“L’UNICA STRADA È IL BAGNO DI SANGUE” - PER I MANIFESTANTI UCRAINI LA VIOLENZA È LA SOLA VIA RIMASTA PER COMBATTERE IL GOVERNO

1. UCRAINA, OCCUPATO IL MINISTERO DI GIUSTIZIA
Da www.avvenire.it

l ministro della Giustizia ucraino, Olena Lukash, ha avvertito i manifestanti che hanno occupato il suo ministero, nel centro di Kiev, che potrebbe imporre lo stato d'emergenza. La Lukash, che partecipa ai negoziati tra l'opposizione e il presidente Viktor Yanukovich per trovare una soluzione alla situazione di stallo, ha aggiunto alla tv che chiederà che i negoziati vengano interrotti se l'edificio non sarà liberato.

Nella tarda serata di ieri decine di manifestanti hanno fatto irruzione nel ministero ignorando la manciata di poliziotti all'entrata che peraltro non ha opposto alcuna resistenza; poi, nel giro di brevissimo tempo, altri manifestanti sono accorsi e hanno eretto una barricata all'esterno dell'edificio, alta parecchi metri e fatta di sacchi riempiti di neve e altro materiale di scarto.

"Sarò costretta a chiedere al presidente ucraino di interrompere i colloqui se l'edificio non viene liberato immediatamente", ha detto la Luikash. E se i manifestanti non sgombereranno l'edificio, ha aggiunto che chiederà al Consiglio di Sicurezza Nazionale di valutare "se imporre lo stato di emergenza in tutto i Paese".

L'edificio è stato assaltato a un gruppo di manifestanti estremisti che ha rotto le finestre e distrutto l'insegna esterna. Secondo Lukash, i manifestanti hanno anche spruzzato acqua all'interno, acqua che a causa delle temperature gelate "ha trasformato i pavimenti in una vera e propria pista di ghiaccio".

Papa Francesco è "vicino con la preghiera all'Ucraina, in particolare a quanti hanno perso la vita in questi giorni e alle loro famiglie". "Auspico - ha detto dopo l'Angelus - che si sviluppi un dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile e, evitando ogni ricorso ad azioni violente, prevalgano nel cuore di ciascuno lo spirito di pace e la ricerca del bene comune".


2. "FARÀ LA FINE DI CEAUSESCU" KIEV OSTAGGIO DEGLI ULTRÀ
Articolo di Mark Franchetti* pubblicato da "la Stampa"

*Corrispondente da Mosca del «Sunday Times» di Londra

Con in mano una mazza da baseball d'acciaio, vestito in tuta mimetica e in testa un passamontagna nero e un casco da hockey su ghiaccio, Vladimir, un manifestante antigovernativo di Kiev, sembra un guerriero uscito fuori da un film della serie «Mad Max».

Con le temperature precipitate a meno 17, mentre lo stallo teso fra la polizia e i dimostranti si trascina fino alle prime ore del mattino, il meccanico disoccupato sta in piedi con aria di sfida a meno di cento metri da file di agenti antisommossa armati con manganelli, maschere antigas e scudi di metallo. Non è in vena di compromessi.

«Un bagno di sangue. È l'unica via d'uscita, le cose sono andate troppo oltre», dice Vladimir. Dietro uno sfondo di denso fumo nero di pneumatici incendiati dai manifestanti. «Questo governo non rinuncerà al potere pacificamente. La violenza è l'unico linguaggio che capisce. Non ci ritireremo. Ora ci difendiamo con mazze da baseball e molotov, ma se dovremo prendere le armi e cominciare a sparare io lo farò senza esitazioni.

Siamo in guerra». Vladimir appartiene al Pravi Sektor, «il settore di Destra», un'alleanza di gruppi estremisti che sono l'avanguardia delle violenze esplose dopo quasi due mesi di manifestazioni per lo più pacifiche. In un'escalation drammatica, che ha spinto l'Ucraina pericolosamente verso la guerra civile, cinque dimostranti e un poliziotto sono morti negli scontri.

Le manifestazioni di massa sono cominciate alla fine di novembre per protestare contro Victor Yanukovich, il presidente ucraino, e il suo inaspettato rifiuto di firmare un accordo di integrazione con l'Unione europea, per scegliere invece più stretti legami economici con la Russia e il Cremlino. L'inversione di marcia del presidente ha fatto infuriare la maggioranza pro-europea del Paese che da allora ha occupato «il Maidan», la Piazza dell'Indipendenza nel centro di Kiev, il punto focale della rivoluzione arancione del 2004.

Due giorni fa le proteste si sono estese per la prima volta anche ad altre regioni e l'opposizione ha respinto l'offerta di Yanukovich di fare parte del governo. La guerriglia urbana è esplosa a Kiev pochi giorni fa quando i membri del Settore di Destra hanno reagito con furia a una nuova legge approvata dal parlamento, che di fatto consente al governo di perseguire i manifestanti per terrorismo.

«Per due mesi la gente ha protestato pacificamente, chiedendo le dimissioni di Yanukovich», dice ancora Vladimir. «Ha ignorato le nostre richieste, solo per far passare una legge degna di una dittatura. Quello che è successo a Ceausescu è un buon esempio di come le cose possono andare a finire qui».

Con circa 20mila sostenitori il Settore di Destra è piccolo ma, dato il suo estremismo, ha ora un ruolo importante nelle proteste. Alcuni osservatori credono che questi nazionalisti radicali abbiano ormai di fatto preso in ostaggio il movimento di protesta, che in un primo momento aveva attratto soprattutto democratici liberali che vedono il loro futuro in Europa. Molti del Settore di Destra si vedono come difensori della nazione ucraina. «Siamo qui perché vogliamo sbarazzarci di questo governo corrotto», dice Georghy, un muratore ventinovenne, mentre prepara bombe molotov. «L'integrazione nell'Ue non è la priorità».

Nel centro di Kiev, via Grushevskovo, l'epicentro degli scontri sembra ora una zona di guerra. Manifestanti mascherati, con indosso armature fatte in casa, caschi e armati con mazze e scudi difendono alte barricate fatte di sacchi riempiti di neve e ghiaccio.

Un giovane insulta la polizia, stando a petto nudo nonostante i meno 17, brandendo una motosega accesa. Pile di sanpietrini, cavati via dalle strade per farne proiettili, giacciono sparpagliati accanto a casse di molotov pronte a essere accese. Sfidando il freddo, quattro preti ortodossi con lunghi abiti neri e una grande croce pregano fra la polizia e i dimostranti.

«La situazione in Ucraina sta diventando molto complessa», dice un ex consigliere del governo che si è dimesso l'hanno scorso. «Yanukovich sarà anche un farabutto senza futuro politico ma questi che ora lanciano bombe nelle strade a stento sono il tipo di persone che l'Europa è pronta ad accogliere a braccia aperte. Il Paese è profondamente diviso, è una situazione molto pericolosa. Questa violenza rischia di degenerare e di spargersi a macchia d'olio».

Aumentano le accuse di atrocità commesse dalla polizia e da teppisti filo governativi - comprese quelle di presunte torture a un attivista trovato morto in una foresta di periferia. Yuri Verbitsky è stato rapito in un ospedale assieme a Igor Lutsenko, un attivista dell'opposizione. Tutti e due erano stati ricoverati per le ferite subite durante gli scontri. Lutsenko ha detto di essere stato interrogato, picchiato e sottoposto a una finta esecuzione prima di essere rilasciato. Verbiysky è stato pestato e si pensa che sia morto congelato.

Decine di dimostranti sono stati sequestrati dalla polizia. Uno dei tre manifestanti uccisi a colpi di arma da fuoco durante la rivolta è Sergei Nigoyan, 20 anni, un democratico non violento che è stato presumibilmente colpito al cuore dalla polizia.

Quando, tre settimane fa, una giornalista di Kiev gli aveva chiesto perché era sceso in piazza, il giovane dell'Est dell'Ucraina aveva risposto: «Guardavo i notiziari su quello che stava accadendo in Piazza dell'Indipendenza e non riuscivo a dormire la notte. Allora ho preso il primo treno per Kiev. Non potevo stare seduto e non fare nulla. Dopo tutto si tratta del mio futuro».

 

 

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