marco benedetto

“LA MIA VITA È UN’ULTERIORE TESTIMONIANZA DEL GIGANTESCO PROGRESSO DELL’ITALIA. NON SAREBBE STATO POSSIBILE UN SECOLO FA. AL MASSIMO AVREI FATTO IL BARBIERE COME MIO PADRE” - ADDIO A MARCO BENEDETTO, GIORNALISTA, CAPO UFFICIO STAMPA FIAT, AD DELLA ‘’STAMPA’’, CHE PER 20 ANNI HA GUIDATO CON SUPREMO TALENTO MANAGERIALE IL GRUPPO "ESPRESSO-REPUBBLICA" NEGLI ANNI DI TRIONFO IN EDICOLA E IN BORSA – HA COLLABORATO CON AGNELLI, MONTEZEMOLO, ROMITI, DE BENEDETTI, CARACCIOLO E SCALFARI MA DICEVA: “NON HO AVUTO MOLTE FREQUENTAZIONI” - NEL 2009 AVEVA FONDATO IL SITO "BLITZ QUOTIDIANO":  "HO CONTINUATO A FARE QUELLO CHE HO SEMPRE VOLUTO FARE PIÙ DI QUALSIASI ALTRA COSA.."

 

Salvatore Tropea per repubblica.it - Estratti

 

«Non ho avuto molte frequentazioni», soleva dire con quel suo modo non ricercato di ricondurre tutto all’essenziale, senza alcuna concessione al rischio di eccessi al quale lo esponeva il mestiere che lo ha visto tra i protagonisti dell’editoria italiana.

 

Marco Benedetto

Ma quando si ha la fortuna, da lui ammessa, di collaborare con personaggi come Gianni e Umberto Agnelli, Cesare Romiti, Carlo De Benedetti, Eugenio Scalfari, personaggio si diventa.

 

E Marco Benedetto lo è stato per ciò che ha fatto e per come lo ha fatto, a dispetto del basso profilo che lui si è sempre sforzato di tenere. Ha potuto dire, senza timore d’essere smentito: “La mia vita è un’ulteriore testimonianza del gigantesco progresso dell’Italia con la repubblica e l’appartenenza americana. Non credo che sarebbe stato possibile un secolo fa. Al massimo avrei fatto il barbiere come mio padre”.

 

Morto venerdì nella sua casa di Roma, all’età di 80 anni, Marco Benedetto è stato un grande manager dell’editoria in un’epoca di profondi cambiamenti del settore, gli stessi ai quali lui ha messo mano con capacità e convinzione. 

 

(...)

Marco Benedetto

Le sue origini, come giornalista, alla sede dell’Ansa di Genova, poi a Londra, sono state un ricordo che lo ha accompagnato per tutta la vita. Anche quando, dopo aver conquistato a buon diritto il rango di manager dell’editoria, tornava a parlare dei primi passi nel mondo dei giornali, poco più che un ragazzo, ancor prima di laurearsi in scienze politiche. La voglia di cronista gli era rimasta appiccicata addosso come una seconda pelle anche dopo essere entrato a far parte del mondo manageriale. Lo ricordava spesso parlando con gli amici ed era come se avesse coltivato a lungo e in segreto la nostalgia di un mestiere al quale si sentiva legato.

 

Come amministratore delegato de La Stampa e poi di Repubblica ha realizzato nei due giornali innovazioni che avrebbero fatto scuola con il passaggio al digitale e con molte altre novità. La sua esperienza come capo dell’ufficio stampa della Fiat era stata fondamentale per conoscere a fondo il mondo complesso dei giornali e dei giornalisti. Da manager navigato, non amava gli scontri che fatalmente rientrano nei rapporti di lavoro e faceva di tutto per evitarli.

 

Marco Benedetto con Luca Montezemolo

Quando poi ciò si rivelava inevitabile, allora era capace di adottare scelte che all’esterno potevano sembrare sopra le righe. Ma ciò rientrava perfettamente nella determinazione che era parte del suo carattere, con lealtà e senza mai mostrarsi rancoroso.

 

Marco Benedetto era un ligure a tutto tondo. Amava sottolinearlo e da ligure si comportava anche quando la sua carriera lo ha in qualche modo costretto a diventare “torinese”. La sua casa, nel centro di Torino, era frequentata da amici che lui selezionava con la naturalezza di chi non si accontentava di una casuale conoscenza. Voleva essere “amato” e in questo era come se si fosse portato addosso una carenza affettiva di lunga data.

 

Non negava questa sua debolezza, anzi la riconosceva spesso, scherzando ma non tanto, provava a spiegarne le ragioni. Dei torinesi, diceva, “sono troppo espansivi” e non si capiva se era un complimento o un giudizio che sottintendeva altro. Lui era rimasto comunque un genovese trapiantato a Torino e lo ammetteva con una certa fierezza, quasi con orgoglio.

 

Marco Benedetto con Umberto Agnelli

Quando si è allontanato dalla carriera di manager lo ha fatto con understatement, senza rumore. Avrebbe potuto dedicarsi ad altro ma non ha tradito il primo amore. Si è creato un angolo tutto suo diventando editore di Blitz Quotidiano, una delle prime esperienze italiane di giornale online. «Ho continuato a fare quello che ho sempre voluto fare più di qualsiasi altra cosa», diceva, e anteponeva questa sua passione a quella di manager.

 

Accudito da Jorge Carranza e Filomena Ramos, due collaboratori familiari che lo hanno accompagnato per molti anni, ha coltivato una vita privata che non ha concesso spazio a comportamenti che non riguardassero il lavoro. «È quanto basta – diceva – per vivere senza desiderare altro».

Marco Benedetto con Luca MontezemoloMarco Benedetto Marco Benedetto a BerlinoMarco Benedetto con Gianni AgnelliMarco Benedetto con Alain ElkannMarco Benedetto con Carlo CaraccioloMARCO BENEDETTO marco benedettoMarco Benedetto sulla Michelangelo

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