ignazio la russa giorgia meloni daniela santanche leonardo apache

“DA UNA NOBILE ESALTAZIONE DI MILITANZA SIAMO PASSATI A UNA GROSSOLANO REMAKE DI ‘RICCANZA’” – LUCA TELESE: “IL BERLUSCONISMO DECADENTE E CREPUSCOLARE DEGLI EX “BERLUSCONES” FINITI NELL’OCCHIO DEL CICLONE DELLA GIUSTIZIA – APACHE LA RUSSA E SUO PADRE IGNAZIO, DANIELA “PITONESSA” SANTANCHÈ E VITTORIO SGARBI SESSISTA – È PER LA LEADER DI FRATELLI D’ITALIA COME LA KRYPRONITE PER SUPERMAN: UN VELENO CHE DISTRUGGE LA NARRAZIONE DELLA DESTRA NAZIONALE, MODERNA, CONSERVATRICE, ‘UNDERDOG’, MADRE E DONNA..."

Estratto dell’articolo di Luca Telese per “TPI – The Post Internazionale”

 

IGNAZIO E LEONARDO APACHE LA RUSSA

Sono bastati dieci giorni di fuoco per mettere in crisi quello che Giorgia Meloni ha di più caro: il suo racconto. Il berlusconismo decadente e crepuscolare degli ex “berluscones” di destra finiti nell’occhio del ciclone della giustizia – Apache La Russa e suo padre Ignazio, Daniela “Pitonessa” Santanchè e Vittorio Sgarbi sessista – è per la leader di Fratelli d’Italia come la krypronite per Superman: un veleno che si inocula nel sistema immunitario, fiacca ogni energia, distrugge la narrazione della destra nazionale, moderna, conservatrice, «underdog», madre e donna, peggio delle cluster bombs di Joe Biden.

 

VITTORIO SGARBI E MORGAN AL MAXXI

«Non sono ricattabile», ruggiva la Meloni il giorno in cui il Cavaliere l’aveva sfidata, raccogliendo così le simpatie trasversali di tanti italiani di destra, ma anche di sinistra. Vero: lei non è ricattabile, ma “loro” sì. Giorgia è romana, proletaria, cresciuta in una famiglia di sole donne, temprata nella sobrietà (la sua adorata Mini, il rifiuto della scorta), l’apologia della militanza.

 

IGNAZIO LA RUSSA BY NATANGELO

“Loro” sono nordici, maschilisti e talvolta misogini (Sgarbi ha fatto indignare la regista Cristina Comencini), appariscenti (Filippo Facci ha fatto giochi di parole sullo stupro), inguaiati con la magistratura (e non certo per un complotto): i berluscones amano la bella vita, le belle macchine, le cose di lusso, le bottiglie millesimate, svuotate nei locali “fighi”.

 

Giorgia nella sua gavetta faceva la babysitter (di Fiorello) e la barista, mentre gli articoli sul presunto ma terribile stupro di Milano parlano di un locale (quello dove è iniziato tutto) che è già un veleno per la caratterizzazione popolare dei fratelli meloniani.

 

Stili di vita

LA VILLA DI FORTE DEI MARMI COMPRATA E RIVENDUTA DALLA MOGLIE DI IGNAZIO LA RUSSA

La serata più lunga di Leonardo Apache La Russa inizia al bancone dell’esclusivissimo Apophis, roba per ragazzi di buona famiglia e figli di papà, 500 euro di tessera solo per entrare, 2mila per una serata irrorata. Esclusivismo, Milano bere. Giorgia era i manifesti che attaccavano – «Erba? Roba da conigli!» – i ragazzi del Fronte di Colle Oppio. Leonardo Apache faceva arrabbiare papà Ignazio esibendosi nella lingua terribile dei trapper: cantava «Sono tutto fatto/ e fotto» o «Voglio la Pussy/ nel privée».

 

[…] non parliamo di processi e indagini, che arriveranno negli anni, ma di stili di vita, di un immaginario che si è abbattuto in un nanosecondo sulla più limpida identità politica costruita in questi anni con un lavoro di fatica e di cesello.

 

LA CASA SUL MARE DI FORTE DEI MARMI - POSTER BY MACONDO

Se poi aggiungi a questo incerto rap misogeno e da sballo i quattordici falsi cognomi del compagno della ministra Santanchè – “Principe-Dimitri Kunz-d’Asburgo-Lorena-Piast-Bie- litz-Bielice-Belluno-Spalia-Rasponi Spinelli-Romano- Miesko-Leopoldo” (si è scoperto da una nota degli Asburgo Lorena, quelli veri, che è un tarocco, in realtà un nome proprio registrato a San Marino”) – e poi ti soffermi sulla Maserati 5000 con il leasing pagato dalla società che sta fallendo, e ha sei milioni di euro debiti, e se poi provi a pensare alla casa al Pantheon da 19mila euro mese della ministra, che esalta le sue capacità imprenditoriali nel discorso del Senato ma non paga la cassa integrazione ai suoi dipendenti, capisci subito che da una nobile esaltazione di militanza siamo passati a una grossolano remake di “Riccanza”.

 

IGNAZIO E LEONARDO APACHE LA RUSSA

[…] Quando era stato Ciro Grillo a registrare un video in cui si sostenevano le stesse tesi – la vittima colpevolizzata, i dubbi, i ritardi, la droga – la leader di Fratelli d’Italia aveva vergato parole di fuoco che sarebbero state perfette anche in questo caso. Ma dal giorno dello scoop del Corriere della Sera la presidente del Consiglio ha preferito non commentare le parole di La Russa, e si è accontentata delle parziali scuse del presidente del Senato.

 

Così come non è intervenuta dopo il grottesco monologo del sottosegretario Sgarbi, al Maxxi: un lungo e compiaciuto vaniloquio a colpi di «cazzo», «figa», «prostata», «scopate», in cui Sgarbi giungeva – nientemeno – ad esaltare Fidel Castro: «Se ne è scopate trentamila, viva il comunismo!». Immaginate le reazioni esterrefatte delle mamme moderate che avevano apprezzato il racconto (autentico) della ragazza partita dalla Garbatella per approdare a Palazzo Chigi: adesso si ritrovano al governo il dongiovannismo crepuscolare e priapistico di Sgarbi, la bella vita e le pitonesserie, le stilettate da avvocatorum di La Russa.

DANIELA SANTANCHE E IGNAZIO LA RUSSA

 

Giorgia vede sventolare sui banchi del suo esecutivo come vessilli l’innovazione dei bavagli e delle leggi ad personam, che io definisco l’ultima avvelenata eredità del berlusconismo. Perché è davvero curioso che dopo non essersi piegata a Silvio quando era vivo, forte e carismatico, adesso la Meloni debba mandare giù le grottesche caricature che ne fanno i suoi pallidi epigoni.

 

santanchè meloni

[…]  anche con l’almirantismo questi berluscones hanno poco a che vedere: il Msi era l’unico partito insieme al Pci che non aveva un solo indagato nello scandalo P2, era – anche con Gianfranco Fini – il partito di Mani Pulite. Era il Movimento Sociale che cingeva il parlamento con Teodoro Buontempo e i giovani Gabbiani (era il 1993, c’erano sia Rampelli che Mollicone) al grido di «Arrendetevi, siete circondati!» con tanto di biglia di ferro scagliata che infrangeva simbolicamente la vetrata dell’ingresso principale di piazza Montecitorio.

 

fini almirante

Marco Pannella riuniva gli inquisiti del pool al cinema Capranichetta e i deputati missini gridavano «Noi siamo con Mani Pulite!». […] Oggi  gli eredi del Msi popolare cresciuto nel mito dell’onestà si ritrovano impantanati nella guerra ai magistrati. E la Meloni, che si è portata a Palazzo Chigi il sobrio e rigoroso magistrato Alfredo Mantovano, adesso è costretta a tacere sul caso La Russa e a vergare note informali di Palazzo Chigi, dopo essere stata scottata (anche) dal rinvio a giudizio di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia ed esponente della cosiddetta “generazione Atreju”, ovvero la nidiata di Azione Giovani.

 

IL PROFUMO DELMASTRO SELVATICO - MEME BY CARLI

Solo che la rivelazione di Delmastro al suo onorevole compagno di casa, nonché coordinatore nazionale di Fdi, Andrea Donzelli sembra una storia da studenti fuorisede, e la simpatia di cui gode un po’ ovunque il deputato (celebri sono suoi collegamenti si ritrovano impantanati nella guerra contro le Procure provocatori a L’Aria che tira) non è intaccata.

 

Il caso Santanchè, invece, sembra fatto apposta per rinnovare tutti gli stereotipi della Casta: la ministra si prende la macchina di lusso in comodato d’uso (77mila euro l’anno!), poi però impone alla scorta di usare la sua e non quella di servizio, poi raccoglie 450 multe nell’area B di Milano (e non le paga). Dice la Santa: «É l’auto di servizio».

 

La ministra imprenditrice ha anche ottenuto 2,7 milioni di euro di prestito dallo Stato (ma i suoi curatori spiegano che non lo rimborserà perché non ha i soldi) ma secondo l’inchiesta di Report ha pompato solo poco meno. E poi ancora Santanchè dice al Senato che la società fallita non è sua, ma si scopre che in realtà la controlla (con un patto para-sociale) e con il compagno dal nome creativo e persino suo figlio (con l’ex dipendente un po’ acida che ricorda: «Siccome non sapeva bene cosa fare chiamava la mamma al telefonino davanti a noi»).

GIORGIO ALMIRANTE SALUTA ROMANAMENTE

 

Ecco, provate a immaginare cosa c’entra tutto questo con la Meloni. Poco o nulla. Ma adesso, la prima presidente donna, deve affrontare il primo virus misogino contratto dalla sua creatura politica. Qualunque scelta – sia parlare che tacere – come cantava il suo amato De André – è una ferita: «E per tutti/ il dolore degli altri/ è un dolore a metà».

italo bocchino giorgio almiranteGIORGIO ALMIRANTE

 

GIORGIA MELONI E DANIELA SANTANCHE

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...