cia central intelligence agency

GUERRA ALL’ULTIMA SPIA - L'INTELLIGENCE CIVILE AMERICANA, LA CIA, E QUELLA MILITARE, LA DIA, HANNO MONITORATO I RUSSI PER MESI GARANTENDO AGLI UCRAINI, GRAZIE ALL'USO DEI SATELLITI,  INFORMAZIONI PREZIONE: LE DIRETTRICI, LE CONDIZIONI DELLE TRUPPE, I GUAI DI RIFORNIMENTO - E POI CI SONO GLI SPECIALISTI DELL'INTELLIGENCE CHE HANNO ADDESTRATO GLI UCRAINI FIN DAL 2015 E NON SAREBBE STRANO SE STESSERO FAVORENDO MISSIONI DIETRO LE LINEE, CON AGENTI E PARAMILITARI IN POSSESSO DI PASSAPORTI DI ALTRI STATI - E PUTIN RISPONDE CON LA STESSA MONETA…

intelligence usa in campo nella guerra in ucraina 4

Andrea Marinelli e Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

L'ultimo colpo del taglia-erba è stato lunedì. Parigi ha annunciato l'espulsione di sei diplomatici russi smascherati da un'indagine della Dgsi, i servizi di sicurezza interni. La mezza dozzina si è aggiunta agli oltre 400 «colleghi» rispediti a Mosca dai Paesi dell'Ue - 30 in Italia - perché accusati di essere degli 007 sotto copertura, uno dei tanti fronti della guerra di spionaggio attorno all'Ucraina.

 

intelligence usa in campo nella guerra in ucraina 5

Gli europei hanno accentuato l'azione di contrasto riducendo drasticamente il numero dei russi accreditati nelle ambasciate con ruoli ufficiali: elementi impegnati nella raccolta di informazioni, nel reclutamento, nella campagna di disinformazione. Il Cremlino ha replicato con misure analoghe ma, visto il numero massiccio di espulsioni, l'azione europea può avere un impatto in questa fase critica e costringere Mosca - che può comunque contare sugli «illegali», le spie vere - a rivedere il suo dispositivo.

 

intelligence usa in campo nella guerra in ucraina 3

In questo conflitto, la Cia ha scelto di «andare in pubblico». Nel tentativo di prevenire l'invasione ha diffuso fin dall'autunno quanto aveva raccolto sui preparativi russi e lo ha poi distribuito a livello globale. Tra gli alleati - che non ci hanno creduto - ma anche sulle scrivanie del Cremlino, con l'ormai storica missione del direttore Burns a Mosca.

 

Questa mossa oggi è al centro delle analisi: aver rivelato le carte in un modo così plateale può aver compromesso chi ha «avvertito» Langley. Tuttavia è stata anche una dimostrazione di forza, che ha permesso a Washington di essere sempre un passo avanti nella narrazione. Lo stesso approccio è stato usato con la Cina.

intelligence usa in campo nella guerra in ucraina 1

 

Una volta scattata l'offensiva, l'intelligence civile, la Cia, e quella militare, la Dia, sono passate allo «stato due». È iniziato il monitoraggio intenso degli invasori, garantendo alla resistenza ciò che serviva: le direttrici, le condizioni delle truppe, i guai di rifornimento.

Una cooperazione piena, sorretta dagli apparati elettronici e dai satelliti, che ha coinvolto altri Paesi del patto atlantico e la Svezia.

 

C'è, ovviamente, anche una componente realmente segreta: gli specialisti dell'intelligence hanno addestrato gli ucraini fin dal 2015, quindi non sarebbe strano se stessero favorendo missioni dietro le linee, con la presenza di agenti e paramilitari magari in possesso di passaporti di altri Stati. Gli uomini dello zar hanno risposto con la stessa lama.

 

intelligence usa in campo nella guerra in ucraina 2

Kiev ha denunciato le incursioni di infiltrati nelle città, di team pronti a uccidere, a creare problemi. Probabile che Mosca sperasse di disfarsi di Zelensky grazie al cavallo di Troia di «amici» filorussi e generali traditori: due sono stati defenestrati dal governo. È andata diversamente, anche in Patria, dove lo Zar ha fatto arrestare il capo dello spionaggio estero Beseda e il suo vice, poi avrebbe cacciato 100/150 agenti. Il compito più difficile resta comprendere i meccanismi del Cremlino e i «desideri» di Vladimir Putin.

 

È uscito tanto, troppo, in questo mese sul presunto isolamento del leader, sulla sua presunta malattia, sulle sue «visioni» strategiche, sull'ipotetico dissenso. Una parte di queste news possono aver fondamento, altre sono messe in giro per fare «confusione», creare dubbi, fare propaganda, spingere i gerarchi a guardarsi con sospetto: sei tu il Giuda? Sono ricostruzioni analoghe a quelle che circolavano su Saddam o Gheddafi, a volte sul nordcoreano Kim. Quasi un copione, non sempre attendibile.

cia central intelligence agency

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?