LO SPETTRO DI OCCUPY WALL STREET SULLE MANIFESTAZIONI PRO TREYVON MARTIN. E LA POLIZIA SI SPAVENTA

Maurizio Molinari per "la Stampa"

La folla che spadroneggia nelle strade, i poliziotti in affanno e gli automobilisti imbottigliati a Times Square: Manhattan viene colta di sorpresa dalla spontanea reazione di migliaia di persone al verdetto con cui il tribunale di Sanford, in Florida, ha assolto George Zimmerman per l'uccisione di Trayvon Martin.

Tutto inizia a Union Square nel primo pomeriggio di domenica. Un gruppo di ragazzi si prende per mano, forma un cordone che blocca il traffico sulla 14 Strada. Un adolescente afroamericano si stende immobile sul selciato della piazza per mimare la salma di Martin. L'artista di strada Mark Panzarino disegna con il gesso i contorni del corpo.

Ed è qui che cominciano ad essere accese delle candele in memoria della vittima. Arriva Bill de Blasio, candidato sindaco, sostando con una folla che aumenta. Ma verso le 17 le candele sono diventate molte, la zona è quasi un sacrario e gli agenti intervengono. Temono la ripetizione di «Occupy Wall Street», ovvero l'occupazione permanente di una piazza da parte dei manifestanti, e smantellano il sacrario improvvisato.

La reazione della folla, oramai oltre un migliaio di persone, è di spostarsi verso nord. Imbocca Broadway, punta su Times Square. C'è chi ha gli adesivi di Trayvon sulla camicia, chi indossa magliette con la scritta «Unarmed Civilian» (civile disarmato) e chi innalza cartelli arancioni «Who's next?», chi sarà il prossimo.

Gli agenti aspettano il corteo sulla 34 Strada, davanti a Macy's. Sono alcune donne poliziotto a fronteggiare i manifestanti. Ci sono attimi di tensione. Un ragazzo afroamericano con il cappellino da baseball rosso grida a squarciagola: «Siamo tutti Trayvon, volete ucciderci?». Le emozioni sono palpabili, la folla è giovane e multietnica, simile a quella di «Occupy Wall Street».

Gli agenti fanno un passo indietro, tolgono le transenne e quello che è oramai divenuto un fiume umano è libero di invadere Times Square. Gli automobilisti che vi si trovano a passare sono obbligati a fermare le vetture mentre una ragazza sale sulla scalinata al centro della piazza, sopra il Ticket's Office, e dal megafono grida: «Abbiamo preso Times Square! Tutti seduti».

Il popolo di Trayvon Martin celebra l'occupazione della piazza simbolo di Manhattan intonando «No Justice, No Peace», il canto della rivolta nera a Los Angeles nel 1992, contro l'assoluzione dei poliziotti bianchi che avevano pestato Rodney King. Passate le 21 la polizia comincia a riguadagnare terreno, metro per metro, per spingere i manifestanti a liberare le corsie.

È un'operazione che riesce ma alcuni drappelli si staccano, attraversano Midtown verso Est e, arrivati a Park Avenue puntano a nord. Sono i più determinati, tutti ragazzi giovani, anziché camminare, corrono. È il momento in cui gli agenti temono che la protesta abbia lasci spazio a un gruppo di violenti che puntano alla 79 Strada, dove ha casa il sindaco Michael Bloomberg. L'ordine è bloccarli lungo la 71° Strada, in qualsiasi maniera. Ed è qui, fra Park Avenue e la Seconda Avenue, che ci sono scontri fisici. Almeno sette gli arrestati, due agenti finiscono in terra ed hanno bisogno di soccorsi.

Il tentato assalto all'Upper East Side conferma per gli agenti un legame con «Occupy», che portò la protesta proprio nel quartiere più ricco. Ma le difese tengono e ciò che resta dei manifestanti arriva, a piedi, dopo un marcia di oltre 50 isolati ad Harlem dove il sit in di protesta è all'angolo fra Fredick Douglass Avenue e la 125a Strada.

Il quartiere afroamericano frena l'irruenza dei manifestanti più violenti, che poco prima dell'alba di lunedì si fermano davanti al tribunale penale di Brooklyn, poco lontano dallo Yankee Stadium. Sono sfiniti ma anche convinti di essere riusciti a portare la loro rabbia nel cuore di New York.

 

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