L’AYATOLLAH LAICO – FATTO FUORI KHAMENEI, L’UOMO FORTE DI TEHERAN È ALI LARIJANI, CAPO DEL SUPREMO CONSIGLIO PER LA SICUREZZA NAZIONALE, BEN PIÙ CARISMATICO DEL PRESIDENTE PEZESHKIAN. A LUI LO STESSO KHAMENEI AVEVA CONSEGNATO LE CHIAVI DELL'IRAN - LARIJANI NON POTRÀ DIVENTARE GUIDA SUPREMA (È LAICO) MA GESTIRÀ LA TRANSIZIONE – RESPONSABILE DEL MASSACRO DI MIGLIAIA DI MANIFESTANTI (È STATO LUI A DECIDERE LE STRATEGIE DI REPRESSIONE), LARIJANI VIENE DA UNA RISPETTATA FAMIGLIA CLERICALE – È L’UNICO SOPRAVVISSUTO, NELLA PRIMA LINEA DI COMANDO IRANIANA, ALLE BOMBE DI SABATO, INSIEME A PEZESHKIAN E AL MINISTRO DEGLI ESTERI ABBAS ARAGHCI…
ALI LARIJANI, SUCCESSORE POLITICO DELL'AYATOLLAH LAICO CHE FA OMBRA ALL'ALA RIFORMISTA
Estratto dell’articolo di G.PR. per il “Corriere della Sera”
A giugno, dal bunker, l’ayatollah Khamenei nomina tre candidati che dovrebbero succedergli. Scrive il New York Times: non sono mai stati identificati pubblicamente, ma Ali Larijani non è tra loro in quanto non alto esponente del clero sciita, requisito fondamentale per qualsiasi successore. Nonostante ciò, Khamenei – che lo considera un fedelissimo – lo incarica con altri stretti collaboratori di preservare la Repubblica Islamica dalle guerre israelo-americane e dal suo assassinio.
Ora, nel vuoto lasciato da 37 anni di potere del dittatore religioso ucciso nei raid a Teheran, in questo confuso interregno, il 67enne a capo del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale si assume la leadership dell’Iran, e alcuni lo vedono come un possibile successore politico dell’ayatollah, almeno temporaneamente.
Nel momento di fragilità massima del regime, Larijani sembra essere l’unico ad avere le redini del Paese, e con le sue dichiarazioni e interviste spesso mette in ombra il presidente riformista Massoud Pezeshkian. Larijani prende la parola e si espone più degli altri, ed è il primo alto funzionario a parlare pubblicamente dopo gli attacchi di sabato.
MEMBRI DELLA CATENA DI COMANDO IRANIANA UCCISI DAI RAID DI USA E ISRAELE
E, sempre lui, smentisce il presidente Donald Trump sulle intenzioni negoziali del regime. Il New York Times scrive: «Praticamente governando il Paese».
Larijani è capo del Consiglio dallo scorso agosto. Questa struttura coordina le risposte alle crisi interne ed esterne al Paese. Da allora, le sue responsabilità sono cresciute, insieme alla visibilità.
È lui che decide le strategie di repressione contro i manifestanti che a dicembre e gennaio invadono le strade del Paese chiedendo la fine della Repubblica islamica, esegue gli ordini di Khamenei che chiede la massima punizione per chi dissente: alla fine ne uccidono a migliaia.
Larijani è un ex comandante dei Guardiani della rivoluzione, ma negli anni riesce a svincolarsi dal profilo solo militare e amplia quello politico. Porta avanti i negoziati con la Cina, negozia anche per il nucleare, incontra gli alleati regionali come Bashar al-Assad e i leader di Hezbollah in Libano. Ma anche Vladimir Putin, i leader di Qatar e Oman.
Khamenei ammira Larijani anche per la sua provenienza. Non è un mullah, ma discende da una delle più influenti famiglie clericali iraniane. Suo padre, Hashem Amoli, è un grande ayatollah dello sciismo duodecimano, come lo è il nonno materno, Mohsen Ashrafi. Il fratello Sadeq, a sua volta ayatollah, ha occupato posti di vertice […].
Negli anni Trenta, con il clero in rotta di collisione con la dinastia Pahlavi, il padre lascia l’Iran e si rifugia a Najaf, in Iraq, il cuore teologico dell’islam sciita lontano da Teheran. Larijani nasce lì. La famiglia rientra in Iran solo negli anni Sessanta […] Larijani incarna la disciplina, imparata con la divisa, e la fedeltà fanatica imparata in casa.
IL BLITZ AL COMPOUND DI KHAMENEI A TEHERAN
LARIJANI MINACCIA "COMBATTEREMO A LUNGO" PUGNO DURO NELLE STRADE
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
[…]
Il sistema cerca di colmare il vuoto di potere che si è aperto dopo la morte di Khamenei, ma deve farlo sotto il fuoco. L'assemblea degli esperti che dovrà scegliere la nuova Guida suprema non può riunirsi di persona, come prevede la costituzione: le strade sono interrotte e rischiose, le comunicazioni esposte a intercettazioni, gli 88 chierici nel mirino degli israeliani.
Prime consultazioni si starebbero tenendo in forma scritta, da remoto. La tensione è altissima intorno alle carceri dove sono detenuti anche migliaia di prigionieri politici, e nel nord curdo. «La situazione di Evin è pessima, ora è nelle mani delle forze del Nopo. Hanno chiuso completamente i cancelli e tutti i funzionari carcerari se ne sono andati. Ottenere cibo è diventato molto difficile e non c'è più un negozio in carcere», scrive nel pomeriggio di ieri la moglie dell'attivista Mostafa Mohammadhasan.
Del Nopo fanno parte le unità antiterrorismo, forze speciali. In serata, l'esercito israeliano avverte i residenti nel quartiere del famigerato penitenziario di evacuare, in particolare l'area della sede della tv di Stato: «Nelle prossime ore, opereremo contro infrastrutture militari appartenenti al regime».
Il Centro per i diritti umani in Iran, con base a New York, lancia un appello ai governi e alle organizzazioni internazionali affinché utilizzino tutti canali diplomatici «per fare pressione sulle autorità iraniane e ottenere il rilascio di tutti i prigionieri politici e detenuti che sono i più vulnerabili durante una guerra».
Nel nord ovest curdo, al confine con l'Iraq dove sono posizionati gruppi armati di opposizione, gli attacchi israeliani contro le basi dei Pasdaran sono particolarmente intensi. A Marivan, due ore di macchina dalla città irachena di Sulaymaniyah, aerei da combattimento hanno bombardato tutte le strutture militari e di intelligence. Anche a Sanandaj i raid sono su larga scala. A Piranshahr, al confine, roccaforte dell'opposizione, il comando di polizia è stato raso al suolo. La possibilità che Usa e Israele vogliano aprire un varco verso Teheran alle minoranze etniche armate è un quarto fronte per un regime sotto assedio da tutti i lati, e solo.
KHAMENEI E Pezeshkian
attacco all'iran distrutta la residenza di ali khamenei 2
iran il complesso residenziale dove era nascosto ali khamenei 3
iraniani festeggiano per la morte dell'ayatollah khamenei 2
ali larijani



