TEMPI CUPI PER LUPI - "DIMETTERMI? NON VEDO PERCHÉ. IL ROLEX DA 10MILA EURO A MIO FIGLIO? FOSSI STATO IO NON L'AVREI ACCETTATO" - IL MINISTRO NON È TURBATO DALL'ARRESTO DEL BRACCIO DESTRO INCALZA, MA DAL FIGLIO SBATTUTO IN PRIMA PAGINA

Francesco Bei per “la Repubblica

LUCA LUPILUCA LUPI

 

Di solito gioviale e con la battuta pronta, stavolta Maurizio Lupi tradisce anche nella voce tutta la gravità del momento. «Provo soprattutto l’amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa. Quando per tutta la vita ho educato i miei figli a non chiedere favori, né io ho mai cercato scorciatoie per loro».

 

Ha pensato alle dimissioni?

«No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela. Se fare politica significhi far pagare questo sacrifico alle persone che ami. Sa la battuta che faccio sempre a Luca? Purtroppo hai fatto Ingegneria civile e ti sei ritrovato un padre ministro delle Infrastrutture».

 

Purtroppo il padre aveva un rapporto molto stretto con Ercole Incalza. Alla luce di quanto sta venendo fuori non pensa sia stato quanto meno inopportuno?

«C’è la presunzione di innocenza, ma è chiaro che se dovessero risultare fondate le accuse sarebbe una sconfitta per tutti».

 

LUPI RENZILUPI RENZI

Soprattutto per lei...

«Incalza, che è stato al ministero per anni e ha lavorato con tutti i ministri, tranne Di Pietro, è stato il padre della Legge Obiettivo. È uno dei tecnici più stimati nel suo settore, anche in Europa ce lo invidiavano».

 

Aveva già 14 procedimenti giudiziari alle spalle!

«Ma è stato sempre riconfermato proprio per le capacità tecniche riconosciute da tutti. In questi venti mesi non ho mai incontrato un presidente di Regione che non mi abbia dato un giudizio positivo su di lui. L’obiettivo era realizzare le Grandi Opere e recuperare il drammatico gap infrastrutturale dell’Italia ed Ettore Incalza poteva garantire la professionalità necessaria ».

LUPI RENZILUPI RENZI

 

In una intercettazione con Incalza lei arriva fino a minacciare la crisi di governo se l’avessero sloggiato dalla struttura tecnica di missione. Non le sembra che tutto questo attaccamento possa destare sospetti?

«Era una battaglia politica, non difendevo la persona, che dal 31 dicembre 2014 non avrebbe più ricoperto quell’incarico, ma l’integrità del ministero. Si stava discutendo di legge di Stabilità e del futuro della nuova Struttura tecnica di missione e il dibattito era tra chi voleva tenerla dentro al mio ministero, oppure, come diceva Incalza: c’è chi vuole chiuderla o trasferirla alla presidenza del Consiglio».

 

maurizio lupimaurizio lupi

E lei minacciava fuoco e fiamme...

«Al telefono con Incalza ho ripetuto quello che avevo detto nelle discussioni politiche, parolacce comprese: dicevo che era un errore togliere al ministero quella struttura, amputandolo di un braccio operativo. Qualora non ci fosse più stata fiducia nel ministro si faceva prima a cambiare ministro, non depotenziando il ministero».

 

Ma è vero che la sua risposta all’interrogazione dei 5Stelle l’ha scritta il difensore di Incalza?

«Scherziamo? Le risposte alle interrogazioni le scrivono gli uffici legislativi dei ministeri».

 

Al telefono con Incalza lei lo descrive come il grande sponsor della nomina al governo del viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini. Anche questo non sembra tanto normale, non crede?

ERCOLE INCALZA  ERCOLE INCALZA

«Questo è il limite delle intercettazioni, che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro, due persone peraltro bravissime. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro».

 

C’è anche la questione del contratto che Perotti fa avere a suo figlio con Giorgio Mor. Come lo spiega?

«Mio figlio si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode. Dopo sei mesi in America presso uno studio di progettazione, nel febbraio dello scorso anno gli hanno offerto un lavoro. Ci ha messo un anno, come tutti, ad avere il permesso di lavoro e da marzo di quest’anno lavora a New York. Lo scorso anno ha lavorato presso lo studio Mor per 1.300 euro netti al mese in attesa di andare negli Usa».

 

Il punto è: su sua richiesta?

renzi nencini leopolda renzi nencini leopolda

«Se avessi chiesto a Perotti di far lavorare mio figlio, o di sponsorizzarlo sarebbe stato un gravissimo errore e presumo anche un reato. Non l’ho fatto. Stefano Perotti conosceva mio figlio da quando, con altri studenti del Politecnico, andava a visitare i suoi cantieri. Sono amici, così come le nostre famiglie».

 

Motivo per cui Perotti per la laurea gli ha regalato un rolex da 10 mila euro?

«L’avesse regalato a me non l’avrei accettato».

 

Parliamo di politica. Renzi l’ha sentito?

«Oggi no, sono stato in giro tutto il giorno tra Treviso e Belluno. Ma l’ho incontrato giovedì e sa di cosa abbiamo parlato?»

GIORGIO MOR GIORGIO MOR

 

Dica...

«Proprio del cambiamento radicale che stiamo per dare al sistema degli appalti pubblici e alla stessa Struttura tecnica di missione. Ovviamente non potevamo sapere cosa si stesse preparando. La nostra missione è quella di dimostrare che le Grandi Opere si possono fare correggendo quegli elementi di rischio e di potenziale corruzione. Per questo ho già detto e ribadisco che daremo tutto il supporto necessario alle indagini della magistratura, partendo, come ha detto il procuratore di Firenze, dalla presunzione di innocenza. Ma le indagini non possono fermarsi».

 

 

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