silvio berlusconi matteo salvini stefano caldoro raffaele fitto giorgia meloni

CENTRODESTRA IN FIAMME - L'ELECTION DAY DEL 20 SETTEMBRE PER LE REGIONALI DIVENTERÀ UNA GIGANTESCA DÉBÂCLE PER LA LEGA? L'ACCORDO PER LE CANDIDATURE CHE SALVINI AVEVA SOTTOSCRITTO A OTTOBRE RISCHIA DI ESSERE UN GIGANTESCO BOOMERANG E DA TEMPO IL SUO OBIETTIVO È DI METTERE I BASTONI TRA LE RUOTE ALLA MELONI, IN CRESCITA DI CONSENSI NEI SONDAGGI. MENTRE IL BERLUSCONI EUROPEISTA, ETERODIRETTO DA GIANNI LETTA, È SEMPRE PIÙ INTENZIONATO A MOLLARE I DUE MAL-DESTRI AL LORO DESTINO

Adalberto Signore per “il Giornale”

 

matteo salvini flash mob del 2 giugno 3

La premessa, piuttosto utile per l'esegesi del momento, è che esiste un pezzo di carta sul quale alcuni mesi fa i tre leader del centrodestra hanno formalizzato il loro accordo per le candidature alle elezioni regionali 2020. Un'intesa pre-Covid, ci mancherebbe. Per non dire che ormai, politicamente, anche solo una manciata di settimane possono trasformarsi in un'eternità. Ma tant' è.

 

La Lega di Matteo Salvini - pur di portare a casa la candidatura di Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna e la presidenza del Copasir per Raffaele Volpi - lo scorso autunno mise nero su bianco che a Forza Italia sarebbe spettato il candidato governatore in Campania, mentre Fratelli d'Italia avrebbe corso per Puglia e Marche.

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI SELFIE IN PIAZZA

 

Esiste, appunto, un pezzo di carta. Scritto, vistato e timbrato. Senza il nome dei singoli candidati governatori, ma comunque con il partito a cui spettava esprimerli e le regioni in questione (non solo Campania, Marche e Puglia, ma anche Liguria, Toscana e Veneto).

 

Dallo scorso autunno, però, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Salvini ha fallito la spallata in Emilia Romagna, dove era pressoché certo di prendersi la regione rossa per antonomasia così da dare il colpo di grazia al governo Conte.

 

E pure il peso del Comitato di controllo sui servizi è andato perdendo di forza con lo scemare dei rumors sul Russiagate. E poi è arrivata l'emergenza coronavirus che ha nei fatti messo all'angolo il populismo. Con un corollario, utile anch' esso all'esegesi del momento: la Lega di Salvini è entrata - almeno stando ai sondaggi - in una fase di involuzione, mentre Fratelli d'Italia e Forza Italia - per ragioni evidentemente diverse - hanno visto crescere i loro consensi.

antonio tajani giorgia meloni matteo salvini 2 giugno 2020 3

 

In questo quadro - sei mesi dopo un accordo scritto e sottoscritto su un pezzo di carta che qualcuno ora minaccia di tirare fuori - Salvini ci ha ripensato. E ha rimesso in discussione l'intesa, invocando «candidati civici e condivisi» per Campania e Puglia. Malumori, fastidi e tensioni sono tangibili.

 

Al punto che la settimana scorsa Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani per Forza Italia - presenti anche Andrea Crippa della Lega, Ignazio La Russa di Fdi e l'azzurra Licia Ronzulli - sono andati a un passo da mandarsi a quel paese.

 

salvini giorgetti

Si è replicato ieri sera, con un altro vertice per tirare le fila delle candidature regionali. Partito non benissimo, se la Meloni era tentata di farlo saltare dopo che Salvini ha per due volte posticipato l'orario. Prima le 20, poi le 20.30 e dopo chissà, perché il leader della Lega era impegnato in un tour elettorale tra Marche e Abruzzo.

 

«Mica stiamo tutti ai suoi comodi», è sbottata con i suoi la leader di Fratelli d'Italia. Si sono infine visti e hanno messo sul tavolo i loro desiderata in un vertice lampo durato poco più di un'ora. Una roba di circostanza da cui non è uscita alcuna decisione. Tutto rinviato a domani, magari 48 ore portano consiglio... D'altra parte, la tensione è palpabile.

LUCA ZAIA MATTEO SALVINI

 

Da tempo, infatti, l'obiettivo di Salvini - ovviamente non dichiarato espressamente - è mettere i bastoni tra le ruote alla Meloni. Il leader della Lega non vive troppo serenamente la crescita esponenziale di consensi di FdI e ora è preoccupato dal fatto che l'accordo che aveva sottoscritto nero su bianco a ottobre rischia di essere un gigantesco boomerang.

 

Il primo dato, meno noto, è infatti che i sondaggi dell'ultima settimana danno il candidato di FdI nelle Marche, Francesco Acquaroli, a 45 punti di gradimento contro i 40 del candidato del centrosinistra. Che, per capirci, significa che la Meloni potrebbe riuscire nell'impresa che ha mancato Salvini, quella di conquistare una regione rossa (seppure più piccola e meno decisiva rispetto all'Emilia Romagna).

BARBARA D URSO SALVINI ETERNO RIPOSO

 

Matteo, superfluo dirlo, la cosa non la vive benissimo. Il secondo dato, questo ormai acclarato con buona pace dei finti sondaggi Swg che la Lega veicola ai giornali, è che in Puglia la candidatura di Raffaele Fitto farebbe fare il pieno di voti a FdI (lista di partito, più lista del presidente).

 

E Salvini non vede affatto di buon occhio uno scenario in cui in una regione così popolosa la Lega si troverebbe decisamente dietro. Fitto, infatti, secondo i sondaggi non solo ha buone possibilità di vincere contro il governatore uscente Michele Emiliano, ma ne ha anche ottime di fare di FdI il primo partito della regione.

 

salvini meloni tesei berlusconi

Di qui l'assedio alla Meloni, per evitare che l'ormai probabile election day del 20 settembre diventi una gigantesca débâcle per la Lega rispetto agli equilibri del centrodestra. Già, perché anche Forza Italia non sembra intenzionata a mollare la Campania, partita più difficile ma comunque aperta.

 

SALVINI BERLUSCONI OSHO

Candidare Stefano Caldoro contro Vincenzo De Luca, comunque vada, per gli azzurri significherebbe portare a casa un discreto risultato in una regione pesante. Senza contare che sul punto Silvio Berlusconi ne fa anche una questione di principio: «C'era un accordo preso mesi fa nero su bianco, quell'accordo va rispettato».

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…