso universale l'Italia.

 

palombelli forumBarbara Palombelli Antonio Padellaro cinecitta'VAURO CHRISTIAN DE SICA IN COLPI DI FULMINECHRISTIAN DE SICA.CINECITTA' STUDIOSChe strano chiamarsi Federico Scola racconta Fellini

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