1. LIBRO MADRON/BISIGNANI, ATTO SECONDO: LA CONGIURA DI ALFANO E SCHIFANI CONTRO B. 2. “DUE PICCOLI UOMINI CREATI DA BERLUSCONI DAL NULLA E IMPROVVISAMENTE CONVINTI DI ESSERE DIVENTATI SUPER UOMINI. LAVORAVANO A UN CENTRODESTRA SENZA CAV” 3. “ANGELINO PASSAVA TUTTO IL TEMPO CON GIORNALISTI, FACEBOOK E TWITTER. HA UNA MANIA PER I GIOCHINI SUL CELLULARE, REGOLA LE GIORNATE SULL’OROSCOPO DI BRANKO” 4. RICEVEVA LA SUA “CORTE” DI CONGIURATI NELLA CASA AI PARIOLI CHE LIGRESTI GLI FECE AVERE IN AFFITTO. CERCÒ SPONDA CON CASINI, CHE LO HA SEMPRE ILLUSO. E CON MARONI, CHE PRECONIZZAVA LA MORTE CIVILE DEL CAV. DOPO AVER FATTO FUORI BOSSI” 5. “MA B. TORNÒ IN CAMPO, DOPO AVER CORTEGGIATO RENZI CHE VOLAVA NEI SONDAGGI”

Da www.lettera43.it

Fino a pochi giorni prima della decisione di Silvio Berlusconi di ridiscendere in campo alle elezioni politiche del febbraio 2013, dentro al Pdl fervevano i movimenti dei vari notabili per garantirsi un futuro politico senza il Cav. E in alcuni casi contro di lui.

Tra i più attivi nella «congiura» l'attuale segretario e vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano, e Renato Schifani, oggi capogruppo del partito in Senato.

Pubblichiamo sulla vicenda un brano de "L'uomo che sussurra ai potenti", il libro di Luigi Bisignani e Paolo Madron edito da Chiarelettere, in libreria dal 30 maggio.


Fino a pochi giorni prima della decisione di Silvio Berlusconi di ridiscendere in campo alle elezioni politiche del febbraio 2013, dentro al Pdl fervevano i movimenti dei vari notabili per garantirsi un futuro politico senza il Cav. E in alcuni casi contro di lui.

Tra i più attivi nella «congiura» l'attuale segretario e vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano, e Renato Schifani, oggi capogruppo del partito in Senato.

Pubblichiamo sulla vicenda un brano de "L'uomo che sussurra ai potenti", il libro di Luigi Bisignani e Paolo Madron edito da Chiarelettere, in libreria dal 30 maggio.

DOMANDA. Torniamo a quando il Cav decise di ripresentarsi alle elezioni.
RISPOSTA. Fu tirando giù un moccolo da toscanaccio che fece arrossire Letta e lasciò di stucco Bondi, Schifani, Alfano e Ghedini che Berlusconi cedette a Verdini. E decise che la partita si poteva ancora giocare a testa alta.
D. Quando accadde?
R. A Palazzo Grazioli, nel novembre del 2012. Dopo gli scandali alla Regione Lazio, il Cav vedeva traditori ovunque. Diceva che era stato abbandonato e che nessuno aveva solidarizzato con lui dopo la condanna al processo sui diritti televisivi di Mediaset. In più lo stavano convincendo che con l'onda lunga di Renzi non c'era più partita.

D. Il sindaco di Firenze lo terrorizzava?
R. Berlusconi lo ha corteggiato in tutti i modi. Nei sondaggi riservati Renzi volava, tanto che il Cav non si sarebbe mai ributtato nella mischia. Solo Bersani fece finta di non accorgersene, mobilitando tutto l'apparato del partito per batterlo alle primarie.

D. E fu allora che arrivò la bestemmia di Verdini?
R. Senza giacca e con le bretelle sulla camicia bianca, levandosi in piedi, Verdini mollò il moccolo e disse che per le liste non ci sarebbero stati problemi, a patto che Berlusconi ci mettesse la faccia smettendola di tentennare. E giù una serie di cifre e percentuali che confermavano il suo convincimento. Anche Letta, fino a quel momento titubante sulla nuova battaglia da combattere, si convinse.

D. In mezzo a quel consesso c'erano già molti Giuda pronti a tradirlo.
R. Più che tradimento vero e proprio parlerei di piccoli uomini creati da Berlusconi dal nulla e improvvisamente convinti di essere diventati super uomini.

D. Però, ci va giù duro. A chi pensa?
R. C'è l'imbarazzo della scelta. Il primo che mi viene in mente è Renato Schifani, avvocato della provincia di Palermo. Con Angelino Alfano, altro siciliano, lavoravano alla costruzione di una nuova alleanza senza Berlusconi.

D. Sbaglio o ce l'ha con i siciliani?
R. Sono di origine siciliana, gran parte della mia famiglia è morta nel terremoto di Messina del 1908. Ma i siciliani a volte diventano talmente superbi da perdere il contatto con la realtà.
D. Addirittura?
R. Quello di Schifani e Alfano, a cui altri si sono subito aggregati, era un progetto per un centrodestra senza Berlusconi.

D. Pensavano veramente di poter fare a meno del Cav?
R. Si montavano a vicenda, senza capire che quando è ferito Berlusconi dà il meglio di sé. Una volta incoronato nell'estate 2011 contro il parere di tanti, Alfano ha pensato soprattutto a costruire un monumento a se stesso. Se ne stava chiuso nel suo ufficio bunker in via dell'Umiltà, dove era impossibile entrare per chiunque.
D. A far che, se è lecito?
R. Non ci crederà, ma passava più tempo con i giornalisti, Facebook e Twitter che non con i parlamentari, la Base del partito e gli esponenti del mondo imprenditoriale, bancario e culturale che pure avevano desiderio di conoscerlo. Inoltre ha una vera mania per i giochini sul cellulare, che non smette di fare nemmeno durante le riunioni. E poi è tutto preso dal regolare le giornate in base a quel che dice il suo oroscopo.

D. È una battuta?
R. No, il suo astrologo di riferimento è uno solo: Branko, «l'uomo delle stelle». Alfano va molto fiero di essere dello Scorpione. Lo stesso segno, ricorda sempre, di Bill Gates e Leonardo DiCaprio.
D. Sono sicuro che lo stesso dicono di lui anche Gates e DiCaprio. Ma a parte Branko, nelle sue grazie c'è qualche giornalista politico?
R. Francesco Giorgino del Tg1, che ha per lui una vera passione. E Francesco Verderami del Corriere della Sera. Entrambi molto vicini alla sua portavoce Danila Subranni, figlia del generale dei Carabinieri Antonio, capo dei Ros nei primi Anni 90.

D. Come si articolava il suo progetto per mollare il Cav?
R. Finché il governo Berlusconi stava in piedi, seppur con una maggioranza risicata, Alfano non si mosse. Cominciò a farlo non appena insediato l'esecutivo Monti, nel momento in cui per Berlusconi iniziava la fase più aspra di un calvario politico e giudiziario che non sembra mai finire.

D. Chi fu il primo di cui cercò la sponda?
R. Pier Ferdinando Casini, il quale in realtà lo ha sempre illuso. Ma la sua corte cercò di costruirsela incontrando parlamentari nella casa ai Parioli che Salvatore Ligresti gli aveva fatto avere in affitto. E in più stringendo un asse con Roberto Maroni che da ex potente ministro dell'Interno, dopo aver fatto fuori Umberto Bossi, preconizzava la morte civile del Cav e l'investitura di Alfano come nuovo leader.

 

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