BERSANI ALLE GRANDI MANOVRE - L’IDEA DI DARE LA PRESIDENZA DEL SENATO A MONTI NON PIACE A NAPOLITANO: RIGOR MONTIS DOVREBBE LASCIARE PALAZZO CHIGI, E TOCCHEREBBE NOMINARE UN PREMIER AD INTERIM (CANCELLIERI?)

Giovanna Casadio per "la Repubblica"

«Andiamo avanti con i fari anabbaglianti nella nebbia... ». Bersani e Enrico Letta usano questa metafora. Il segretario del Pd e il vice (d'accordo con Dario Franceschini) sono per la strategia «un passo per volta». E, passo dopo passo, il centrosinistra sta tessendo l'incerta tela che dovrebbe consentirgli di governare. Una "mission" che Bersani stesso sa essere difficilissima. Tuttavia, ragiona, «il paese su cui pesa l'incognita- economia, non può restare senza guida, e quindi qualsiasi tentativo va perseguito fino in fondo». Tira dritto, senza dare peso alle bordate di Renzi.

Resta più che mai convinto, il segretario democratico, della necessità di coinvolgere Grillo in quel «governo del cambiamento » con lo scopo di portare a casa alcune riforme che diano ossigeno all'Italia e ricuciano il rapporto tra cittadini e politica. In questo senso va inquadrata l'offerta della presidenza di una Camera ai 5Stelle.

Non uno scambio di poltrone, ma una prova di «corresponsabilità ». Domani sera, o martedì al più tardi, potrebbe già esserci l'incontro tra Pd e grillini. Non a caso nell'assemblea dei neo eletti democratici, convocata nel primo pomeriggio di domani al teatro Capranica, potrebbero essere indicati i due "ambasciatori": un deputato e un senatore. Forse Alessandra Moretti e Miguel Gotor, o Maurizio Migliavacca.

Migliavacca, il capo della segreteria di Bersani, non vuole si facciano nomi: «Tanto sono tutti sbagliati. Piuttosto quell'assemblea va raccontata: 420 parlamentari, mai così tanti di uno stesso partito dai tempi di De Gasperi».

E se Grillo, come tutto lascia prevedere, risponde picche al Pd? Allora l'intenzione di Bersani è di mantenere ai democratici la presidenza di Montecitorio, che dovrebbe essere affidata a Franceschini, e offrire la presidenza del Senato a Mario Monti. Che il Pd stesse lavorando a un accordo con i montiani era «nelle cose».

Vendola non avrebbe obiezioni a un ruolo istituzionale per il premier uscente. Certamente al centrosinistra è preclusa la strada degli approcci con il Pdl. Per ragioni politiche serie. Bersani l'ha ripetuto in tutte le lingue, che non si fanno patti con chi ha pensato di sovvertire il risultato delle urne comprando senatori, durante il governo Prodi. Eleggere alla presidenza di Palazzo Madama un pidiellino poi, significherebbe configurare una maggioranza di governo di quel tipo.

Escluso. Dell'esperienza del 2006, resta anche un altro insegnamento, che il leader democratico fa suo, rilanciando: «Non faremo l'asso pigliatutto, non terremo per noi entrambe le presidenze delle Camere, né le presidenze delle commissioni ». In gergo politico, si dice "governance plurale", ed è la proposta che illustrerà domani dall'assemblea degli eletti.

Su Monti alla presidenza del Senato però ci sono i dubbi del Quirinale. Non è poca cosa. Monti dovrebbe lasciare subito Palazzo Chigi, e allora bisognerebbe nominare un premier ad interim. Mai accaduto. Non è vietato, però. Addirittura circolano già i nomi per l'interim: Anna Maria Cancellieri, il ministro dell'Interno; Corrado Passera, il responsabile dello Sviluppo, o il ministro dell'Economia Vittorio Grilli. In questo scenario, Bersani accetterebbe un incarico esplorativo. Le ipotesi si rincorrono, e descrivono scenari confusi. Una delle voci è che il presidente Napolitano possa dimettersi prima per accelerare una soluzione. A quel punto, Napolitano-senatore a vita potrebbe essere papabile per un governo breve? L'idea è accarezzata dal costituzionalista Michele Ainis, e circola anche in casa democratica tra chi dà per perduto in partenza lo sforzo bersaniano.

Ma è ancora tempo di strategie di Palazzo? La cosa certa è che Bersani vuole andare fino in fondo e evoca i precedenti di governi "di minoranza": uno ebbe la fiducia
(Andreotti nel 1976), mentre quello di De Gasperi nel 1953, restò in carica un solo mese e si vide rifiutata la fiducia dal Parlamento.

È convinto che i grillini non vogliano tornare al voto e che potrebbero astenersi, così facendo nascere un suo governo. La possibilità invece che i 5Stelle accettino la presidenza della Camera è molto remota. Se così fosse, a guidare l'assemblea del Senato potrebbe essere un democratico che piaccia ai grillini come Piero Grasso. Sono conti senza l'oste: ne è consapevole Bersani. I tassi dei nostri Btp hanno già «mostrato tensioni al rialzo» rispetto a gennaio: e se i tassi esplodessero?

 

MONTI, BERSANI, NAPOLITANO, CASINI, ALFANOMONTI NAPOLITANObersani_napolitanoDALEMA - OCCHETTO - BERSANI - LA GIOIOSA MACCHINA DA GUERRAEnrico Letta AnnaMaria Cancellieri

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…