berlusconi mara carfagna

MARA CARFAGNA LASCIA FORZA ITALIA E SCEGLIE “REPUBBLICA” PER ANNUNCIARLO - "LA RIFLESSIONE CHE STO FACENDO PARTE DA DUE DATI DI FATTO: GLI APPLAUSI DI PUTIN ALLA CRISI E LE CENTINAIA DI MESSAGGI DI SINDACI E IMPRENDITORI CHE DA GIORNI MI DICONO ‘MA SIETE IMPAZZITI?’. LA MANCATA FIDUCIA A DRAGHI INDICA LA RINUNCIA A OGNI AUTONOMIA DELLA COMPONENTE LIBERALE DALLA DESTRA SOVRANISTA. DI FRONTE A UN BIVIO TRA SOTTOMETTERMI A UNA VISIONE CHE NON È LA MIA E RISPETTARE QUELLA IN CUI HO SEMPRE CREDUTO, NON HO AVUTO ALCUN DUBBIO”

Francesco Bei per “la Repubblica”

MARIA STELLA GELMINI MARA CARFAGNA

 

Mara Carfagna lascia Forza Italia. Dopo quasi 20 anni di militanza politica accanto al Cavaliere, la decisione è presa. Nonostante l'amarezza che traspare dal tono della sua voce, non si torna indietro.

 

Ministra, siamo rimasti a giovedì scorso, quando disse di non condividere la decisione di FI di strappare con Draghi perché andava «contro l'interesse del Paese». E annunciava una «seria riflessione politica» su questa frattura. Ha maturato una decisione?

alessandro ruben mara carfagna

«Tirerò le somme a breve. La riflessione che sto facendo parte da due dati di fatto: gli applausi di Putin alla crisi e le centinaia di messaggi di sindaci e imprenditori che da giorni mi dicono "ma siete impazziti?". Per quattro anni, mi sono battuta all'interno del partito per difendere la sua collocazione europeista, occidentale e liberale, dall'abbraccio del sovranismo.

 

Una parte considerevole di Forza Italia la pensava allo stesso modo. Siamo stati sconfitti, più volte, l'ultima in modo bruciante: neppure consultati sulla crisi del governo di salvezza nazionale che noi stessi avevamo voluto. Ora mi chiedo: ha un senso proseguire una battaglia interna? O bisogna prendere atto di una scelta di irresponsabilità e instabilità, fatta isolando chi era contrario, e decidere cosa fare di conseguenza?».

 

RENATO BRUNETTA MARA CARFAGNA MARIASTELLA GELMINI

Mi sembra che si sia già risposta. Berlusconi ha avuto parole sprezzanti nei confronti dei suoi colleghi ministri che hanno deciso di mollare ("riposino in pace"), mentre su "Repubblica" Licia Ronzulli si dice sicura che lei resterà in Forza Italia. Andando via teme un pestaggio mediatico?

«Non ho timori di questo tipo, perché dovrei averne? Oltretutto, in passato ho subito molti pestaggi mediatici e ho sempre risposto con la forza del mio lavoro. Qualsiasi saranno le scelte, poi, la mia lealtà personale a Berlusconi resta, e tutti lo sanno».

MARA CARFAGNA E GIORGIA MELONI 1

 

Qualcuno ha letto la sua nota come un'accusa a FI ma un estremo tentativo di scindere le responsabilità di Berlusconi da quelle dei primo cerchio di dirigenti che lo circonda. Ma l'esperienza e le stesse parole di Berlusconi, nel suo colloquio con il direttore di "Repubblica", smentiscono questa diversità di vedute. Dovete prendere atto che è stato Berlusconi a scegliere Salvini e Meloni contro Draghi. Perché lo ha fatto?

«Gli interrogativi sul passato li lascio agli analisti. Mi interessa il futuro: i soldi del Pnrr e le opere pubbliche collegate, le intese per gli approvvigionamenti invernali di gas, una manovra economica espansiva e protettiva al tempo stesso. Cose pratiche, concrete, che bisognava mettere in sicurezza prima del voto del marzo prossimo e rivendicare come successi un minuto dopo.

 

mara carfagna antonio tajani

Era questo l'esame di maturità che FI avrebbe dovuto chiedere a Lega e FdI: dimostriamo agli italiani, all'Europa e all'Occidente che siamo un fronte responsabile, serio, capace di rispettare i patti fino in fondo. Si è fatto il contrario. Ciò che conta ora è ripristinare l'affidabilità italiana, messa gravemente a repentaglio dalla crisi e da chi l'ha provocata».

 

Tutti danno per scontata una vittoria del destra-centro. È inevitabile oppure cosa si può fare per scongiurarla?

«Io penso a cosa si può fare perché la voce delle imprese, di chi produce occupazione, reddito, lavoro, la voce dell'Italia che si sveglia ogni mattina per andare al cantiere o per aprire un negozio, la voce dei sindaci e dei cittadini del Sud che hanno diritto a una speranza, non resti stritolata. Questa voce la sento ogni giorno: è preoccupata, sconcertata, chiede serietà e non ulteriori avventure. Deve avere rappresentanza in Parlamento e la possibilità di farsi ascoltare da chi governerà in futuro».

MARA CARFAGNA E MARIO DRAGHI 2

 

Lei scrisse un libro di ritratti su donne di destra che ce l'avevano fatta. E se ce la facesse Meloni? Per l'Italia sarebbe un rischio?

«Meloni ha tutto il diritto di proporre la sua premiership: se l'è guadagnata, guida un partito che ha ampiamente sorpassato la Lega e ha il triplo di voti di FI. A Draghi si è sempre opposta, per molti versi è la più coerente. Ma la sua idea dell'Italia non è la mia. Io penso che l'Italia non debba somigliare all'Ungheria di Orbán, ma alla Germania di Merkel. Penso che Steve Bannon sia un cattivo maestro. Penso che l'integrazione politica ed economica europea siano un'ancora di salvezza, non un pericolo per il nostro Paese».

 

mara carfagna foto di bacco (2)

A noi di "Repubblica" è sempre stata chiara la natura politica del berlusconismo, non è stato un abbaglio considerare Berlusconi in questi anni come un faro di liberalismo? Non le viene il sospetto di esservi sempre raccontati una storia non vera?

«No, la storia era vera, e proprio per questo lo strappo del 20 luglio scorso è così determinante, segna con forza un "prima" e un "dopo", uno spartiacque. La mancata fiducia a Draghi indica la rinuncia a ogni autonomia della componente liberale dalla destra sovranista.

 

Fino al 19 luglio FI non avrebbe avuto alcun dubbio sulla linea in caso di problemi del governo: favorire la conclusione ordinata della legislatura, mettere in sicurezza famiglie e imprese, sostenere il premier più rispettato d'Europa per poi poterne rivendicare i successi in campagna elettorale. Dal 20 luglio il Rubicone è stato varcato. È stata fatta una scelta di totale discontinuità con la nostra storia e con le nostre relazioni europee e occidentali».

 

michaela biancofiore mara carfagna silvio berlusconi foto di bacco

Anche lei quindi ha varcato il suo Rubicone. Sull'altra sponda cosa c'è?

«Sono rimasta sulla sponda dove sono sempre stata. Di fronte a un bivio tra sottomettermi a una visione che non è la mia e rispettare quella in cui ho sempre creduto, non ho avuto alcun dubbio. In questo momento la priorità è mettere in sicurezza il Paese, non esporlo a salti nel buio».

 

Calenda si è augurato che lei, con Gelmini e Brunetta, possiate partecipare al progetto di creazione di un fronte repubblicano che si richiama a Draghi. Come risponde all'invito?

«Credo che l'esperienza del governo di salvezza nazionale, una esperienza davvero patriottica fondata su una visione concreta dei problemi e degli impegni internazionali dell'Italia, meriti un secondo tempo. Ci serve più europeismo e più credibilità verso ogni nostro alleato. È necessario affrontare le grandi questioni dello sviluppo, delle tasse, del lavoro, per risolverle e non per fare propaganda.

RENATO BRUNETTA MARA CARFAGNA

 

E penso anche all'azione per il Sud: per la prima volta dopo vent' anni il governo Draghi non lo ha trattato come zavorra ma come area su cui investire per creare più lavoro e più servizi. Il mio "fronte" è questo, questa sarà la mia battaglia del futuro».

mara carfagnamara carfagna licia ronzulliMARA CARFAGNA 3

Ultimi Dagoreport

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?