trump clinton ailes kennedy

PRESIDENZIALI FATTE A MAGLIE - QUALI TRAFFICI HANNO SILENZIATO ASSANGE (PER ORA)? PERCHÉ NESSUNO PARLA DELLE PRESSIONI DEL DIPARTIMENTO DI STATO SULL'FBI E IL BORDELLO DI BENGASI? - L'IDEA DI TRUMP IN CASO DI SCONFITTA: UNA TV RIVALE DI FOX NEWS CON IL CREATORE (CACCIATO PER MOLESTIE) DI FOX NEWS - L'INTERVISTA INTEGRALE A MELANIA TRUMP ALL'ARCINEMICA CNN (VIDEO)

L'INTERVISTA INTEGRALE DI ANDERSON COOPER A MELANIA TRUMP SU ''CNN'', IL NETWORK PIÙ OSTILE A DONALD

 

 

 

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

Che è successo a  Julian Assange, possibile che lo abbiano messo a tacere sotto chissà quali pressioni proprio quelli che lo ospitano da quattro anni nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra?  Davvero Donald Trump ha già pronto il piano B in caso di sconfitta alle elezioni  novembre, ovvero una televisione potentissima tutta sua che gli consenta di prendersi il partito repubblicano che non lo ha appoggiato come avrebbe dovuto in campagna, e che sarà presumibilmente nella tempesta dopo il voto?

 

melania trump intervista ad anderson coopermelania trump intervista ad anderson cooper

Quali oscuri traffici hanno tramato Dipartimento di Stato ed Fbi per occultare le mail sulla storiaccia di Bengasi e l'assassinio dell'ambasciatore Chris Stevens? Avrà avuto effetto l'intervista monstre di Melania Trump in difesa del marito, rilasciata proprio alla nemica CNN?

 

E infine se la vittoria di Hillary Clinton è ormai data per scontata da tutti gli osservatori e sondaggisti, se addirittura il New York Times la quota al 87%, perché il Los Angeles Times che è schierato con la candidata democratica fin dall'inizio continua a pubblicare un sondaggio quotidiano nel quale sia pur di poco Donald Trump è ancora in vantaggio? Le vecchie buone regole di giornalismo insegnano che non si mettono troppe domande all'inizio di un articolo, ma a volte è necessario.

 

john kerry patrick kennedyjohn kerry patrick kennedy

Julian Assange, fondatore di Wikileaks, manda a dire dall'interno dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra dove è recluso da quattro anni in una sorta di asilo politico per non essere arrestato e rischiare l'estradizione in due Paesi, Stati Uniti e Svezia, che lo cercano in quanto hacker e addirittura in quanto stupratore, che proprio alla vigilia delle rivelazioni su nuove mail pericolose scomode per Hillary Clinton gli hanno tagliato Internet, e dunque da sabato pomeriggio non è più in grado di fare il suo lavoro.

 

Wikileaks e gli ecuadoregni non aggiungono niente altro, ma è abbastanza evidente che hanno ceduto alle pressioni continue di Washington di mettere  così a tacere Assange, il quale ha sempre sostenuto di lavorare in proprio e di non avere niente a che fare con ill governo russo e con Putin, come sostengono invece Hillary Clinton  e il governo americano. A infuriarsi per le ultime rivelazioni sarebbe stata la banca di investimenti Goldman Sachs perché rivelavano il testo i discorsi tenuti a porte chiuse e lauto pagamento dalla Clinton. Davvero Assange così facendo è bloccato e non ha modo di inviare messaggi? Vedremo.

 

Continuando invece a frugare del materiale esistente di scandali che abbonda, e che in altre elezioni avrebbe ben altro valore, viene fuori che un alto dirigente del dipartimento di Stato fece pressioni sul FBI perché venisse alterata la classificazione  top secret di una mail che riguardava possibili arresti dopo la strage di Bengasi, perché “avrebbe causato problemi”. A dirlo sono funzionari dell’agenzia interrogati durante l'inchiesta fatta dal FBI stesso sulle email trafugate alla Clinton.

hillary clinton patrick kennedyhillary clinton patrick kennedy

 

I due funzionari hanno riferito che fu tentato un accordo di scambio col Dipartimento di Stato grazie al quale il Federal Bureau avrebbe declassificato il documento e in cambio ottenuto maggior margine di manovra in Iraq. Praticamente il Dipartimento di Stato nella persona del sottosegretario Patrick Kennedy avrebbe chiesto di declassificare il documento Bengasi e inserirlo in una categoria conosciute come B9 secondo il Freedom of Information Act che avrebbe consentito di archiviare il documento dei sotterranei del Dipartimento di Stato e non vederlo mai più.

 

A quanto pare alla fine l'accordo non si fece proprio perché l'argomento era troppo scottante. Kennedy sarebbe poi tornato alla carica in varie riunioni ma senza successo. Il tutto sta nell'enorme investigazione fatta per un anno dal FBI sul comportamento del segretario di Stato Hillary Clinton dal 2008 al 2012, quando decine di migliaia di conversazioni finirono sul suo server privato invece che in quello del Dipartimento di Stato, e poi molte furono distrutte. Alla fine di quell’ indagine il capo del FBI l'estate scorsa ha deciso che non ci fosse materia per incriminazione della Clinton, il cui comportamento ha stigmatizzato come incredibilmente irresponsabile e inaffidabile.

 

 La mancata incriminazione è tuttora argomento di furibonda polemica col partito repubblicano, ma  è una storia ormai talmente ingarbugliata e così poco praticata dal giornalismo d'inchiesta che a meno che Assange resusciti dal silenzio nei prossimi giorni e tiri fuori la pistola fumante, poco altro si saprà, e nessuno vincerà il Pulitzer.

 

donald trump roger ailesdonald trump roger ailes

Oppure il famoso giornalismo d'inchiesta si sveglierà a elezioni avvenute, per esempio raccontando che tutta la storia sul luogo di nascita di Barack Obama, montata per far credere che il presidente non fosse nato negli Stati Uniti e dunque non fosse intitolato a candidarsi, l'avevano costruita nel 2008 gli uomini della Clinton, che anche allora si era candidata. Oppure sul gigantesco e abbastanza occulto progetto del grande finanziatore della Clinton, George Soros, che in nome di frontiere società aperte sta già portando milioni di persone dal Medio Oriente negli Stati Uniti, e non solo.

 

La Trump tv è l'ultima delle indiscrezioni. A sentire il Financial Times, il genero di Trump Jared Kushner, starebbe già mettendo in piedi un canale televisivo da far partire subito dopo le elezioni. Kushner è un colto e sapiente giovane uomo d'affari sposato con Ivanka. È un immobiliarista come il suocero ma come il suocero ha interessi che spaziano dalla politica – infatti è stato il principale consigliere dietro le quinte della campagna – all'impegno per la causa di Israele, dove la sua famiglia è una famiglia benemerita per investimenti in sostegno e beneficenza, all'editoria, perché è il proprietario del raffinato New York Observer.

 

ivanka trump jared kushnerivanka trump jared kushner

Non ci sarebbe quindi niente di strano anche perché Trump ha detto molte volte che se perde le elezioni ha molte altre cose e affari di cui occuparsi. Più interessante è immaginare la ragione politica di una simile iniziativa imprenditoriale. Durante la campagna il candidato repubblicano ha lamentato costantemente la partigianeria e la faziosità delle televisioni e dei media a favore di Hillary Clinton e non ha mai trovato, con l'eccezione un po' tardiva dell'impero di Murdoch, ovvero Fox News New York Post, un alleato.

 

La televisione non gli servirebbe per i soldi, gli servirebbe per impadronirsi, forte dei voti che prenderà e di quelli che potrebbero mancargli proprio per il tradimento di una parte del partito repubblicano, proprio del partito, mutandone la natura è la struttura oppure per fare un terzo partito. Non è un mistero che il Tea party con i suoi alti e bassi, ma in ogni caso con la capacità di indicare e attirare la ribellione della base all’ establishment di Washington, abbia ispirato l'intero progetto politico di Donald Trump.

 

ivanka   trump  jared kushnerivanka trump jared kushner

A 20 giorni dal voto un'occhiata ai sondaggi non si nega a nessuno. In attesa di capire se la lunga intervista rilasciata da Melania Trump  in difesa del marito proprio all'arci nemica CNN e all'anchor Anderson Cooper, che nel secondo dibattito non si era distinto per cordialità verso il candidato repubblicano, abbia influito sull'opinione degli elettori, e non sia sembrata solo la dichiarazione dovuta di una donna bella e inutile nel dibattito politico, due parole sul Los Angeles Times.

 

Il quale è dichiaratamente un giornale liberal che appoggia la candidata democratica, e fa un sondaggio quotidiano su tremila elettori  chiedendo quale candidato sostengano, e inserendo anche il candidato del partito Libertarian è quella del partito Green. Ogni giorno i dati vengono aggiornati con la media delle risposte della precedente settimana, questo significa che i risultati, dice il Times, hanno una minore volatilità di altri, ma anche che qualche volta mancano di rapidità nel rispondere agli eventi più recenti della campagna. L'ultimo sondaggio continua a dare Donald Trump in vantaggio: 44,9 contro il 43,3 della Clinton.

JILL STEINJILL STEIN

 

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