BUM! BUM! L’UOMO-FUCILE CHE HA CAMBIATO IL MODO DI UCCIDERE: STORIA (SENZA GLORIA) DI MIKHAIL KALASHNIKOV

1. KALASHNIKOV - IL MITRA È UGUALE PER TUTTI
Anna Zafesova per "La Stampa"

È un vecchietto piccolino, con gli zigomi marcati e gli occhi piccoli di quei russi che portano nei geni il ricordo dei tartari, un po' sordo ma con portamento marziale, e forse anche un po' svanito. Sembra uno di quei pochi veterani rimasti, tanto onorati dalla propaganda quanto dimenticati da autorità e parenti, che passano la giornata sulle panchine a giocare a scacchi.

È difficile riconoscerlo, anche perché il suo volto è diventato pubblico solo quando era ormai anziano, nonostante con il suo ingegno avesse cambiato il mondo più di Steve Jobs, anche se non altrettanto in meglio.

Se fosse nato dall'altra parte della Cortina di ferro sarebbe diventato miliardario, ma lui risponderebbe che solo grazie al socialismo un autodidatta come lui, che aveva appena fatto le medie, è potuto diventare un uomo importante, con il petto che non riesce a contenere tutte le medaglie sulla sua uniforme di generale. Molti non sanno nemmeno che esiste, pochi sanno che è ancora vivo, ma in tutte le lingue del mondo si conosce il suo nome, scritto con la minuscola, perché ormai non è una persona, è un oggetto: il kalashnikov.

I numeri sono da far invidia a qualunque multinazionale: sulla Terra ci sono in circolazione circa 75 milioni di suoi mitra, oltre ad almeno 100 milioni di versioni più o meno contraffatte dello storico AK-47, in pratica un fucile su 5, prodotti in almeno 30 Paesi e in dotazione a una cinquantina di eserciti.

È stato il giocattolo preferito di soldati, mafiosi, ribelli, terroristi, comunisti e islamisti, narcobaroni e guerriglieri, un'arma talmente simbolica da finire sulle bandiere e sugli stemmi nazionali, dal Mozambico a Timor Est ai vessilli gialli di Hezbollah, creata da un signore che adora «la pesca, la caccia e le donne» (in questo ordine) e passava il tempo libero a casa, a riparare tubature e combattere i roditori, come racconta il giornalista francese Oliver Rohe nel suo La mia ultima invenzione è una trappola per talpe , in uscita da Add editore.

Un'invenzione e un inventore che hanno due storie parallele: di fama planetaria la prima, quasi sconosciuto, anzi, per anni un segreto di Stato ambulante, il secondo. Mikhail Timofeevich Kalashnikov, classe 1919, 17° di 19 figli di contadini deportati in Siberia perché per quanto poveri avevano terra di proprietà e quindi erano «kulaki», i nemici di classe. Un segreto che l'uomo-simbolo della supremazia sovietica ha tenuto nascosto per decenni, come il fatto di essere scappato dal confino falsificando i timbri per i documenti, il suo primo successo in tecnologia. Portandosi dietro la paura di venire smascherato, senza però mai mettere in dubbio il sistema che aveva devastato la sua famiglia: alla morte di Stalin ha pianto in pubblico, e resta un fedele tesserato del Pc.

Una biografia romanzata, che racconta la storia di Kalashnikov e del kalashnikov, un esempio di come un uomo può cambiare la storia quasi per caso. Un contadino con il pallino della tecnologia, poi un soldato dell'Armata Rossa che scrive di notte poesie sulle ragazze, che sopravvive per miracolo al suo carro armato nel 1941, e in ospedale ascolta i feriti della fanteria che si lamentano dei loro fucili.

In un'epoca di guerre corpo a corpo, dove a decidere l'esito non erano i droni e l'elettronica, ma le masse umane gettate nel tritacarne della trincea, il calibro, la precisione, la semplicità d'uso potevano valere la vita. Con lo Sturmgewehr, il primo vero fucile d'assalto, i tedeschi facevano il tiro a segno contro i sovietici, e il sergente Kalashnikov decise di inventare l'arma giusta.

La completò nel 1947 (da cui il nome ufficiale, AK-47, Avtomat Kalashnikova ), battendo al concorso governativo i migliori ingegneri. Le malelingue dicono che aveva anche copiato le loro idee, o che addirittura fosse stato un prestanome, ma resta il fatto che il Cremlino scommette sul contadino-prodigio di soli 28 anni.

Il kalashnikov viene usato per la prima volta nel 1956, nella rivolta in Ungheria, e diventa uno degli strumenti con il quale viene scritta la storia del '900. Inventata da un soldato, è l'arma perfetta per i soldati, semplice - il corso per imparare a usarla è di appena 10 ore e i bambini-soldato africani ci mettono ancora meno - e affidabile, capace di sparare anche dopo essere stata nel fango e nella sabbia. Con 600 colpi al minuto e precisione a lunga gittata è l'arma dei poveri, e se mr. Colt, come dicevano gli americani, ha reso eguali gli uomini che Dio aveva creato, Kalashnikov ha reso uguali i popoli, fornendo anche ai più arretrati e sperduti della Terra qualcosa con cui sfidare i potenti.

Facilmente riproducibile - nei mercati afghani vendono AK-47 prodotti artigianalmente da maestri analfabeti, e in Africa spesso costa una cinquantina di dollari, meno di una capra - è ideale per le guerre civili e le rivolte. Rohe ne segue la trasformazione da «feticcio politico» dell'anticolonialismo a simbolo dei peggiori massacri e genocidi. È stato il più grande successo del made in Urss, «più della vodka, del caviale e dei romanzieri suicidi» diceva il protagonista di Nicholas Cage in Lord of War . Il prodotto perfetto, globale, che non ha mai saziato la domanda di mercato, imitato più delle borse di Louis Vuitton, generatore di un indotto planetario e capillare, al punto che gli americani lo compravano dai cinesi per rifornire i mujaheddin afghani che sparavano ai russi, armati ovviamente di kalashnikov anche loro.

Un'invenzione che avrebbe potuto fruttare miliardi, ma non è mai stata brevettata. Il suo autore non si è mai posto il problema: dal governo sovietico aveva avuto il massimo possibile, perfino una casetta dove abitava con l'adorata moglie e i quattro figli. I padri della bomba atomica hanno avuto rimorsi, ma lui che ha permesso la morte di molti più innocenti non si è mai apparentemente posto un dubbio morale, anche se diceva che avrebbe preferito inventare un tagliaerba e che era colpa dei nazisti se si era messo a progettare armi. Quando gli hanno fatto notare che il kalashnikov veniva usato dai terroristi aveva risposto soddisfatto: «La sanno lunga, anche loro preferiscono le armi più affidabili». Trovava normale che i bambini russi a scuola dovessero imparare a montare e smontare il suo mitra (in 18 e 30 secondi rispettivamente per il massimo dei voti).

Kalashnikov ha perso l'udito in poligoni da tiro, a collaudare versioni sempre nuove del proprio gioiellino, che con il suo design essenziale, il caricatore a forma di virgola e i materiali grezzi è riconosciuto in

tutto il mondo. Sopravvissuto al regime di cui era simbolo, nel nuovo capitalismo russo è finalmente diventato un «brand»: appena un mese fa Vladimir Putin ha rinominato la fabbrica di Izhevsk, dove ha lavorato per tutta la vita, «Consorzio Kalashnikov». Intanto il ministero della Difesa ha smesso di acquistare gli AK-47 per i suoi arsenali. Ma a quanto pare, a Mikhail Kalashnikov nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo.


2. NELLA SIRIA DEI MIEI CARCERIERI TUTTI LO BENEDICONO
Domenico Quirico per "La Stampa"

«È il mio fratello, il mio padre, il mio amico. Mi aiuta a sopravvivere, a essere un uomo...». Come funziona il kalashnikov, la bestia che nella Siria di oggi anfana a ogni passo, me l'ha insegnato uno dei miei carcerieri, un ragazzo che i compagni chiamavamo «il piccolo». Che gioia per l'ingegner Kalashnikov!

In Siria, dove i fili della vita sembrano spezzati per sempre, dove si mangia il pane nel dolore, tutti, banditi e idealisti, ribelli e soldati, partigiani di un dio inesorabile e atei, tutti benedicono la sua invenzione maledetta: non un arnese costruito per battersi, per insanguinarsi, ma un oggetto vegeto e lindo. Questi moribondi vi si gettano, se lo stringono al petto, lo guardano con il cielo negli occhi.

«A mille metri posso ferire, a ottocento con una pallottola esplosiva non do scampo..». È semplice, il kalashnikov: una leva, in alto, ed è in posizione di sicurezza; la abbassi a metà, colpo singolo; ancora uno scatto ed è la raffica che non dà scampo. Ho stretto in pugno un Kalashnikov rubato ai miei sequestratori: mi è parso di essere diventato, per magia, paesano della guerra, di poter parlare come Orlando con Durlindana sul pietrone di Roncisvalle. Ingegner Kalashnikov, nella tenebra paurosa, fuggendo verso la libertà, la tua orrenda invenzione mi ha stregato: solo per un attimo.

 

Mikhail Kalshnikov inventore dell AK OK OA x kalashnikov vietnam kalashnikov iraniane kalashnikov allende kalashnikov nella camera di bin laden kalashnikov foto gmt KALASHNIKOV kalashnikov foto gmt

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…