giorgia meloni xi jinping joe biden usa cina

L’ITALIA USCIRÀ DALLA VIA DELLA SETA E I CINESI SE NE FANNO UNA RAGIONE – IL TABLOID “GLOBAL TIMES”, ORGANO UFFICIALE DEL PARTITO COMUNISTA, RIPORTA L’OPINIONE DI ALCUNI ESPERTI, CHE SPIEGANO COME LA MANCATA PROROGA DEL MEMORANDUM NON DOVREBBE ESSERE “FONDAMENTALMENTE DANNOSA” PER I RAPPORTI BILATERALI: “NON CI SARÀ UNA BATTUTA D’ARRESTO FONDAMENTALE”. BASTERÀ FARE NUOVI TRATTATI COMMERCIALI – OGGI TAJANI SARÀ A PECHINO PER COMUNICARE LA POSIZIONE ITALIANA

meloni xi jinping

(ANSA) - Alcuni esperti cinesi hanno affermato che se il possibile ritiro di Roma dalla Belt and Road (la Nuova Via della Seta) possa diventare una grave battuta d'arresto per le relazioni Cina-Italia dipende da come andranno le discussioni tra le due parti, ma l'impatto non dovrebbe essere "fondamentalmente dannoso" per i legami bilaterali.

 

Lo riporta il Global Times, il tabloid nazionalista del Quotidiano del Popolo, in vista degli incontri istituzionali che il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani avrà oggi a Pechino con il ministro del Commercio Wang Wentao e il capo della diplomazia cinese Wang Yi. Tajani, prima di partire, ha dichiarato al forum Ambrosetti che la cooperazione della Bri "non ha portato i risultati che ci aspettavamo". Alcuni esperti cinesi ritengono che l'Italia si sia messa in una posizione difficile.

 

giorgia meloni con joe biden allo studio ovale

Da un lato, sta affrontando la crescente pressione degli alleati occidentali guidati dagli Usa e la sua lotta politica interna ha reso il patto Bri proposto dalla Cina un obiettivo importante, mentre dall'altro spera di mantenere i benefici della cooperazione con la Cina assicurandosi i canali di dialogo aperti.

 

Il viaggio di Tajani in Cina, che è visto come l'apertura della strada a una futura visita della premier Giorgia Meloni, offre ancora l'opportunità alle due parti di considerare attentamente quanto peso avrà la cooperazione Bri nei legami Cina-Italia e quali sarebbero i maggiori impatti se Roma decidesse di non rinnovare il memorandum di adesione, hanno detto alcuni esperti, sottolineando che, tuttavia, l'impatto non dovrebbe essere fondamentalmente dannoso nei rapporti bilaterali.

 

"In una certa misura, il governo Meloni ora vuole usare il suo cosiddetto ritiro dalla Bri come prova del suo ritorno alla politica occidentale tradizionale. Chiaramente, c'è una significativa influenza politica e pressione da parte degli Stati Uniti e di altri Paesi occidentali", ha affermato Cui Hongjian, direttore del Dipartimento di Studi Europei presso il China Institute of International Studies. "Per affrontare il deficit commerciale, dobbiamo rispettare le regole del mercato. Quanto vantaggio hanno i prodotti italiani sul mercato cinese?

 

ANTONIO TAJANI AL FORUM AMBROSETTI DI CERNOBBIO

Questo non è un problema del governo cinese né della cooperazione Bri, e loro lo capiscono", ha aggiunto Cui, sottolineando che Tajani sta cercando una via d'uscita poiché il governo italiano potrebbe apportare modifiche alla politica BRI in futuro. "Potrebbe esserci qualche impatto se il governo italiano decidesse di non rinnovare il patto: ad esempio, non ci sarà la stessa garanzia sugli investimenti e la possibilità di stabilire le relative regole", ha notato Wang Yiwei, a capo dell' Istituto per gli affari internazionali della Renmin University. "Ma questi impatti non rappresenteranno una battuta d'arresto fondamentale per le relazioni Cina-Italia".

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