1. POTERI MARCI! MEDIOBANCA, PROTAGONISTA CON NAGEL DEL DECLINO DI TOTUCCIO LIGRESTI, CONTINUA A FARE BUSINESS (IN FRANCIA) CON LA FAMIGLIA CHE HA ROVINATO PER SEMPRE L’IMMAGINE DELLA MINISTRA CANCELLIERI: LA SOCIETÀ CON ANTONINO LIGRESTI 2. AGLI OCCHI DI PARIGI L’ALITALIA NON HA NESSUNA SPERANZA DI ESSERE UN OPERATORE GLOBALE IN GRADO DI SFIDARE LE GRANDI COMPAGNIE E DEVE ARRENDERSI AL DESTINO DI UNA COMPAGNIA LOW COST DOVE I COMPETITOR SONO RYANAIR, EASYJET, AIRBERLIN 3. L’INDEBITATISSIMA FINMECCANICA VERRA’ SPACCHETTATA IN DUE? LE MIRE DI BONO E GIORDO - A FINE ANNO PANSA CEDE LA QUOTA DI ANSALDO ENERGIA AI COREANI DI DOOSAN 4. MARINO TIRA FUORI LE PALLE D’ACCIAIO E SI ATTACCA ALL’ATAC PER RIMETTERE IN DISCUSSIONE LE GESTIONI DEI SUOI PREDECESSORI A COMINCIARE DA QUELLA DI VELTRONI

1. L'INDEBITATISSIMA FINMECCANICA VERRA' SPACCHETTATA IN DUE? LE MIRE DI BONO E GIORDO - A FINE ANNO PANSA CEDE LA QUOTA DI ANSALDO ENERGIA AI COREANI DI DOOSAN
Gli uscieri di Finmeccanica, solitamente compunti e silenziosi, si sono lasciati andare a grosse risate quando hanno letto sulle agenzie che Enrichetto Letta ha le ‘'palle d'acciaio''.
Per loro gli ultimi esempi di attributi virili risalgono ai tempi di Amintore Fanfani e Bettino Craxi e ,con molta indulgenza, pensano che l'ultimo manager al quale hanno aperto le porte sia stato Giuseppe Guarguaglini, l'ex-presidente sconfitto dagli eventi ma soprattutto dalla moglie Marina Grossi che di palle ne aveva almeno il doppio rispetto a tutti i manager di piazza Monte Grappa.

Adesso ai loro occhi l'unico con le palle d'acciaio è il presidente Gianni De Gennaro,ma finora il super poliziotto ha evitato di mettere sulla scrivania il suo decisionismo lasciando al ragioniere Pansa il compito di gestire i dossier dell'azienda. Quest'ultimo non ha certamente la grinta di un Guarguaglini e cerca con la diligenza dello scolaretto di seguire le indicazioni che gli arrivano da quel Saccomanni che ogni giorno appare sempre più debole.

Gli uscieri sono comunque pronti a testimoniare che Pansa ce la mette tutta per portare avanti il suo compito e in questi ultimi giorni sono molto preoccupati perché lo vedono affaticato e iracondo. Le luci del suo ufficio al settimo piano si chiudono intorno a mezzanotte e l'ira diventa furibonda quando, come è avvenuto poco tempo fa, è stato costretto a prendere un taxi perché il suo autista era già andato a casa a vedere "X-Factor".

Pare che a sollevargli l'animo non riesca nemmeno il mite Marco Forlani che alla stregua del padre non si è mai lasciato andare a metafore come quelle esibite ieri da Enrichetto Letta.

Ci sono però ragioni precise che spiegano l'umore di Pansa e dei suoi stretti collaboratori. Ieri sono usciti i dati del terzo trimestre che fanno capire come nei primi 9 mesi dell'anno Finmeccanica abbia perso 136 milioni rispetto ai 141 dell'anno precedente, e a rendere più preoccupanti i dati approvati all'unanimità dal consiglio di amministrazione presieduto da De Gennaro, c'è la mole dei debiti finanziari che da giugno di quest'anno al 30 settembre sono aumentati di 497 milioni.

Sono risultati pesanti che oggi stanno penalizzando duramente il titolo in Borsa, ma potrebbero cambiare di segno alla fine dell'anno. Gli uscieri hanno saputo infatti ,e lo hanno raccontato a quel sito disgraziato di Dagospia ,che entro il 31 dicembre Pansa potrà firmare il closing per la cessione della quota di Ansaldo Energia ai coreani di Doosan. La fase della due diligence è quasi terminata e il figlio del noto giornalista-scrittore non vede l'ora di stringere la mano a Yongmaan Park, il simpatico presidente del Gruppo coreano Doosan che nel 2012 ha fatturato poco meno di 4 miliardi di dollari e ha nel mondo oltre 43mila dipendenti.

Per Pansa sarà un evento importante perché si è sempre battuto contro lo scetticismo e l'ostilità della sinistra in favore della cessione di quote delle sue aziende a partner internazionali. E per rendere ancora più esaltante la firma dell'accordo con il simpatico chairman coreano, pare che abbia intenzione di noleggiare società di comunicazione che sanno far squillare le trombe a costi minori rispetto a quelli pagati ai tempi del tandem Orsi-Fenu. Dopo questo evento natalizio dovrà comunque studiare una strategia che consente di mettere insieme gli altri pezzi del Gruppo impegnati nelle attività civili.

A questo proposito il giornalista Fabio Tamburini scrive oggi sul "Corriere" che sta prendendo corpo l'idea di una holding nella quale possono confluire Ansaldo Energia, Ansaldo Trasporti, Sts e Fincantieri. Nell'articolo si ricorda che questa idea non è originale ma avrebbe il pregio di allontanare per sempre l'idea, coltivata da Pansa per molti mesi, di smantellare l'intero comparto.

E c'è già chi pensa di cavalcare l'operazione dalla plancia di comando più alta. Il nome che circola è quello di Giuseppe Bono, il calabrese capo di Fincantieri che nei giorni scorsi è diventato presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia, e non ha mai nascosto la sua volontà di guidare celebrare il matrimonio tra la sua azienda e quelle di Finmeccanica che operano nel settore civile.

A questo punto ,secondo gli uscieri, si tornerebbe al modello contrastato da Guarguaglini, di due braccia operative dove la seconda è rappresentata dalle attività nel campo dell'elettronica per la difesa e dell'aerospazio. Anche per questo settore circola già il nome di un candidato nella persona di Giuseppe Giordo, l'attuale amministratore delegato di Alenia, l'azienda costituita il primo gennaio dell'anno scorso attraverso la fusione tra Alenia Aeronautica, Alenia Aermacchi e Alenia Sia.

Il nome di Giordo, trevisano classe 1965, pare sia sulla bocca degli ambienti militari non solo per aver prestato servizio per tre anni presso l'Aeronautica, ma per lo sgomitamento delle ultime settimane quando si è dato un gran daffare per la costosa missione della portaerei Cavour che girerà nel Mediterraneo per 147 giorni come inutile vetrina del made in Italy.


2. AGLI OCCHI DI PARIGI L'ALITALIA NON HA NESSUNA SPERANZA DI ESSERE UN OPERATORE GLOBALE IN GRADO DI SFIDARE LE GRANDI COMPAGNIE
Negli uffici dell'Alitalia c'è la bocca chiusa sul piano di emergenza che l'amministratore Gabriele Del Torchio presenterà martedì prossimo al consiglio di amministrazione.
Circolano indiscrezioni da brivido sui tagli che il manager ex-Ducati vorrebbe fare per dimostrare ai francesi che l'azienda indossa ancora una divisa decente.

Conferme non ce ne sono, ma sembra (così scrive "Repubblica") che 260 piloti, 420 assistenti e 450 impiegati se ne andranno a casa insieme ad altre centinaia di dipendenti con contratti a termine. Anche Del Torchio vuole dimostrare di avere le palle d'acciaio, ma probabilmente i francesi di AirFrance riterranno questi sacrifici "umani" al di sotto delle loro aspettative.

Prima di prendere la decisione di diluire la loro quota dall'attuale 25% al 6%, vorrebbero capire se l'Alitalia è consapevole del fatto che non potrà mai diventare un vettore globale. Oggi la Compagnia fattura più o meno 3 miliardi di euro, e per essere competitivi avrebbe bisogno di raggiungere un fatturato di almeno 10 miliardi di euro in tre anni. Nemmeno un "messia" riesce ad immaginare che la società riesca a trovare i soldi per raggiungere questo obiettivo.

Ai loro occhi l'Alitalia non ha nessuna speranza di essere un operatore globale in grado di sfidare le grandi compagnie e deve arrendersi al destino di rimodulare il proprio profilo sul modello di una compagnia low cost dove i competitor sono RyanAir, EasyJet, AirBerlin. Questo, sostengono a Parigi, è l'unico segmento di mercato in cui gli investimenti non sono elevati e un fatturato di 5 miliardi in tre anni sarebbe alla portata dei soci consentendo ad Alitalia di diventare appetibile per un partner di grandi dimensioni.

Messe da parte le analisi demenziali e l'ottimismo gratuito usciti nei giorni scorsi dalla bocca di Corradino Passera e di Colaninno, i francesi si aspettano che Del Torchio spalanchi le porte a un nuovo management che finora non ha saputo presentare un piano di razionalizzazione e si è dedicato a ingrossare i propri salari.

Brucia sulla pelle dei parigini il fatto che l'amministratore delegato di AirFrance se passasse in Alitalia si troverebbe soltanto al quarto posto con la sua retribuzione rispetto ad alcuni manager della compagnia italiana. E non riescono a capire perché alla fatica di Del Torchio si sia aggiunta quella di Massimo Sarmi, che con l'aiuto di una società di consulenza, si è fatto carico di preparare un suo piano industriale.

Una cosa del genere non si è mai vista perché da sempre il piano industriale viene fatto soltanto dal socio di maggioranza: l'attivismo di Sarmi ,che ha buttato sul piatto un pugno di milioni, secondo alcuni legali di fama costituisce un brutto precedente. Da qui le intenzioni, rivelate ieri in un report di Credit Suisse, secondo le quali AirFrance avrebbe intenzione di rinviare a marzo-aprile qualsiasi decisione. Per adesso la terapia d'emergenza di Del Torchio servirà soltanto a bruciare i quattrini delle banche creditrici e a buttare in mezzo alla strada duemila famiglie..

3. MEDIOBANCA, PROTAGONISTA CON NAGEL DEL DECLINO DI TOTUCCIO LIGRESTI, CONTINUI A FARE BUSINESS (IN FRANCIA) CON LA FAMIGLIA CHE HA ROVINATO PER SEMPRE L'IMMAGINE DELLA MINISTRA CANCELLIERI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che la famiglia Ligresti non sta con le mani in mano e nemmeno con le gambe ferme come si vede in una fotografia pubblicata oggi dove l'anoressica Giulia fa shopping in via Montenapoleone.

Il più attivo è comunque Antonino Ligresti, il fratello del costruttore-distruttore Totuccio, più anziano di sei anni. A quanto si legge oggi sul settimanale "Il Mondo" il 75enne Antonino che ha lasciato Paternò per diventare medico cardiologo e imprenditore nella sanità, sta per firmare la vendita di 28 ospedali psichiatrici per una cifra intorno ai 200 milioni. L'operazione non avverrà in Italia, ma in Francia dove il medico cardiologo ha creato la Gènèrale de Santè un colosso che già nel 2009 contava 106 ospedali, laboratori e centri di riabilitazione con 24mila dipendenti.

L'aspetto interessante è che dentro questa società le quote sono divise tra Antonino Ligresti (39%), Dea Capital (36%) e Mediobanca con l'8%. Vicepresidente del gruppo che cederà al colosso australiano Ramsay un blocco di ospedali psichiatrici, è Lorenzo Pelliccioli. Ancora più divertente è l'idea che Mediobanca, protagonista con il pallido Nagel del declino di Totuccio Ligresti, continui a fare business con la famiglia che ha rovinato per sempre l'immagine della ministra Cancellieri.

4. MARINO SI ATTACCA ALL'ATAC PER RIMETTERE IN DISCUSSIONE LE GESTIONI DEI SUOI PREDECESSORI A COMINCIARE DA QUELLA DI WALTER VELTRONI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che con immensa sorpresa i cittadini romani e di Francesco Gaetano Caltagirone (per gli amici Caltariccone) il sindaco chirurgo Ignazio Marino oggi ha tirato fuori palle al titanio. Lo ha fatto in un'intervista su "Repubblica", il giornale che ha sollevato enorme clamore lo scandalo dei biglietti clonati e dei possibili fondi neri nell'azienda dei trasporti Atac.

A Marino hanno detto che la notizia dello scoop è stata il terzo argomento più discusso al mondo su Twitter, e per questa ragione oggi pronuncia frasi del tipo: "agirò con la mannaia, facendo cadere tante teste...bisogna mandare in carcere questi ladroni e buttare la chiave, cacciarli fuori dal tempio di Roma e sbatterli in galera".

Nemmeno la Giovanna d'Arco dei poveri, Milena Gabanelli, aveva mai usato parole così micidiali, ma in Campidoglio c'è chi dice che il chirurgo genovese sfrutti la vicenda per rimettere in discussione le gestioni dei suoi predecessori a cominciare da quella di Walter Veltroni".

 

PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI GIUSEPPE ORSI ALESSANDRO PANSAGianni De GennaroGiuseppe-GiordoGiuseppe Bono - AD Fincantierimarchio_DOOSANLOGO ANSALDOGABRIELE DEL TORCHIODE JUNIACPASSEGGERI RYANAIR pelliccioli jpegANTONINO LIGRESTIALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTIIGNAZIO MARINO CON LA MAPPA DELLA NUOVA MOBILITA SUI FORI IMPERIALI Walter Veltroni

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