conte mattarella macron merkel colao

SOLO MATTARELLA PUÒ SALVARE CONTE (E IL PAESE). MA LO SCHIAVO DI CASALINO DEVE ANDARE A CANOSSA. E PREGARLO DI CHIAMARE MACRON, AFFINCHÉ CONVINCA MERKEL - MACRON SA CHE RUTTE HA SEMPRE FATTO CIÒ CHE ORDINA LA MERKEL. E MATTARELLA È L’UNICO CHE HA LA “CREDIBILITÀ POLITICA” PER ASSICURARE UN’ALLEANZA DI FERRO CON PARIGI. MA È ANCORA IRRITATISSIMO CON CONTE NON SOLO PER LE SUE USCITE DA MASANIELLO. PAUROSISSIMO DI ESSERE OSCURATO DA COLAO, CONTE HA RIBALTATO L’IDEA DEL QUIRINALE...

DAGOREPORT

MACRON MATTARELLA

 

A questo punto della tetra notte italiana, il solo che può salvare Conte (e il paese) si chiama Sergio Mattarella. Ma lo schiavetto di Casalino deve andare a Canossa. Inginocchiarsi sui sassi, chiedere scusa per la sua perfomance televisiva contro l’opposizione (che ha poi costretto Mattarella a fare uno strappalacrime messaggio pasquale) e con la cenere sulla capoccia tinta implorare a mani giunte il Capo dello Stato di chiamare il suo omologo presidente, Emmanuel Macron, affinché interceda con la sua leadership presso Angela Merkel per la creazione dei Recovery Funds, il famoso fondo da mille miliardi con la garanzia dei 27 paesi dell’Unione Europea (non chiamatelo Eurobond che s’incazzano).

angela merkel emmanuel macron

 

Mattarella e Macron sanno benissimo che gli irriducibili falchi olandesi sono, storicamente, al guinzaglio della Cancelliera: da bravo soldatino, Rutte ha sempre fatto quello che ordina la Merkel. Quindi, siamo nelle mani del marito di nonna Brigitte. Deciderà la nostra morte o la nostra vita. Perché è evidente che se la Francia non ci appoggia per perorare il maxifondo con la Germania siamo finiti, dove andiamo da soli?.

LUIGI DI MAIO E I MEDICI CINESI

 

E Mattarella è l’unico che ha quella “credibilità politica” per assicurare un’alleanza di ferro con Parigi. Perché Macron dubita (eufemismo) della politica del nostro governo. Un esecutivo a dir poco instabile, del tipo "scimmie al volante", vedi Di Maio che, per indebolire Conte, ciancia di fermare la Tav, attaccare l’Olanda dei paradisi e soprattutto non smette di ammiccare alla Cina. Cenni di intesa che inquietano non solo i servizi segreti americani (vedi il recente memorandum di aiuti all’Italia di Trump), ma anche l’Europa.

luigi di maio xi jinping

 

Per Macron e Merkel il debito pubblico italiano non può finire tra le grinfie di Pechino che, a suon di miliardi, si prenderebbe quello che resta del paese, dai porti alle imprese, un film già visto nella Grecia ridotta alla fame dalla troika. L’Italia, ripete Macron alla Merkel, deve stare in Europa. Detto questo, un fondo da mille miliardi per la ripresa economica fa gioco anche alla Francia.

antonio costa 1

 

Tant è che Macron è stato il suggeritore della durissima dichiarazione del 27 marzo scorso del premier portoghese Antonio Costa contro il ministro delle Finanze dell’Olanda, Wopke Hoekstra: “Parole ripugnanti...Meschinità che mina lo spirito europeo... E’ una minaccia per il futuro dell’UE”.

macron trump

 

Parigi è attivissima diplomaticamente, Macron mira a conquistare una leadership dei paesi dell’Europa del Sud, ha una linea diretta con Trump - la Francia è l’unico membro europeo nel Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite - per non lasciare che sia la sola Merkel a menare la danza dell'Unione.

DAVID SASSOLI URSULA VON DER LEYEN

 

Anche il presidente del parlamento europeo David Sassoli è attivissimo, ha parlato pure con il leader dei verdi tedeschi, Annalena Barbock, (intervista ieri a “Repubblica”) che ha criticato la Merkel ("ha capito troppo in ritardo che la crisi finanziaria non era un inanellarsi di crisi nazionali, ma che bisogna essere coesi") e si è chiesta: "Vi immaginate cosa potrebbe succedere se la Cina e la Russia offrissero un domani un Piano Marshall all' Italia o alla Spagna?". Da parte del PD, Zingaretti e Gualtieri cercano come possono di ammorbidire le posizioni tedesche. Ma, a questo punto, siamo tutti nelle mani di Mattarella, che è ancora irritatissimo con l'Avvocato di Padre Pio (tutto).

DOMENICO ARCURI GIUSEPPE CONTE

 

Non solo per le sue uscite da Masaniello con pochette ma soprattutto per come Conte ha neutralizzato al ruolo di “consulente” il supermanager Vittorio Colao, voluto fortissimamente voluto dal Colle come “commissario” della Fase 2 (Ripartenza) e la Fase 3 (Ricostruzione). La task-force che doveva essere “snella”, cinque membri al massimo, formata anche da persone con esperienza nei settori produttivi italiani, si è gonfiata di 17 inutili intellettuali, dove Conte ha infilato anche il suo amico Domenico Arcuri.

colao

 

Dotato di esperienza internazionale e di leadership equilibrata, Colao, che all’inizio recalcitrava ed è stato convinto a suon di telefonate da Mattarella, è caduto nella trappola di Conte. Paurosissimo di essere oscurato dalla capacità decisionale del manager bresciano, il premier ha ribaltato l’idea del Quirinale: da "Presidente di una Task Force" a capoufficio studi. Colao non ha scelto la squadra, non ha deleghe, non ha poteri sui ministeri: qual è il suo ruolo? A che serve? Forse sparecchia...

 

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