SULLA LEGGE ELETTORALE, GIORGIA MELONI DOVRÀ LOTTARE PIÙ CON SALVINI E TAJANI CHE CON L’OPPOSIZIONE – I DUE VICEPREMIER SONO I PRIMI A OSTEGGIARE LE NORME IMMAGINATE DALLA PREMIER, CHE FAVORISCONO LEI E FRATELLI D’ITALIA - SALVINI E TAJANI SONO CONTRARI ALL’ELIMINAZIONE DEI COLLEGI NOMINALI E DELLE PREFERENZE, CHE ALLENTEREBBERO IL LORO POTERE DI FARE LE LISTE, E AL NOME DEL CANDIDATO PREMIER SULLA SCHEDA (UN PREMIERATO DI FATTO CHE CRISTALLIZZEREBBE L’ATTUALE LEADERSHIP DELLA COALIZIONE). COMUNQUE, NON CI SARÀ ALCUN ACCORDO PRIMA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, IL 22-23 MARZO...
Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “la Stampa”
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse.
Si può dire, con un po' di malizia, che la legge elettorale sia diventata la nuova «madre di tutte le riforme» di Giorgia Meloni, come prima lo è stata il premierato e poi, un po' a turno, un po' a seconda delle convenienze […], lo è diventata la separazione delle carriere.
Così la legge elettorale è già diventata «una riforma prioritaria per l'Italia», come dice il senatore di Fratelli d'Italia Alberto Balboni, presidente della commissione Affari costituzionali (dove il testo dovrebbe iniziare il suo percorso parlamentare).
Segno che la premier ha una certa fretta di metterla in cantiere. Forza Italia e Lega, però, non vogliono correre. Al contrario, […] si stanno impegnando a smontare pezzo dopo pezzo tutte le ipotesi messe sul tavolo dagli sherpa di Fratelli d'Italia: no alle preferenze; no al nome del candidato premier della coalizione indicato sulla scheda elettorale; no all'eliminazione dei collegi uninominali senza una convincente contropartita per i candidati leghisti e azzurri in Senato.
[…] Il modello di base, dicono gli uomini di Meloni, può essere quello usato per le Regionali. Definizione un po' vaga, perché le Regioni usano ognuna una diversa legge elettorale. Se poi si scende nei dettagli, il filo subito si aggroviglia.
Il nome di Meloni sulla scheda elettorale come candidata premier del centrodestra (un surrogato del premierato), non lo vogliono né i forzisti né i leghisti. Lo vedono come un modo per cristallizzare l'attuale leadership della premier sulla coalizione. O peggio, come un messaggio di subordinazione alla leader di Fratelli d'Italia che rischia di far perdere elettori a entrambi.
Vorrebbero invece continuare a scrivere sul simbolo dei loro partiti «Salvini premier» e «Tajani premier». Il segretario leghista - per capirci - ha inserito la propria candidatura a Palazzo Chigi persino nel nome "legale" del suo partito: «Lega per Salvini premier».
Neanche le preferenze scaldano i cuori. Gli alleati di Meloni non vogliono perdere il potere di "indirizzare" l'elezione dei loro fedelissimi nel futuro Parlamento. Specie dopo delle elezioni che potrebbero segnare un indebolimento della loro presa sul partito.
Tajani ha già iniziato a essere pungolato dal governatore della Calabria Roberto Occhiuto e sa che le voci su una discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi non sono mai davvero tramontate.
Salvini invece deve guardarsi le spalle dai suoi colonnelli del Nord, a partire dall'ex presidente del Veneto Luca Zaia. […] FdI vuole poi eliminare i collegi uninominali, dove il centrosinistra si rende pericoloso, e su questo sono tutti abbastanza d'accordo. Ma a una condizione: FI e Lega pretendono una compensazione valida, perché è proprio lì, negli uninominali, che alle ultime elezioni avevano incassato un buon numero di parlamentari e riequilibrato così i rapporti di forza con FdI.
Il premio di maggioranza proposto da FdI risolve il problema alla Camera, ma non in Senato, dove l'elezione è su base regionale. Lì le ipotesi fatte dagli sherpa della premier non convincono, perché ritenute forzature a forte rischio di incostituzionalità. Insomma, per ora sembra che le consultazioni servano soprattutto all'interno del centrodestra.
ANTONIO TAJANI A CRANS MONTANA
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse 2
meloni convegno sul premierato
LEGGE ELETTORALE
giorgia meloni premierato
giorgia meloni al convegno sul premierato 3


