“MOLTO MEGLIO GLI AYATOLLAH” – MARCO TRAVAGLIO: “IL CASO DI META, CHE SI PERMETTE DI OSCURARE IL VIDEO DI ALESSANDRO BARBERO IN QUANTO SEDICENTI FACT CHECKER L’HANNO DEFINITO “FALSO”, LA DICE LUNGA SULLA DIREZIONE IMBOCCATA DALLE COSIDDETTE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI. QUELLE CHE SI STRACCIANO LE VESTI PERCHÉ L’IRAN STACCA INTERNET E NON SI ACCORGONO CHE C’È UNA SOLA COSA PEGGIORE DELLO SHUTDOWN DELLA RETE: LA CENSURA SELETTIVA” – MATTIA FELTRI: “UNA PIATTAFORMA SOCIAL NON DOVREBBE DECIDERE CHE COSA È LECITO DIRE E CHE COSA NO. LA LIBERTÀ DI OPINIONE LA DELIMITANO LA COSTITUZIONE E IL CODICE PENALE, NON MARK ZUCKERBEG O QUALCHE SUO SUBALTERNO”
BUONGIORNO
Estratto dell’articolo di Mattia Feltri per “La Stampa”
ALESSANDRO BARBERO - VIDEO PER IL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
Facebook ha oscurato il video con cui lo storico Alessandro Barbero motiva le ragioni del suo no al referendum sulla separazione delle carriere. Secondo le regole e gli amministratori di Facebook, le notizie fornite da Barbero sono «false» e «fuorvianti».
Il video l'ho visto anche io [...] e dopo qualche minuto l'ho mollato perché mi pareva che Barbero non sapesse di cosa stava parlando e ripetesse una diffusa propaganda, falsa e fuorviante.
Ecco, la mia opinione coincide con quella di chi ha cancellato il video, ma il video non l'avrei mai cancellato: continuo a pensare che una piattaforma social con miliardi di iscritti [...] non sia una banale proprietà privata e non dovrebbe decidere che cosa è lecito dire e che cosa no.
La libertà di opinione la delimitano la Costituzione e il codice penale, non Mark Zuckerbeg o qualche suo subalterno. E dovrebbe inquietarci la facoltà di un social di vietare riflessioni magari basate su presupposti falsi, magari fuorvianti, ma legittime [...]. [...]
GIÙ LE MANI DA BARBERO
Estratto dell’articolo di Maurizio Crippa per “il Foglio”
Che un carrozzone di manipolazione delle menti come Meta [...] si prenda la briga di censurare [...] un video del prof. Barbero in cui dice cose sbagliate o false sulla riforma Nordio, fa parecchio ridere. Se poi la difesa sanculotta di Barbero se la intestano Bonelli & Fratoianni e pure Chiara Braga del Pd, il tutto diventa davvero grottesco.
Questo detto, la ragione e l’abc della libertà di espressione stanno con Barbero, anche se lui notoriamente non apprezza questi mezzucci borghesi, preferisce Putin e Gratteri.
IL VIDEO DI ALESSANDRO BARBERO SUL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
E Meta, con i fact checker del suo giro, dovrebbe occuparsi invece di controllare le falsità ben peggiori che viaggiano sull’internet e sui social: forse avremmo lo spazio più libero da antisemitismi, da filmine putiniane, meme trumpiani e cartoline della flotilla. A rintuzzare Barbero, libero pure di dire balle senza l’occhiuto algoritmo di Metà, basta il dibattito serio delle idee, bastano i fatti. Bastiamo noi.
I NOSTRI AYATOLLAH
Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per “il Fatto quotidiano”
Il caso di Meta, il democraticissimo colosso dei social che fa capo a Zuckerberg e si permette di oscurare il video di Alessandro Barbero per il No al referendum in quanto sedicenti fact checker l’hanno definito “falso”, la dice lunga sulla direzione imboccata dalle cosiddette democrazie occidentali.
MARCO TRAVAGLIO CON ALESSANDRO BARBERO
Quelle che si stracciano le vesti perché l’Iran stacca Internet e non si accorgono che c’è una sola cosa peggiore dello shutdown della Rete: la censura selettiva. Se un privato cittadino, nella fattispecie un docente universitario di Storia, non può far circolare il suo pensiero sul web perché altri privati cittadini, con autorevolezza e titoli di studio infinitamente più miseri dei suoi, hanno il potere non solo di contestarlo [...], ma anche di farlo oscurare e squalificarlo con l’etichetta di “falso” come il Ministero della Verità di Orwell, tanto vale spegnere tutto.
[...] questi sfollagente, così allergici alle verità di Barbero, si guardano bene dall’oscurare le balle di politici e trombettieri del Sì. A cominciare da Nordio e Meloni [...]
Cioè: un politico somaro può mentire quanto gli pare, mentre un prof universitario deve sottoporsi alle pagelle di gente magari ignorante come una capra, ma investita del potere censorio dai magnati del web e dai sinedri europei.
Le colpe di Barbero sarebbero tre.
1) Ha detto che i membri laici del Csm li sceglierà il governo, anziché la maggioranza parlamentare: come se in Italia non fosse la stessa cosa.
2) Ha notato che nell’Alta corte disciplinare e nei due Csm aumenterà il peso dei politici: e anche questo è vero, visto che per i 15 membri dell’Alta corte il rapporto 2 a 1 diventa 3 a 2 (un politico in più e un magistrato in meno); e sia lì sia nei due Csm la quota togata estratta a sorte è molto più debole e disomogenea di quella laica nominata dal governo col finto sorteggio.
IL VIDEO DI ALESSANDRO BARBERO SUL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
3) Ha previsto che questa deriva porterà i pm agli ordini dell’esecutivo: e questo lo dice pure Nordio, quando promette alla Schlein che col Sì non verranno più indagati neppure ministri di centrosinistra. Ma per Nordio il fact checking oscurante non scatta. E neppure per la Meloni che promette: “Se vince il Sì, non vedremo più vergogne come Garlasco” (dove pm e giudici, a carriere unite, si contraddicono a vicenda da 19 anni). Molto meglio gli ayatollah.

