trump sessions

AMERICA FATTA A MAGLIE - ‘COSA VOLETE CHE MI POTESSERO DIRE I RUSSI SU HILLARY CLINTON CHE GIÀ NON SAPESSI. A MENO CHE NON AVESSERO LE PROVE CHE HA SPARATO A QUALCUNO ALLE SPALLE, NON C’È MOLTO DA AGGIUNGERE AL REPERTORIO’. TRUMP SI FA INTERVISTARE DAI NEMICI DEL ‘NEW YORK TIMES’ E MENA TUTTI (AUDIO): COMEY, JEFF SESSIONS, E PURE IL PROCURATORE SPECIALE CHE INDAGA SUL RUSSIAGATE. E RACCONTA COM’È VERAMENTE ANDATA CON PUTIN

 

 

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

“Cosa volete che mi potessero dire i russi su Hillary Clinton che io già non sapessi. A meno che non avessero le prove che ha sparato a qualcuno alla spalle, non c'è niente da aggiungere al repertorio”. Magari non ve la citerranno, ma è la frase che vale l'intera intervista. Un milione di punti.

 

 Se Donald Trump non fosse il villano scelto dai frustrati e dai risentiti sociali di mezzo mondo, di lui si direbbe quel che si dice in America di persone che la vita la mordono e che niente riesce ad abbattere o sconfiggere, “larger than life”.

donald trump  jeff sessionsdonald trump jeff sessions

 

Ancora una volta larger-than-life a colloquio con tre del New York Times. Li accusa di propalare fake news tutti i giorni, e lo aveva fatto anche la mattina di mercoledì protestando vibratamente contro la bufala di un suo secondo incontro segreto con Putin ad Amburgo, la cui versione farlocca continuerete a lungo a leggere sui giornali italiani.

 

Però gli ha concesso una lunga e confidenziale intervista, piena di piccoli e meno piccoli avvertimenti a numerosi personaggi pubblici,anche i suoi presunti alleati e uomini di governo, e ha scelto il New York Times, detestato ma pur sempre espressione della sua città, cosa che ha fatto un po' rodere di invidia il New York Post di Murdoch, (inutile che giornalisti italiani addetti a caccia disperata di prove sull' isolamento del presidente inventino che lo squalo ce l'ha un po' con lui, è solo una questione di concorrenza giornalistica); ha ignorato completamente il Washington Post, che e’ invece espressione della burocrazia detestata della capitale.

 

Ne ha ricevute addirittura tre di firme, Peter Baker, Michael Schmidt e Maggie Haberman, lui invece praticamente solo, presente una dei suoi portavoce, per una conversazione durata quasi un'ora nella quale i tre giornalisti lo hanno definito a suo agio e combattivo, “relaxed and engaged", anche se leggerete su giornali italiani che era molto arrabbiato, e durante la quale ha trovato anche il tempo di una battuta sul feeling col presidente francese, “gli piace tenermi la mano”, un saluto alla figlia Ivanka e un bacio alla nipote Arabella, sette anni, alla quale ha chiesto di sfoggiare il suo già buon cinese per i tre ospiti.

 

DONALD TRUMP JAMES COMEYDONALD TRUMP JAMES COMEY

Poi, certo, non è mancata occasione di tirare delle gran stoccate a quel vigliacco di Jeff Sessions, l’attorney general che si è chiamato fuori ricusandosi dal Russiagate senza nemmeno avvisarlo, e Trump ha detto che se l'avessi saputo non lo avrebbe nominato ministro della Giustizia.

 

Sessions per ora ha tenuto botta dichiarando che resterà finché lo riterrà opportuno, il che tradotto vuol dire che si sente appoggiato dal partito repubblicano, ma non vedo la sua poltrona molto solida, e comunque vada ha dimostrato che ha dignità zero.

 

 Seconda stoccata al vice che ne ha preso il posto in quell’ inchiesta, Rod Rosenstein, e che prima ha scritto una lettera ufficiale alla Casa Bianca chiedendo di licenziare un non più affidabile direttore dell'FBI, James Comey, poi ha nominato un procuratore speciale nella persona dell'ex direttore dell'FBI, Robert Mueller.

TRUMP COMEYTRUMP COMEY

 

La terza e la quarta stoccata sono andate rispettivamente a Comey, accusato di mettere insieme dossier, e di usarli per il potere personale e per mantenere il posto invece che per far luce su malefatte della candidata democratica Hillary Clinton, e a Mueller, al quale ha mandato a dire di stare attento ai suoi enormi conflitti di interesse e a non uscire dal seminato nell'indagare sul presunto e finora non dimostrato Russia gate, specificando in risposta a una domanda che Mueller non deve permettersi di indagare sulle finanze sue e della sua famiglia.

 

L'inchiesta, ha detto, e’ sulla Russia, il resto sarebbe una violazione, e poi ha precisato di non essere in alcun modo sotto indagine. Cosa del tutto vera, almeno fino ad oggi.

 

ROBERT MUELLER JAMES COMEYROBERT MUELLER JAMES COMEY

 L'avviso è tanto più opportuno – per tempo se non per metodo – perché nei prossimi giorni vengono interrogati, il primo privatamente gli altri due pubblicamente, il genero Jared Kushner, l'ex capo della campagna Paul Manafort, il figlio Donald Junior.

 

 Ma a quanto pare l’indagine di Mueller, uno che prima di questa nomina lavorava in uno studio privato di finanziatori di Hillary Clinton, tenterà di allargarsi comunque. Per ora all'acquisizione da parte di clienti russi di appartamenti negli edifici costruiti da Trump, poi su una società con russi in un progetto immobiliare a Soho, più la vendita di una tenuta nel 2008 in Florida a un magnate russo e infine l'organizzazione nel 2013 del concorso di Miss Universo a Mosca.

 

ROBERT MUELLER ROBERT MUELLER

Chiunque sappia che i ricchi russi comprano ovunque per sé e per investire, sa quanto tutto ciò sia ridicolo, serve a tenere in piedi un'indagine che senno dovrebbe essere chiusa, e però conferma i sospetti del presidente sul movente politico.

 

C'era il giallo del secondo incontro con Vladimir Putin ad Amburgo che tanto ha agitato i giornali americani ed europei, mica la crisi dei clandestini. Come giallo in realtà non è un granché. Il pranzo dei Venti volgeva al termine, nel racconto del presidente americano, ma è facilmente riscontrabile, stavano servendo i dolci, lui si è alzato per avvicinarsi a sua moglie Melania che era seduta vicino a Putin per il pranzo, si è seduto anche lui e hanno chiacchierato per un circa un quarto d'ora; prima di formalità e amenità varie, il tutto tradotto dall'interprete russo, non essendoci a disposizione uno americano, probabilmente perché Melania Trump non ne ha bisogno vista la quantità di lingue che parla, e con Putin aveva conversato in tedesco durante il pranzo, ma soprattutto perché si trattava di un momento completamente informale.

 

Poi si sarebbe parlato dell'annosa questione delle adozioni, che ora è argomento di moda, e del quale Trump si voleva informare.

PAUL MANAFORTPAUL MANAFORT

Putin ha bloccato le adozioni di bambini russi negli Stati Uniti dal 2012, in ritorsione per le sanzioni imposte al Paese dopo lo scontro sull'Ucraina. L'avvocatessa russa che ha incontrato Donald junior, a quanto da loro dichiarato, col pretesto di dargli informazioni scottanti sulla Clinton all'inizio dell'estate del 2016, proprio di questo voleva parlare, se ne occupa da lobbista al Congresso americano.

 

Sarà vero? Il punto non è questo, è se si concede credibilità e fiducia al presidente degli Stati Uniti, perché non è certo la prima volta che ci sono dei colloqui informali e praticamente senza testimoni tra due Capi di stato, anche in periodo di crisi, basta pensare a quell’ intera giornata di Reagan e Gorbaciov da soli a porte chiuse che probabilmente stabilì la fine dell'Unione Sovietica.

 

In sé l'intervista sarebbe interessante anche semplicemente perché a fargliela sono tre firme del giornale che ha contribuito a scoprire e utilizzare buona parte delle spiate spesso anonime che hanno costituito la materia dello scandalo, e che Donald Trump contesta ferocemente.

TRUMP DONALD JR JARED KUSHNERTRUMP DONALD JR JARED KUSHNER

 

Dimostra certamente che l'affare Russia sovrasta altre questioni molto più importanti, e non è certamente un caso, basta pensare che buona parte dell'intervista è stata su questo, sorvolando abbastanza disinvoltamente su problemi gravi che l'Amministrazione e il partito repubblicano incontrano sulla dannatissima Obamacare, la riforma dell'assistenza sanitaria che Trump non riesce ancora né a riformare né a cancellare; e questo nonostante il presidente fosse appena reduce da una colazione turbolenta con i senatori repubblicani, ai quali ha praticamente detto nell'ordine che non andranno in vacanza finché non avranno trovato una soluzione, e che quelli di loro che nel 2018 saranno sotto rielezione non avranno, se non si saranno comportati correttamente il suo appoggio.

 

donald trump john mccaindonald trump john mccain

Da notare che a una maggioranza molto limitata con 4 senatori ribelli, si aggiunge la perdita del senatore McCain, che detesta Trump ma la riforma l'avrebbe votata, e che ha un tumore al cervello.

 

Scarsa attenzione dell'intervista anche alla disoccupazione che crolla e ai titoli che volano, conquiste che naturalmente Trump esalta. Il Times meno.

 

Al presidente brucia il comportamento del suo Attorney General ma forse aspetta per farlo fuori che l'inchiesta finisca. Jeff Sessions è stato tra i primi repubblicani ad appoggiare il candidato Trump, poi se l'è fatta addosso, e la reazione del presidente oggi è violenta più che mai.

 

”Ha accettato il lavoro, si è insediato, poi si è ricusato, è una cosa che io ritengo molto scorretta nei confronti del presidente. Com'è che prendi un incarico e poi ti chiami fuori? Avrebbe dovuto dirlo prima e io non glielo avrei dato l’incarico. Così facendo è stato estremamente scorretto, e sto usando un eufemismo”.

 

Più chiaro di così, anche quando ha precisato che Sessions durante le audizioni per la conferma ha omesso di dire che aveva incontrato per due volte l'ambasciatore russo senza alcuna ragione valida. In altre parole, perché è un cretino.

prima stretta mano Putin Trumpprima stretta mano Putin Trump

 

Sull’ ex direttore dell'FBI, James Comey, il presidente ha aggiunto una chicca niente male, ovvero che due settimane prima dell'insediamento a gennaio lui e un gruppo di funzionari di intelligence andarono a incontrarlo alla Trump Tower sulla possibile intromissione della Russia nella campagna elettorale.

 

Subito dopo Comey prese da parte Trump e lo informò di un dossier nel quale c'era materiale filmato a Mosca con sgradevoli immagini sessuali che riguardavano il presidente, materiale fornito da una ex spia inglese, ma non garantito come autentico dal Fbi.

 

Quando gli fu consegnato il dossier, Trump racconta che si mise a ridere perché era tutto palesemente falso, junk, oltretutto non era mai stato in quell'albergo ne’ a Mosca in quell'epoca. Ma, sostiene oggi il presidente, fu un tentativo di mostrarmi potere e di mettermi sotto ricatto.

 

donald trump e vladimir putin si stringono la mano donald trump e vladimir putin si stringono la mano

 Il dossier e le informazioni finiranno poi pochi giorni prima dell'inaugurazione su alcuni quotidiani, Times compreso, senza alcuna verifica sulla fonte sulla veridicità. Passato da un amico di Comey. “Ho fatto un gran favore al popolo americano a licenziarlo”, conclude Trump, guardando dritto negli occhi tre del giornale che di questo lo accusa ancora oggi.

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