SIC TRANSIT CAPUT MUNDI - LOSCA E SANTA, NOBILE E CALCETTARA, DAI CIRCOLI ALLA BANDA DELLA MAGLIANA: LA ROMA DELLA RAGGI E' LA STESSA DA DUEMILA ANNI E NON SI FA SCALFIRE DALL'ONDA GRILLINA. COME SONO MESSI OGGI I POTERI FORTI E QUELLI MARCI, DAI PALAZZINARI IN GIU'?

 

Paolo Giovannelli per “La Verità

 

francesco gaetano caltagirone e malvina kozikowskafrancesco gaetano caltagirone e malvina kozikowska

L' Eterna si estende su 1.285 chilometri quadrati. Con i suoi quasi 3 milioni di abitanti è il Comune più popoloso d' Italia, il quarto in Europa. Se preferite chiamatela l' Urbe, Caput Mundi va ancora bene. Romolo uccise il fratello Remo e, con un fatto di sangue, inizia la sua storia e la lotta per il comando.

 

Perché Roma è la città del potere. Con lo Stato del Vaticano dentro di essa, il suo potere si eleva al quadrato. La storia recente, dal dopoguerra in poi, racconta che gli impresari edili («palazzinari», per il volgo) sono tuttora uno dei cardini del potere locale. Adesso i costruttori (come le maestranze lasciate a casa: meno 30.000 posti di lavoro e 4.000 aziende chiuse, dato Filca-Cisl) vivono la pesantissima crisi dell' edilizia e, come sussurrano gli stretti collaboratori di alcuni di loro, «ciavemo pure la Raggi ar Comune».

 

RAGGIRAGGI

Già, la pentastellata Virginia Raggi, detta la Sindaca, quella che Il Messaggero, quotidiano romano della famiglia dei costruttori Caltagirone, attacca e punzecchia ogni giorno.

 

Le quotazioni di Francesco Gaetano Caltagirone, familiarmente Franco, il più potente dei costruttori capitolini, come quelle di molti altri suoi colleghi sembrano essere, almeno a Roma, ferme se non in calo: per lui e per la sua Vianini lavori Spa (ingegneria civile e industria dei manufatti in cemento: linea metro C, lavori importanti eseguiti anche per conto di Enel e delle Fsi) niente stadio della Roma e niente Olimpiadi.

 

pierluigi e claudio totipierluigi e claudio toti

E senza i 5,3 miliardi di euro di Roma 2024 resta scheletrita la Vela di Calatrava, l' incompiuto stadio dei mondiali del nuoto 2009 di Tor Vergata (c' è una stima di 400 milioni di euro per completarlo, dopo i 200 già spesi). Pure il progettato e adiacente villaggio olimpico, con sala stampa e altri impianti sportivi rimangono su carta, fra le erbacce delle borgate romane.

 

In ambascia per la storica rinuncia olimpica di Roma anche Pierluigi e Claudio Toti, proprietari della Lamaro e costruttori di opere quali la Chiesa di Dio Padre Misericordioso, realizzata dall' architetto americano Richard Meier, Cinecittà 2 e la Nuova Fiera di Roma a Ponte Galeria.

 

I Toti avrebbero dovuto ristrutturare due pavillon, da diverse migliaia di posti ciascuno, da destinare a sport quali la lotta, la boxe, il badminton, il judo, il taekwondo e il tennis datavo lo. Ma soprattutto avrebbero dovuto costruire il nuovo parco acquatico per ospitare le gare di canoa e kajak. Se solo fossero piovuti i miliardi delle Olimpiadi...

 

NUOVO STADIO

 

IPOTESI PROGETTO STADIO DELLA ROMA A TOR DI VALLEIPOTESI PROGETTO STADIO DELLA ROMA A TOR DI VALLE

Sulla costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (52.500 posti a sedere, un design in vetro e acciaio a riprodurre un moderno Colosseo), la sorte potrebbe essere più benigna, pur fra mille se e ma, con un altro costruttore, Luca Parnasi.

 

All' Espresso lo stesso Parnasi ha descritto l' opera come «un processo di una complessità incredibile, ma ci sono le premesse per fare qualcosa di buono per la città». Però bisogna trovare i soldi da anticipare (circa 400 milioni di euro), scongiurare l' arrivo di capitali stranieri (cinesi, in particolare) e capire bene come trasportare circa 20.000 tifosi allo stadio utilizzando la Roma -Lido, ferrovia piuttosto malridotta.

 

Inizialmente, i Cinquestelle erano contrari allo stesso progetto dello stadio della Roma finché, dopo un bel po' di maretta interna, a In mezz' ora, su Rai 3, Luigi Di Maio ha chiuso la faccenda dall' alto - davanti alla giornalista e conduttrice Lucia Annunziata: «Sullo stadio della Roma, come su quello della Lazio, c' è la nostra volontà di andare avanti, nel rispetto della legge».

 

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI

Dall' alto dei suoi 90 anni e delle sue montagne di rifiuti, mantiene intanto il suo appeal Manlio Cerroni, il re dei «monnezzari», patron della discarica di Malagrotta, chiamato dai suoi collaboratori l' Avvocato. Capo del consorzio Colari, si è fatto un autoritratto perfetto: «Tanti mi vedono come il virus Ebola. Dovrebbero ringraziarmi come la Madonna del Divino Amore», ha detto ai giornalisti. Tanta sicurezza è legata al fatto che Roma, almeno per ora, non può fare a meno del suo tritovagliatore e delle sue discariche.

 

La capitale non smaltisce i suoi rifiuti? Sia i sindaci di centro destra, sia quelli di centrosinistra hanno sempre pensato a lui, come hanno fatto i loro predecessori in 40 anni. Adesso, grazie alla conoscenza con l' assessore alla Sostenibilità ambientale, Paola Muraro(ex consulente Ama), anche la Roma a 5 stelle potrebbe iniziare a guardarlo con occhio meno critico. In ballo ci sono, però, le ultimissime accuse dei magi strati alla stessa Muraro, riguardo possibili favoritismi, fatti in passato, proprio a vantaggio del consorzio di smaltimento rifiuti di Cerroni. Di recente e alla sua maniera, è stato lo stesso Cerroni a complimentarsi con la Muraro, definita «una brava monnezzara», una che di rifiuti «ci capisce».

RAGGI MURARORAGGI MURARO

 

Un potere economico in crescita è quello dei commercianti di frutta e verdura del Bangladesh e dell' Egitto che gestiscono negozi a ridosso del centro di Roma. Secondo la Camera di commercio di Roma (ultimo dato del 2015), guidata oggi da Lorenzo Tagliavanti, ci sono 60.000 società individuali con titolare straniero: 12.235 imprenditori sono del Bangladesh, 3.333 sono cinesi, 3.051 sono egiziani e 3.036 marocchini.

 

In un limbo, come sospesa, è invece la vita della famiglia Tredicine (Giordano Tredicine, ex consigliere comunale, era finito anche nell' inchiesta Mafia capitale): sono loro la dinastia delle caldarroste, dei chioschi e dei camion bar, che controllano una buona metà delle licenze per il commercio ambulante. Aborrito dall' ex sindaco Ignazio Marino, per il quale i suoi automezzi da ristorazione erano «la grande bruttezza», Alfiero Tredicine, presidente di Apre Confesercenti, autiere supremo del popolo dei camion bar, sta cercando indurre «al ragionamento» il neoassessore comunale allo Sviluppo economico, turismo e lavoro, Adriano Meloni.

frutterie cingalesi romafrutterie cingalesi roma

 

Dopo che il sindaco Marino l' aveva fatto «sloggiare» dal Colosseo, dai Fori imperiali, da piazza Venezia e da altri luoghi del centro storico, adesso Tredicine è pronto a trasformare addirittura in ottocentesca l' estetica dei suoi chioschi e bar ambulanti e a rilanciarsi, con maggiore presenza, anche in un evento romanissimo come la Befana di piazza Navona. Un solo slogan lo anima: «Non esiste al mondo un centro storico senza bancarelle».

 

FURGONCINO DELLA FAMIGLIA TREDICINE jpegFURGONCINO DELLA FAMIGLIA TREDICINE jpeg

Il sistema di amicizie, conoscenze e potere che ruota attorno al presidente del Coni, Giovanni Malagò, con il no alle Olimpiadi da parte del sindaco capitolino Raggi ha incassato un duro colpo. Un potere che viene coltivato al circolo Canottieri Aniene, presieduto sempre da Malagò: un luogo dove si ritrovano persone importanti, che contano a Roma e non solo. La lista è lunga: si va dai costruttori Franco e Leonardo Caltagirone a Valter Mainetti (Sorgente group Spa investimenti e fondi immobiliari, Musa comunica zione Srl e Il Foglio Edizioni), Pietro Salini (Salini Impregilo e Todini costruzioni), Duccio Astaldi (Condotte) e Alfio Marchini, imprenditore e politico concorrente della Raggi nella corsa al Campidoglio, fino a componenti della famiglia del senatore Antonio Angelucci, cui fa capo la Tosinvest (cliniche private, riabilitazione, socioassistenza, lungo degenza e hospice in tutte le regioni, con oltre 3.000 posti letto e 3.000 dipendenti), editore di Libero, del Tempo e di quotidiani locali nel Centro Italia, e a politici come Walter Veltroni, Gianni Letta, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri.

 

MALAGO AL CANOTTIERI ANIENE MALAGO AL CANOTTIERI ANIENE

Sono «anienisti» anche uomini del mondo delle banche e della finanza, quali Emmanuele Emanuele (Fondazione Terzo Pilastro), Corrado Passera (banchiere e ministro dello sviluppo economico del governo Monti), Luigi Abete (presidente della Banca nazionale del Lavoro), Fabio Gallia (banchiere, amministratore delegato e direttore generale della Cassa depositi e prestiti); uomini dello sport italiano e del mondo dello spettacolo, fra cui Josefa Idem (canoista e ministro per lo Sport del governo Letta), il calciatore Francesco Totti, il pilota Alex Zanardi, la nuotatrice Federica Pellegrini, la tennista Flavia Pennetta, il regista Giuseppe Tornatore, il compositore Ennio Morricone, il regista e attore Carlo Verdone, il già vicepresidente del Comitato olimpico internazionale Mario Pescante e l' ex ministro, già sindaco di Roma e ex dirigente della Figc, Franco Carraro.

GIUSEPPE TORNATORE GIUSEPPE TORNATORE

 

Il pariolino Malagò, sfegatato tifoso della Roma, un tempo fulmineamente ribattezzato Megalò da Susanna Agnelli (forse da Roberto D' Agostino, alias Dagospia) a causa del suo ego ipertrofico, come presidente dell' ente pubblico Coni ha in gestione quasi 413 milioni di euro di denaro pubblico, di cui parte è destinato alle federazioni sportive (circa 232 milioni). Il Coni agisce tramite la Coni servizi Spa (una partecipata al 100 per cento dal ministero dell' Economia) che è composta a uomini legati a Malagò, fra il cui presidente Franco Chimenti (un tempo proprietario della Lazio) e l' amministratore delegato Alberto Miglietta.

 

IL POTERE OLTRETEVERE

 

ANTONIO PAOLUCCI jpegANTONIO PAOLUCCI jpeg

Spostiamoci Oltretevere. Ai Musei Vaticani troviamo Antonio Paolucci, ancora in carica come direttore ma che, entro qualche mese, sarà sostituito dalla attuale responsabile del Gabinetto delle stampe della Biblioteca apostolica vaticana, la cinquantatreenne Barbara Jatta. Fra la nobiltà papalina, il principe Leopoldo Colonna presiede il Circolo di San Pietro, un' istituzione dal 1869 al servizio dei poveri di Roma, nata per iniziativa dei giovani dell' alta borghesia e delle nobili famiglie romane, che intendevano dimostrare al mondo la fedeltà al Pontefice e difenderlo dagli attacchi anticlericali giusto l' anno prima della Breccia di Porta Pia. Fortunati nel sociale, meno in politica.

 

IL PRINCIPE TORLONIA

 

MARISA PINTO OLORI DEL POGGIO MARISA PINTO OLORI DEL POGGIO

Altro nobile cattolico di spicco è il principe Alessandro Torlonia (classe 1925), banchiere, imprenditore e assistente al Soglio pontificio: è consigliere laico della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, il massimo organo di governo del Vaticano. La sua famiglia fece fortuna con la bonifica del Fucino, da cui nacque l' omonima banca.

 

C' è poi una nobildonna, anch' essa cattolicissima, che è anche editrice, benefattrice e ambasciatrice. Il suo club si chiama Diplomatiae lei ne è membro vitalizio. Si chiama Marisa Pinto Olori del Poggio passata, suo malgrado, agli onori delle cronache per essere stata - così si vocifera oltre le Mura leonine - la talent scout di Francesca Immacolata Chaouqui. Il tutto sarebbe accaduto grazie all'«intercessione» del cardinale francese Jean-Louis Tauran, già presidente della Commissione pontificia per il dialogo interreligioso (specie con l' islam), attuale Camerlengo della Santa Sede (la rappresenta durante la sede vacante, cioè dopo la morte del Pontefice).

CHAOUQUICHAOUQUI

 

La signora Choauqui fu designata da papa Francesco nel luglio 2013 a entrare nella Cosea, la Commissione referente di studio e indirizzo sull' organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede, guidata dal monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda. Pare che la contessa Olori del Poggio avessere presentato la Choauqui anche a Luigi Bisignani, l'«uomo che sussurra ai potenti», già iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli e coinvolto nell' inchiesta sulla P4.

 

Altra figura attualmente in auge Oltretevere è monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, 54 anni, che sta per rifare il look ai media cattolici. Sta infatti accorpando la Radio vaticana (lasciata da padre Federico Lombardi insieme alla Sala stampa vaticana, dove sono arrivati il giornalista americano Gregory Joseph Burke, membro numerario dell' Opus Dei, e una vicedirettrice donna, la giornalista spagnola Paloma García Ovejero) con il Centro televisivo vaticano.

PALOMA GARCIA OVEJEROPALOMA GARCIA OVEJERO

 

La sua missione è quella di realizzare un portale multimediale da affiancare a Vatican.va, il sito ufficiale della Santa Sede. Il prossimo anno, dovrebbero essere accorpati anche L' Osservatore Romano, diretto da Giovanni Maria Vian, giornalista e docente universitario studioso di storia della Chiesa, il suo servizio fotografico, la tipografia vaticana e la Libreria editrice vaticana. A guidare invece Tv2000, il cui editore è la Conferenza espiscopale ita liana, ci sono due uomini provenienti dalla Rai: Paolo Ruffini alla Rete e Lucio Brunelli ai Tg.

 

giulio anselmigiulio anselmi

Nel mondo dell' informazione romana e nazionale, Giulio Anselmi, ex vicedirettore del Corriere della Sera ed ex direttore di varie testate (Il Mondo, Il Messaggero, L' Espresso, La Stampa) conta molto il presidente dell' Ansa e della Federazione italiana editori giornali (Fieg), affiancato da Luigi Contu, direttore responsabile proveniente da Repubblica, voluto alla guida dell' agenzia di stampa dallo stesso Anselmi, che la diresse in passato. Giuseppe Pasquale Marra, detto Pippo,oggi editore e direttore dell’Adnkronos, negli anni Cinquanta è stato dirigente degli universitari missini del Fuan, poi vicino al governo Craxi e, soprattutto, amico strettissimo del presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. All’Adnkronos entrò come fotografo e ha portato l’azienda editoriale in alto, rendendola capofila di un gruppo multimediale con attività in diversi settori (libri, giornali, telegiornali, cinema, fiction).

 

Loreno BittarelliLoreno Bittarelli

Molto potenti nella capitale sono i «tassinari», in grado di paralizzare il centro città, concentrando le loro autovetture a piazza Venezia, proprio fin sotto le scale del Campidoglio. Tutti i sindaci li hanno temuti e ascoltati, per forza. Il loro leader indiscusso è Loreno Bittarelli , presidente della cooperativa radiotaxi più grande di Roma (il 3570) e d’Europa. Ai suoi piedi ha 3.700 vetture ed è anche fondatore del maggiore sindacato della categoria, l’Uri taxi. È nemico giurato di ogni liberalizzazione e, ovviamente, di Uber.

 

Bitta, come lo chiamano i suoi, è uno che può arrivare agevolmente fino alla presidenza del Consiglio - e l’ha fatto più volte in passato, sponsorizzato da Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno - per far valere le sue ragioni. Se è accontentato, allora «i colleghi» riaccendono i motori, altrimenti protesta e paralisi del centro storico. In questi giorni ha organizzato il fermo del servizio taxi presso l’aeroporto di Fiumicino (dalle ore 8 alle 14 del 25 ottobre), poiché l’aeroporto sarebbe troppo rinunciatario nel contrastare i trasportatori abusivi. Quindi stop e «annassero a piedi a pijà l’aereo ».

 

ALEMANNO E IL CAPO DEI VIGILI URBANI ANGELO GIULIANIALEMANNO E IL CAPO DEI VIGILI URBANI ANGELO GIULIANI

CI SONO 5.900 VIGILI

 

Anche i vigili urbani, a Roma, a volte possono essere un problema più che una risorsa, pure per il primo cittadino. Nella capitale sono ben 5.900. L’ultimo dei loro comandanti finito nei guai è stato Angelo Giuliani accusato, nell’estate 2012, di aver falsificato il verbale per la composizione della commissione esaminatrice di un concorso pubblico per 300 vigili urbani e poi rinviato a giudizio per corruzione (avrebbe intascato una mazzetta di 30.000 euro dalla società Sicurezza e ambiente). L’ex comandante, finito agli arresti domiciliari nel 2014, arrivò persino a minacciare il sindaco di allora, Gianni Alemanno, mettendolo in guardia («qui partono siluri», ringhiò al primo cittadino). Poi raccontò a qualcuno: «Ho detto al sindaco che sono presidente del concorso, se mi fate ’na cosa, io vi rompo il culo».

giuseppe vegasgiuseppe vegas

 

Dal 2010 al vertice della Commissione nazionale per le società e la Borsa (Consob), al civico 3 di via Giovanni Battista Martini, c’è il presidente Giuseppe Vegas, politico ed economista italiano, già esponente di Forza Italia e del Pdl. È stato al centro di accese polemiche dopo gli attacchi di Federconsumatori e Adusbef che hanno accusato la Consob di aver negato «la possibilità agli investitori di Banca Etruria e Banca Marche di conoscere i rischi relativi ai propri investimenti». Il caso, che riguardava principalmente le obbligazioni subordinate, fu seguito in Rai dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli, che chiese le dimissioni di Vegas in diretta. Il mandato di Vegas terminerà alla fine del 2017.

 

 

Dell’ottobre del 2009, Roma è orfana del salotto di Maria Girani Angiolillo, vedova di Renato Angiolillo, fondatore del quotidiano Il Tempo e senatore del Partito liberale. Il suo Villino Giulia, al numero 8 di Rampa Mignanelli, affacciato sulla scalinata di Trinità dei Monti, era frequentatissimo e ambitissimo dai politici della Prima e della Seconda Repubblica (fra gli altri, Arnaldo Forlani, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani ,Bettino Craxi, Giorgio Almirante,Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Gianfranco Fini, Gianni Letta, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Giulio Tremonti), al punto da meritarsi l’appellativo di «quarta Camera». Qualche giorno fa è scomparsa, a 74 anni, anche un’altra figura storica dei salotti della capitale, il principe Carlo Giovanelli.

 

IL CLAN CASAMONICA

 

Infine c’è la Roma della malavita. Le forze dell’ordine e i cronisti di nera ben conoscono la famiglia Casamonica (sinti, etnia nomade dell’Abruzzo) e non solo per i funerali di Vittorio Casamonica, uno dei loro capi più importanti, salutato, il 20 agosto dello scorso anno, con tanto di banda musicale e lancio di petali da un elicottero sulla chiesa Don Bosco, al Tuscolano. L’Osservatore Romano scrisse: «Da una parte la preghiera per i defunti, dall’altra lo spettacolo mediatico, l’ostentazione di potere, la strumentalizzazione chiassosa e volgare di un gesto di elementare pietà umana e cristiana come il funerale che, già di per sé, richiederebbe almeno compostezza, riserbo, dignità e, soprattutto, silenzio».

casamonica  casamonica

 

Un commento tranciante che Roma, atterrita da tanta protervia, condivide attonita. La storia peggiore del potere di questa famiglia, odiata (come tutti gli zingari) ma assai temuta dai romani, inizia negli anni Novanta, quando i Casamonica «trascurano » il commercio dei cavalli e irrompono sul mercato della droga, dell’usura e delle estorsioni attorno all’Anagnina e alla Tuscolana, schierandosi al fianco di alcuni uomini della banda della Magliana. Vogliono auto veloci, ville, piscine e collezionano pure reperti archeologici di 2.500 anni fa.

 

giuseppe_de_tomasi detto sergionegiuseppe_de_tomasi detto sergione

Dopo il vuoto lasciato dalla stessa banda della Magliana, altre organizzazioni criminali in azione nella capitale (camorra, ’ndrangheta, mafia) acquistano immobili e rilevanti attività e economiche, soprattutto nel settore alberghiero e della ristorazione, dove spendono - ripulendoli - i capitali accumulati illecitamente. La tradizionale criminalità laziale si dedica, invece, ancora all’usura, alle rapine e al traffico di stupefacenti. Dopo il famoso Sergione (al secolo Giuseppe De Tomasi, ex componente della banda della Magliana) che «strozzò», anni indietro, anche la spalla radiofonica di Fiorello, il dj Marco Baldini, sono proprio le organizzazioni dei «cravattari», in questi tempi di crisi economica, a vedere accresciuto il proprio business. Sic transit caput mundi.

 

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