giorgia meloni donald musk elon trump ursula von der leyen

“DOBBIAMO ESSERE PRONTI A REAGIRE” – L’EUROPA PREPARA I CONTRO-DAZI PER RISPONDERE ALLA MINACCIA DI TRUMP ("L'UE SARA' SOGGETTA AI DAZI, SE NON CORREGGE GLI SQUILIBRI COMMERCIALI") MA LA DIVERSITÀ DI VISIONE TRA STATI MEMBRI RISCHIA DI PARALIZZARE L’UE - IL CANDIDATO DELLA CDU ALLA CANCELLERIA TEDESCA, FRIEDRICH MERZ, MANDA UN PIZZINO ALLA MELONI: “NESSUN LEADER EUROPEO VADA A WASHINGTON SENZA AVER PRIMA TROVATO UNA POSIZIONE COMUNE EUROPEA”. MA LA DUCETTA DEI DUE MONDI, CHE COME DAGO DIXIT E’ FINITA NEL MIRINO DEL DEEP STATE DI BRUXELLES, NON ESCLUDE INTESE BILATERALI SUI DAZI. SE ANCHE UNGHERIA, AUSTRIA, SLOVACCHIA E OLANDA DOVESSERO ANDARE PER CONTO PROPRIO NEL RAPPORTO CON TRUMP, COSA ACCADREBBE? DI FATTO L’IMPLOSIONE DELL’UE- DAGOREPORT

DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-informale-nel-viaggio-giorgia-meloni-washington-c-e-l-invito-421786

 

Trump avverte l'Ue

trump meloni

(ANSA)  I paesi europei "saranno soggetti a dazi" se non correggeranno gli squilibri commerciali. Lo afferma Donald Trump. "Ci trattano molto, molto male. Quindi dovranno pagare i dazi", ha detto Trump. "Non puoi ottenere giustizia se non fai questo", ha aggiunto. (ANSA).

 

L'EUROPA E I CONTRO-DAZI

Tommaso Ciriaco e Claudio Tito per repubblica.it - Estratti

 

 

«Dobbiamo essere pronti a reagire». Durante la riunione dell’Ecofin, cui partecipano i ministri finanziari dell’Ue, il commissario agli affari economici, Valdis Dombrovskis, ha svolto una relazione sui rapporti con gli Usa di Donald Trump e sulle possibili conseguenze delle scelte che compirà il nuovo presidente americano dai dazi all’energia, dalla minimum tax alla difesa. E ha fatto capire che la Commissione ha già pronte alcune risposte. In primo luogo i “contro-dazi”.

 

ursula von der leyen giorgia meloni foto lapresse

Una misura già definita e disponibile all’uso. Per controbattere immediatamente all’eventuale mossa della Casa Bianca. Ma avere un “pacchetto” già attivabile non equivale a poterlo effettivamente attivare. Sull’azione europea pende infatti un gigantesco punto interrogativo: sarà unita nella risposta?

 

 

GIORGIA MELONI DONALD TRUMP - MEME BY EDOARDO BARALDI

Gli uffici di Palazzo Berlaymont, dunque, si sono mossi in anticipo. In due modi: hanno elaborato un documento con le simulazioni dell’impatto economico delle “nuove tasse” trumpiane. Il costo per l’Europa si potrebbe aggirare tra un minimo di 100 miliardi di euro ed un massimo di 178. Il pil potrebbe essere ridotto di almeno lo 0,3 per cento nel nostro Paese e in Germania.

 

Davanti a questi dati hanno ripreso le misure adottate nel 2020 proprio per affrontare la guerra commerciale avviata dallo stesso Tycoon nella prima presidenza. In quel caso si trattava di imporre una ulteriore fiscalità del 20 per cento sui prodotti aeronautici e del 25 per cento su beni alimentari e agricoli (grano, cacao, tabacco, formaggio etc), abbigliamento e veicoli a motore.

GIORGIA MELONI ALL INAUGURATION DAY DEL SECONDO MANDATO DI DONALD TRUMP

 

Ma esistono alcune differenze enormi rispetto a 5 anni fa: commerciali e politiche. Che rischiano di spaccare l’Unione e di sterilizzare la reazione europea. Ad esempio l’importanza del gas liquido americano nel sistema produttivo del Vecchio Continente che non fa più ricorso (o molto meno) al metano russo. E poi la totale diversità di visione tra Stati membri nel rapporto con Trump. Che potrebbe impedire l’approvazione dei “contro-dazi”.

GIORGIA MELONI URSULA VON DER LEYEN

 

Che vanno approvati dal Comitato per le barriere commerciali. Non serve l’unanimità ma una maggioranza qualificata. E su questo le preoccupazioni dei vertici della Commissione e di molte Cancellerie scorrono come un brivido lungo la schiena. Se Paesi come Ungheria, Austria, Slovacchia, Olanda, Svezia e magari anche Italia dovessero opporsi, cosa accadrebbe? Di fatto l’implosione dell’Ue. La paralisi. La grande paura che sta investendo le istituzioni comunitarie è propria questa.

 

Del resto ieri, durante la seduta del Parlamento europeo, il dibattito sulle ingerenze digitali di Musk hanno offerto plasticamente il quadro delle contraddizioni: con una parte consistente della destra decisa a difendere il “capo di X” e gli altri ad attaccarlo. Uno strabismo accentuato dall’annuncio di Trump di non applicare più – guarda caso - la minimum tax ai giganti del web.

 

Sempre ieri, a Davos, il candidato della Cdu alla Cancelleria tedesca, Friedrich Merz, ha lanciato un auspicio: «Vorrei che nessun leader europeo andasse a Washington senza aver prima cercato di coordinare ciò che diremo a Trump dalla prospettiva europea. Non appena avremo una posizione europea comune, saremo visti come un partner forte a Washington».

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI

 

Il pensiero è chiaramente rivolto a Giorgia Meloni. Che non esclude affatto di difendersi da sola provocando una frattura a Bruxelles. La presidente del Consiglio farà un tentativo unitario, sottoponendo alla Presidente della Commissione l’idea di assecondare il Tycoon. Come?

 

 

GIORGIA MELONI - URSULA VON DER LEYEN

Incrementando l’acquisto di gas americano che ha già superato enormemente le quantità del passato. In realtà, Meloni accompagna questa strategia con uno scetticismo profondo. Teme che Trump non si fermi nell’opera di disarticolazione del Vecchio Continente. Per questo, in privato non esclude di trattare bilateralmente il nodo dei dazi, rompendo se necessario la compattezza europea.

 

ursula von der leyen giorgia meloni - foto lapresse

Lo si capisce anche da cosa fa trapelare dopo la missione a Capitol Hill: «Voglio essere ponte tra Ue e Usa – premette – Ma la mia presenza a Washington punta anche a rendere l’Italia interlocutore ancora privilegiato della Casa Bianca». Difende insomma la scelta di aver partecipato alla cerimonia, anche se non era al tavolo del pranzo presidenziale e non ha ottenuto neanche una foto ufficiale con il “festeggiato” (hanno diffuso invece un’immagine con Trump che risale al viaggio a Mar-a-Lago).

 

friedrich merz

In ogni caso, la premier è decisa a insistere su questa strada: la diplomazia avrebbe ottenuto rassicurazioni sulla possibilità di organizzare la visita di Stato da Trump entro marzo. Subito dopo quella del premier britannico Keith Starmer.

GIORGIA MELONI - DONALD TRUMP

GIORGIA MELONI E URSULA VON DER LEYEN AL G7ANTONIO TAJANI FRIEDRICH MERZ

JOE BIDEN - DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY VUKIC

 

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI A MAR-A-LAGO

(...)

DONALD TRUMP ACCOGLIE GIORGIA MELONI A MAR-A-LAGO

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…