1. MA QUANTO E’ PICCOLO IL MONDO! INDOVINATE DOVE INSEGNA ‘’ARCHIVISTICA GENERALE” LA MOGLIE DI MASSIMO D’ALEMA, LA PROFESSORESSA LINDA GIUVA? MASSÌ, ALL’UNIVERSITÀ DI SIENA, NELLA SEDE DISTACCATA DI AREZZO, MAGARI COSÌ È PIÙ VICINA A ROMA 2. DEL RESTO, NELLA MANGIATOIA DI SIENA L’UNIVERSITÀ, REGNO DEL PROBIVIRO DEL PARTITO LUIGI BERLINGUER, IN 5 ANNI HA ACCUMULATO PIÙ DI 300 MILIONI DI “BUCO” NEL BILANCIO 3. IL PALIO DEL CAOS: C’È CHI CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO DELLA BANCA, C’È CHI CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO DELL’UNIVERSITÀ, E IL COMUNE È GIÀ COMMISSARIATO 4. SAPETE QUAL È L’IDEA GENIALE DEL RETTORE RICCABONI, INTERCETTATO AL TELEFONO CON BERLINGUER, PER RISANARE I CONTI? NON PAGARE I DEBITI AL MONTE DEI PACCHI!

1- SIENA PERDE L'ATENEO - I REVISORI CHIEDONO IL COMMISSARIAMENTO
Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"

Due righe fulminanti, in linguaggio tecnico ma inequivocabili: il collegio dei revisori dei conti dell'Università di Siena invoca l'immediato commissariamento "prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente". Così si conclude il documento con cui, pochi giorni fa, i tre esperti - Cesare Lamberti, Massimiliano Bardani e Laura Pedron - hanno espresso parere contrario all'approvazione del bilancio preventivo 2013.

Per la rossa Siena è una beffa stratosferica: i censori contabili invocano la prima applicazione della riforma Gelmini proprio nell'ateneo governato per lunghi anni da Luigi Berlinguer, padre della riforma che la pupilla di B. ha sovvertito. Lo stato di dissesto per le Università infatti non esisteva prima della Gelmini, e anzi non esiste di fatto neppure adesso: il ministro tecnico Francesco Profumo non ha ancora varato i decreti attuativi che consentirebbero la procedura di dissesto.

Se il rettore di Siena, Angelo Riccaboni, non fosse professore ordinario di economia aziendale si potrebbe sospettare che non abbia capito. Avrà dunque altri motivi per dichiarare, come ha fatto il 5 dicembre scorso inaugurando solennemente l'anno accademico, che "la fase più acuta della crisi è superata". E per vantarsi, come ha fatto davanti al senato accademico, di una lettera di congratulazioni del ministro dell'Economia Vittorio Grilli per "l'azione di risanamento intrapresa".

Certo, è vero che le cose non vanno più così male come quattro anni fa, quando venne rivelata una voragine da 270 milioni di euro in un ateneo che ha un bilancio inferiore ai 200 milioni l'anno. Ma è anche vero che il 2012 si è chiuso con ulteriori 46 milioni di perdite, e la previsione, forse ottimistica per il 2013 è di un rosso ancora a quota 19 milioni.

Adesso metteteci sopra la ciliegina: la strategia dell'economista Riccaboni per risanare l'Università è di non pagare i debiti al Monte dei Paschi. Proprio così, lo notano, con un certo trapelante raccapriccio, i sindaci revisori nella loro relazione tenuta finora accuratamente riservata. E notano anche che meglio sarebbe utilizzare il beneficio conseguente per accelerare il risanamento, anziché, come ha deciso Riccaboni, per fare nuovi investimenti e "far tornare a crescere" il campus senese (perché a Siena la mania di grandezza è dura a morire).

E così il cerchio si chiude. Non solo il Monte, malato grave, taglia i fondi alla Mens Sana basket, al Siena calcio e al Palio. Non solo la Fondazione, azionista al collasso del Monte, deve tagliare le sue generose erogazioni, anche quelle all'Università. Ma l'Ateneo a sua volta decide di sospendere per cinque anni il pagamento delle sue rate di mutuo a Mps. Un vero e proprio kamasutra dell'insolvenza incrociata. E così c'è chi chiede il commissariamento della banca, c'è chi chiede il commissariamento dell'Università, e il Comune è già commissariato.

Ormai sotto la torre del Mangia i tempi sono maturi per l'intervento delle truppe Onu. Non è una battuta. Tra pochi giorni lo stato maggiore degli accademici senesi sfileranno a vario titolo a palazzo di Giustizia, dove potrebbero incrociarsi con l'ex presidente del Monte, l'amico Giuseppe Mussari, e altri big della banca finiti nei guai. Ognuno ha i suoi guai. Piero Tosi, delfino di Luigi Berlinguer e rettore dal 1994 al 2006, è alle prese con una richiesta di rinvio a giudizio per il dissesto dell'Università.

Il suo mandato terminò su intervento della procura di Siena, che lo ha rinviato a giudizio per tentata concussione, con l'accusa di aver indotto a ritirarsi l'unico altro aspirante al posto di ricercatore a cui puntava suo figlio Gian Marco: per fortuna è stato assolto, e quindi padre e figlio vivono felici e contenti nella stessa facoltà, medicina.

Al posto di Tosi venne il rottamatore antiberlingueriano Silvano Focardi, che portò alla procura tutte le carte che dimostravano lo sfascio dei conti e il buco da 270 milioni. Ma anche il censore è finito nei guai, diventando celebre per le accuse sui finanziamenti alla sua contrada del Palio e sugli acquisti di quantitativi smodati di aragoste con soldi pubblici (la difesa sostiene che le aragoste servivano per certe ricerche nel campo della biologia marina). Anche Focardi attende la decisione sul rinvio a giudizio.

E quindi venne Riccaboni, l'uomo della restaurazione berlingueriana (sempre nel senso di Luigi), che il 21 luglio 2010 è stata eletto contro Focardi per soli 16 voti su 570 votanti. In questo caso tra pochi giorni si decide sul rinvio a giudizio di dieci membri, di cui sette professori, della commissione elettorale: l'accusa (che non riguarda Riccaboni) è di aver truccato il voto.

L'indagine è scattata subito dopo l'elezione di Riccaboni, che è stato intercettato mentre chiedeva lumi a Berlinguer, il quale lo rassicurava: convinto che l'inchiesta non poteva bloccare la nomina del nuovo rettore, sarebbe andato l'indomani a spiegare la situazione alla Gelmini. Due giorni dopo il ministro della Pubblica istruzione ratificò la nomina di Riccaboni.


2- MA QUANTO E' PICCOLO IL MONDO! INDOVINATE DOVE INSEGNA ARCHIVISTICA LA MOGLIE DI MASSIMO D'ALEMA, LINDA GIUVA? MASSÌ, ALL'UNIVERSITÀ DI SIENA, MA NELLA SEDE DISTACCATA DI AREZZO COSÌ È PIÙ VICINA A ROMA
Biografia da http://www.sissco.it/ - Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea

Linda GIUVA - Università di Siena

Dopo aver lavorato per oltre ventanni nell'Amministrazione archivistica italiana, è approdata all'Università degli Studi di Siena, sede di Arezzo dove insegna Archivistica generale in qualità di professore associato. Si è occupata di archivi di partiti politici, di singole personalità e svolge ricerche nel campo dell'innovazione applicata alla gestione documentale nelle pubbliche amministrazioni.

E' membro del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci di Roma.
Fa parte del Comitato direttivo dell'Associazione Bianchi Bandinelli.
E' membro del Comitato per l'Edizione nazionale delle opere di Gramsci.
E' consulente al progetto "Archivi della città di Bologna" della Fondazione Cassa di risparmio di Bologna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

È membro del Comitato nazionale "Italiane al voto: donne e culture politiche".
Fa parte del comitato scientifico del progetto "Archivi storici" dell'Amministrazione provinciale di Arezzo.
Fa parte del comitato scientifico per la valorizzazione dell'archivio di Robert Katz, presso il Comune di Pergine.
Fa parte del Comitato scientifico del Centro per la cultura d'impresa di Milano.

 

 

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