meloni merz macron trump salvini putin

L’ITALIA SI CHIAMA FUORI DALL’UCRAINA: NON INVIERÀ TRUPPE SUL TERRENO, E NEMMENO GLI SMINATORI – AL CONSIGLIO DEI MINISTRI PASSA LA LINEA DI SALVINI, CONTRARISSIMO AL COINVOLGIMENTO ITALIANO A SOSTEGNO DI KIEV. GIORGIA MELONI SALTA SUL CARROCCIO IN FUNZIONE ANTI-FRANCESE: I “VOLENTEROSI”, GUIDATI DA MACRON, CON L’APPOGGIO DEL TEDESCO MERZ E DEI BALTICI, CHIEDONO UN INTERVENTO IMMEDIATO DELL’EUROPA. MA LA DUCETTA TENTENNA: TEME IL DISIMPEGNO AMERICANO, E DEVE FARE I CONTI CON UN’OPINIONE PUBBLICA CHE SE NE FREGA ALTAMENTE DI KIEV…

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/politica/2025/08/28/news/sminatori_italiani_ucraina_meloni_tajani_salvini-424813642/

 

gli sguardi di giorgia meloni a donald trump video di smar gossip su tiktok 7

Su un punto almeno il governo sceglie una linea netta, senza equilibrismi: «Gli intensi attacchi di questa notte su Kiev — sottolinea Giorgia Meloni — dimostrano chi sta dalla parte della pace e chi non ha intenzione di credere nel percorso negoziale. I nostri pensieri vanno al popolo ucraino, ai civili, ai familiari di vittime inermi, tra cui anche bambini, degli insensati attacchi russi». La premier certifica quanto è sotto gli occhi del mondo: il Cremlino allontana la tregua a colpi di missili sui condomini.

 

Poco dopo, Palazzo Chigi diffonde un altro comunicato. Deve riassumere il vertice convocato da Meloni con i big del governo. In quel testo, però, manca un passaggio. Dopo aver infatti ribadito che non è «prevista alcuna partecipazione italiana a un’eventuale forza multinazionale da impegnare in territorio ucraino», l’esecutivo sottolinea che «sono al vaglio ipotesi di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini, solo una volta raggiunta la cessazione delle ostilità». Degli sminatori italiani, invece, nessuna traccia.

 

FRIEDRICH MERZ - EMMANUEL MACRON

Eppure, era stato Antonio Tajani a parlarne apertamente solo due giorni prima. E il governo aveva garantito questa disponibilità agli alleati nelle riunioni tra i consiglieri per la sicurezza nazionale (Nsa), a livello di capi di Stato maggiore, tra ministri della Difesa e degli Esteri.

 

Del nodo si discute ovviamente nel chiuso di Palazzo Chigi. Si espongono Meloni e Guido Crosetto. Poi il titolare della Farnesina. Matteo Salvini non si oppone alla linea condivisa, che suona così: in futuro potremo inviare esperti per le bonifiche, per mare e probabilmente anche per terra, ma soltanto a pace siglata.

 

antonio tajani, giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse

Un modo per comprare tempo e non esporsi, ma soprattutto per veicolare un messaggio di cautela, utile a prendere di distanze dai “volenterosi” anglo-francesi. Intanto, meglio insistere sull’articolo cinque: «La chiave di volta è costituita da robuste e credibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina, da elaborare insieme a Stati Uniti e partner europei».

 

Poco dopo, Tajani scende in conferenza stampa. Ribadisce che gli sminatori esistono e potrebbero essere mobilitati, ma solo in futuro. «Non manderemo soldati italiani sul terreno», premette. Poi aggiungere: «Abbiamo imprese private e civili, anche marittime. Abbiamo militari in grado di farlo. Se ci sarà una richiesta, saremo a disposizione».

 

donald trump accoglie giorgia meloni alla casa bianca 7

Ma il cuore del messaggio di Tajani è un altro. E serve a prendere le distanze da Parigi e Londra: «Sarebbe una operazione umanitaria — spiega infatti — che non ha nulla a che vedere con la presenza militare come la intendono alcuni dei volenterosi». Su questo terreno, Roma ha ingaggiato proprio in queste ore un aspro duello con Emmanuel Macron.

 

La battaglia si sta consumando soprattutto a livelli degli Stati maggiori alleati. I francesi, sostenuti dai tedeschi, ma soprattutto da baltici e scandinavi, premono su un principio: gli europei devono agire, mandare un segnale rapido. L’Italia — e in modo soft la Gran Bretagna — replicano che prima di ogni mossa è fondamentale una “copertura” americana.

 

SALVINI PUTIN

Il rischio, sostengono, è che un eccessivo attivismo continentale consenta alla Casa Bianca di sfilarsi, lasciando gli europei a fronteggiare Putin in un’escalation. Senza Usa, insistono, la guerra è già persa. […] Roma fa presente che per essere coerenti bisognerebbe andare ben oltre il progetto dei volenterosi — disposti a impegnare sei brigate Ue e comunque non sul confine — e mobilitare fino a 500 mila uomini  […]. Valesse la proporzione, l’Italia ne dovrebbe spedire 60 mila. Dimensioni e costi insostenibili, per l’esecutivo. […]

SALVINI CON LA MAGLIA DI PUTINgiorgia meloni foto lapresseMATTEO SALVINOV - MEME volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse 9giorgia meloni volodymyr zelensky foto lapresse 2meloni trump vignetta altangli sguardi di giorgia meloni a donald trump video di smar gossip su tiktok 8la risata di giorgia meloni davanti a donald trump 7gli sguardi di giorgia meloni a donald trump video di smar gossip su tiktok 2

Ultimi Dagoreport

davide vecchi salvini

FLASH! L'ADDIO DELLA RAVETTO ALLA LEGA SCOPERCHIA IL GRAN CASINO NEL NUOVO STAFF COMUNICAZIONE DEL PARTITO! SALVINI HA VOLUTO AFFIDARE I GRUPPI PARLAMENTARI A DAVIDE VECCHI, (CHE DA GIORNALISTA DEL "FATTO QUOTIDIANO", LO PERCULAVA) E NEL GIRO DI POCHI MESI DUE DIPENDENTI SE NE SONO GIA' ANDATI "PER IL BRUTTO CLIMA". PARE CHE VECCHI PIACCIA SOLO A SALVINI E ALLA FAMIGLIA VERDINI - TRA LE RAGIONI DELL'ADDIO ALLA LEGA DELLA RAVETTO CI SAREBBE ANCHE LA DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE ALLE TRASMISSIONI TV, L'UNICA COSA CHE VERAMENTE LE STAVA A CUORE...

 
 
fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…