IL CORAGGIO CHE L’ITALIA NON HA – L’UNGHERIA SMETTE DI APPLICARE LA DIRETTIVA DI DUBLINO E NON ACCETTERÀ MIGRANTI IN ARRIVO DA ALTRI PAESI, ANCHE SE INIZIALMENTE REGISTRATI IN UNGHERIA – LA SPIEGAZIONE UFFICIALE? “LA BARCA È PIENA”

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera

 

Fuori controllo a Calais, dove centinaia di persone ieri hanno dato l’assalto ai Tir diretti in Gran Bretagna, il problema dei migranti sembra sfuggire di mano in tutta Europa, proprio alla vigilia del vertice Ue di domani che avrebbe dovuto sancire una ritrovata solidarietà tra gli Stati. 

Viktor Orban Viktor Orban


L’Ungheria ha annunciato la sospensione unilaterale e immediata degli accordi di Dublino sui rifugiati: non accetterà ulteriori trasferimenti da altri Paesi europei, anche di persone che siano state registrate inizialmente in Ungheria. Nel comunicato ufficiale diffuso in serata, il governo di Budapest spiega che il sistema di accoglienza dei rifugiati è al collasso con oltre 60 mila arrivi, e aggiunge una nota polemica:

 

l’Ungheria ha finora applicato gli accordi di Dublino prendendo le impronte digitali e registrando tutti coloro che richiedono l’asilo politico, «ma basta guardare una cartina geografica per rendersi conto che un rifugiato dalla Siria o dall’Afghanistan che presenta domanda in Ungheria deve avere prima attraversato illegalmente almeno quattro Stati». La critica è rivolta ai Paesi già accusati in passato (l’Italia è tra questi) di lasciare passare i migranti senza prendere loro le impronte digitali, in modo da non doversene poi prendere carico. 

Viktor Orban Viktor Orban


La Commissione europea ha reagito seccamente. «L’Ungheria ha informato i Paesi partner che la sospensione delle regole di Dublino era dovuta a delle ragioni tecniche — ha detto un portavoce di Bruxelles —. La Commissione ha chiesto un chiarimento immediato sulla natura e ampiezza di queste ragioni tecniche e sulle misure prese per rimediare a questa situazione». Ma il chiarimento lo ha dato ai media austriaci il portavoce ungherese Zoltan Kovacs con quattro parole: «La barca è piena». L’Ungheria, che una settimana fa ha annunciato la costruzione di un muro di 175 chilometri al confine con la Serbia, ritiene di non potere fare di più. 


Accanto al nuovo fronte diplomatico, ieri c’è stato l’aggravamento della crisi a Calais, in Francia, dove migliaia di persone cercano con ogni mezzo di sfuggire ai controlli e imbarcarsi per l’Inghilterra. 

ORBAN e BERLUSCONIORBAN e BERLUSCONI


Uno dei punti scelti dai clandestini per provare a nascondersi a bordo dei Tir è lo spazio tra la cabina e il rimorchio. Oppure si rannicchiano sotto lo spoiler antivento. Altrimenti c’è la soluzione più banale, l’assalto di massa, in gruppi anche di 20 alla volta, forzando le porte del rimorchio e cercando poi di sparire tra le merci. I poliziotti francesi ne fermano molti ma è una questione di numeri: circa 300 agenti contro 3.000 migranti eritrei, sudanesi, afghani, siriani, che a ondate successive lasciano le tende del campo provvisorio di Calais e raggiungono l’autostrada. 


Gli agenti li respingono con lo spray urticante o minacciando manganellate ma il massimo che possono fare è ributtarli sul prato, al di là del guard-rail, da dove poco dopo i migranti ricominceranno da capo: sanno che almeno qualcuno di loro, magari al decimo tentativo, riuscirà a sfuggire ai poliziotti e ai camionisti e a raggiungere Londra, la terra promessa. 

 

IMMIGRAZIONE IN UNGHERIAIMMIGRAZIONE IN UNGHERIA


Ieri i migranti hanno approfittato degli incolonnamenti provocati dallo sciopero dei marittimi della compagnia di traghetti MyFerryLink, appena venduta da Eurotunnel alla concorrente danese DFDS Seaways. Cinquecento posti di lavoro su 600 sono a rischio, così i dipendenti di MyFerryLink hanno bloccato l’autostrada e dato fuoco alle gomme sui binari del tunnel della Manica. Il traffico degli Eurostar è stato sospeso. 

IMMIGRAZIONE IN UNGHERIAIMMIGRAZIONE IN UNGHERIAIMMIGRAZIONE IN UNGHERIAIMMIGRAZIONE IN UNGHERIA


Decine di Tir sono rimasti fermi per quasi tutta la giornata a Calais, un obiettivo ideale per quanti vogliono arrivare in Inghilterra aggirando il muro anti-immigrati in costruzione nella zona del porto con i finanziamenti — 15 milioni di euro — della Gran Bretagna. 
 

 

 

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI