renzi mattarella

AFFILATE LA SCHEDA: SI VA A VOTARE A MARZO! - MATTARELLA CHIEDE PERO' UN DECRETO PER EVITARE RICORSI SULLA LEGGE ELETTORALE - PER RISPETTARE LA "ROAD MAP" VERSO LE ELEZIONI, IL GOVERNO DOVRÀ EMANARLO INTORNO AL 15 NOVEMBRE, NON APPENA LA LEGGE DI STABILITÀ SARÀ STATA LICENZIATA AL SENATO 

renzi mattarella gentilonirenzi mattarella gentiloni

Ugo Magri per “la Stampa”

 

La "road map" verso le elezioni sembra tracciata. Nel "quadrilatero istituzionale", che comprende i presidenti delle Camere oltre al Capo dello Stato e al premier, si dà ormai per certo che Sergio Mattarella suonerà la fine della ricreazione al massimo per la Befana, cosicché torneremo alle urne in marzo (prima data utile domenica 4).

 

Se un filo di incertezza permane è perché si sta ancora discutendo sul modo di rendere agibile il sistema elettorale nel caso, assai probabile, che i partiti non abbiano la decenza di cambiarlo. Sembra incredibile ma è proprio così: nonostante due sentenze "auto-applicative" della Consulta, la normativa vigente fa acqua. Spuntano falle in ogni dove, lacune quasi inspiegabili, che rinunciare a correggere sarebbe irresponsabile: questa perlomeno risulta l' opinione di Sergio Mattarella.

 

mattarella e gentiloni  mattarella e gentiloni

Il Presidente della Repubblica aveva più volte sollecitato una riforma organica che desse senso logico al sistema di voto, armonizzando le regole e magari introducendo antidoti contro l'ingovernabilità. Fin qui gli hanno dato poco ascolto e sul Colle non si fanno illusioni.

 

Tuttavia, prima di firmare un decreto di scioglimento, Mattarella si attende perlomeno il minimo sindacale: un "maquillage" tecnico della normativa, che metta il sistema al riparo dalle più evidenti bucce di banana. Basti dire che se un senatore muore o si dimette, la legge prevede che venga rimpiazzato in base all' ordine di lista. Peccato che i "listini" siano stati aboliti dalla Corte costituzionale con la sentenza del 2014, e adesso si vada a preferenze. Urge correggere la dizione.

RENZI MATTARELLA 9RENZI MATTARELLA 9

 

Altro esempio: la legge elettorale del Senato obbligava i partiti a coalizzarsi su base nazionale anziché regionale, e lo imponeva attraverso certe astute modifiche a un testo del 1957. Ma quel testo di 60 anni fa è stato a sua volta riscritto dall' Italicum dove di coalizioni non si parla del tutto; cosicché nel vuoto pneumatico è sorto il dubbio che le alleanze possano formarsi adesso regione per regione, a macchia di leopardo.

 

Pare ci sia uno studio in tal senso del ministero dell' Interno e la tesi del Viminale sarebbe «sì, secondo noi è consentito»: volendo, Renzi potrebbe allearsi con Alfano in Sicilia e con Pisapia in Lombardia senza farli mai sedere allo stesso tavolo. Altri giuristi garantiscono invece che no, non sarebbe permesso in base alla complicatissima distinzione in dottrina tra rinvio "materiale" e rinvio "recettivo". Sia come sia, il nodo va chiarito sul piano interpretativo.

 

RENZI PISAPIARENZI PISAPIA

Di casi analoghi ne sta emergendo una collezione, mano a mano che procede lo "screening" avviato a luglio da numerosi costituzionalisti, alcuni dei quali su impulso quirinalizio. Questo lavoro di setaccio è destinato a sfociare in un provvedimento legislativo urgente che, nei momenti ordinari, verrebbe guardato con giusto sospetto, però nel caos attuale sarebbe imposto dalla necessità di assicurare un' espressione ordinata della volontà popolare. Non si può andare allo sbando. Ed è proprio di questo provvedimento urgente che si ragiona ai piani altissimi, purtroppo senza ancora un' intesa tra i vari protagonisti.

 

Perché da una parte il Colle ritiene indispensabile un decreto-legge (nell' assenza, beninteso, di una riforma più ampia); dall' altro Renzi non sembra ancora persuaso. Nel suo mondo pensano che in fondo si tratti di scrupoli esagerati, qualche circolare interpretativa potrebbe bastare, e soprattutto un decreto andrebbe discusso e votato dal Parlamento, con il rischio di scatenare la solita fiera di emendamenti su soglie, sbarramenti e tutto il resto.

 

RENZI ALFANORENZI ALFANO

Alte fonti parlamentari, peraltro, negano che questo pericolo sussista in quanto è nella facoltà dei presidenti delle Camere bloccare gli emendamenti che escono dal seminato. Cosicché, ridotta all' osso, ecco la situazione: Renzi vorrebbe votare a marzo e, dettando legge in questo Parlamento, il suo desiderio politicamente pesa. Però Mattarella sollecita quantomeno un decreto-legge che spiani la strada a nuove elezioni.

 

Quel decreto andrà necessariamente convertito in legge e il governo, se vorrà rispettare la "road map" verso le elezioni a marzo, dovrà emanarlo intorno al 15 novembre, non appena la legge di stabilità sarà stata licenziata al Senato. Dopo sarebbe troppo tardi. A quanto si sa, Gentiloni e Renzi ne stanno valutando pro e contro, con il premier ben consapevole che le preoccupazioni di Mattarella non sono il puntiglio di un "notaio" troppo ligio alle regole, ma il tentativo di scongiurare che la prossima legislatura nasca già annegata dai ricorsi.

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