valter lavitola

LAVITOLA, ANCORA TU? – LE MILLE VITE  DEL FACCENDIERE-IMPRENDITORE, ORA INDAGATO COME PRESUNTO MANDANTE DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI – GLI INIZI NEL PSI, LA VICINANZA ALLA MASSONERIA, IL PASSAGGIO SUL CARRO DI BERLUSCONI, L’AVVENTURA SPREGIUDICATA DA EDITORE DE “L’AVANTI” (UTILIZZATO PER COLPIRE GIANFRANCO FINI CON UN DOCUMENTO FARLOCCO SULLA CASA DI MONTECARLO) E GLI AFFARI IN SUDAMERICA: “FU TRAMITE BERLUSCONI, DI CUI ERO UOMO DI FIDUCIA PER L'AMERICA LATINA E PANAMA” – NEL 2008, INSIEME AL SENATORE DI GREGORIO, CONTATTÒ DIVERSI SENATORI PER CORROMPERLI E FAR CADERE IL GOVERNO PRODI – POI ARRIVARONO I GUAI GIUDIZIARI: LE CONDANNE PER TRUFFA ALLO STATO PER I SOLDI INTASCATI CON “L’AVANTI” E PER TENTATA ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI IMPREGILO E DEL CAV – LA LATITANZA IN SUDAMERICA, IL RITORNO A ROMA CON UN SUO RISTORANTE E L’AMICIZIA CON LO STESSO RANUCCI – VIDEO: LO SCONTRO LAVITOLA-TRAVAGLIO IN TV

 

1. LAVITOLA, DA BERLUSCONI AI GUAI CON LA GIUSTIZIA

Estratto dell’articolo di Francesco Grignetti per “La Stampa”

 

VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI

Un uomo dalle mille vite, Valter Lavitola. S'inabissa per qualche tempo e poi riemerge quando meno te l'aspetti. Vulcanico. Spregiudicato, anche troppo.

 

La definizione migliore di questo salernitano di sessant'anni che ha conservato la faccia da scugnizzo la diede un giornalista spagnolo, il quale, siccome scriveva articoli sgraditi su Panama, fu invitato a cena e rimbambito per un'ora in un'alternanza vorticosa di lusinghe e di minacce: «Ho pensato che Lavitola aveva una faccia tosta terribile».

 

VALTER LAVITOLA - RICARDO MARTINELLI - SILVIO BERLUSCONI

È iscritto alla federazione giovanile socialista quando il Psi muore ai tempi di Tangentopoli e gli viene naturale passare alla neonata Forza Italia. Di lì inizia una scalata al potere, finché diventa uno dei giovanotti rampanti alla corte di Silvio Berlusconi, uno sveglio a cui affidare compiti borderline. Nel frattempo, nel 1996, rivitalizza il glorioso quotidiano L'Avanti! (con un trucco per prendere la testata senza pagare dazio: aggiunge articolo e apostrofo) e lo utilizza per operazioni corsare.

 

Assieme al suo sodale Sergio De Gregorio, formalmente il direttore del giornale, fiancheggia Berlusconi. Quando sarà il momento, lo userà come una clava contro Gianfranco Fini nell'affaire della casa di Montecarlo, pubblicando un documento farlocco che proveniva da uno Stato microscopico dei Caraibi, Saint Lucia […]

 

valter lavitola

Nel frattempo Lavitola si era specializzato nel patrocinare iniziative economiche in America latina. Lui stesso spiegò com'era divenuto il faccendiere preferito di Finmeccanica da quelle parti: «Fu tramite Berlusconi di cui ero uomo di fiducia per l'America Latina e Panama. L'ex presidente del consiglio contattò l'allora amministratore delegato Pier Francesco Guargaglini e fece il mio nome». […]

 

Nel Paese del Canale divenne interlocutore privilegiato del presidente Ricardo Martinelli, ma era introdotto in Colombia, Messico, Costarica, Honduras, si disse pure il Brasile di Lula. Nel frattempo gli affari andavano a gonfie vele con l'editoria. Peccato che avesse intascato 23 milioni di euro sulla base di carte falsificate ed è stato perciò condannato per truffa allo Stato.

 

 

valter lavitola

Anche con le grandi imprese è finita male: condannato per tentata estorsione nei confronti di Impregilo. Il momento d'oro, quello che lo portò più a contatto con il potere, fu quando, nel 2008, contattò diversi senatori per corromperli e far cadere il governo Prodi: Lavitola era il tramite, il senatore Sergio De Gregorio l'unico che ammise la corruzione per cambiare schieramento, e Berlusconi colui che ci mise i milioni.

 

Stesso meccanismo con il pugliese Giampi Tarantini, che dapprima aveva portato allegramente le escort a casa Berlusconi, e poi fu tacitato, lui e le ragazze. Come succede a chi vola troppo vicino al sole, venne immancabilmente la caduta. Lavitola fu costretto alla latitanza, ovviamente in Sudamerica.

Le sue richieste di aiuto a Berlusconi divennero sempre più assillanti fino a rasentare l'estorsione. E fu così che il vecchio amico a conoscenza di tanti segreti si trasformò in nemico. Meglio diffidare degli scugnizzi troppo svegli.

 

2. LE INCHIESTE SULL’EX EDITORE, DALL’AVANTI A VILLA CERTOSA

Estratto dell’articolo di Rinaldo Frignani per il "Corriere della Sera"

 

silvio berlusconi valter lavitola lula

Un colpo di scena che nessuno si aspettava. Un nome che — in attesa di sapere quale possa essere il movente dell’attentato — fino a oggi non era mai uscito nel corso delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Perché il faccendiere Valter Lavitola non è uno sconosciuto per l’ideatore e conduttore di Report. Che infatti dice: «Sono sconvolto, siamo amici, adesso voglio capire».

 

La sera del 21 maggio di tre anni fa — come riportò all’epoca Il Riformista — sedevano infatti insieme a un tavolo del ristorante «Cefalù» di Monteverde, di proprietà di Lavitola, insieme con monsignor Giovanni Fusco, collaboratore del Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, e altri commensali.

 

valter lavitola esce dal carcere 9

Una cena «meritevole di attenzione», come fu spiegato dal giornale dopo che lo stesso Ranucci e il direttore editoriale Matteo Renzi finirono ai ferri corti per la pubblicazione non tanto della notizia dell’incontro, quanto di una foto dei partecipanti, scattata dal giornalista Aldo Torchiaro. Allora Ranucci si arrabbiò accusando via sms l’ex premier di averlo messo in pericolo in quanto sotto scorta.

 

[…]  Proprio l’ombra dei servizi segreti venne evocata nelle cronache di quella cena a Monteverde. Soprattutto per i trascorsi di Lavitola. Socialista, vicino alla massoneria, giornalista e imprenditore, ora 60enne, ha fondato la cooperativa che ha rilevato il quotidiano L’Avanti! , per poi diventarne direttore nel 2003.

 

L’anno successivo, dopo essersi avvicinato a Silvio Berlusconi, viene candidato per Forza Italia alle Europee nella circoscrizione Sud ma non raggiunge l’obiettivo. Da quel momento Lavitola diventa un personaggio al centro dell’attenzione anche per l’assidua presenza al seguito del leader azzurro.

 

SILVIO BERLUSCONI - RICARDO MARTINELLI - VALTER LAVITOLA

Il suo nome viene collegato allo scandalo dell’appartamento di Montecarlo che mette in imbarazzo l’ex presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, quindi a una serie di inchieste, come quella sulla presunta compravendita di senatori, per la quale viene condannato in primo grado a 3 anni di reclusione proprio con Berlusconi per corruzione dal tribunale di Napoli nel 2015. Reato che la Corte di Cassazione dichiarerà prescritto per entrambi gli imputati.

 

In realtà Lavitola è stato condannato per tentata estorsione nei confronti del Cavaliere a 2 anni e 8 mesi di reclusione: è la vicenda che lo vede coinvolto insieme con l’imprenditore Giampaolo Tarantini sul giro di escort ingaggiate per le «cene eleganti» con la richiesta all’ex premier di cinque milioni di euro (mai versati).

 

SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO

All’epoca dei fatti Lavitola è latitante in America Latina, fra Panama e Argentina. E a Panama finisce sotto inchiesta per presunte tangenti al presidente della Repubblica Ricardo Martinelli, mentre la Procura di Napoli indaga su di lui per appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici per L’Avanti!.

 

Nel 2012 patteggia tre anni e otto mesi, ai quali si aggiungono l’anno successivo i due anni e otto mesi per la tentata estorsione a Berlusconi. E mentre nel 2015 la Corte dei conti gli ordina di restituire più di 23 milioni per la vicenda del quotidiano socialista, dodici mesi più tardi a Lavitola vengono concessi i domiciliari dopo aver scontato quattro anni di carcere a Secondigliano.

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