jean luc melenchon

“BISOGNA USCIRE DALLA NATO, PER TAPPE” - IL TRIBUNO DELLA GAUCHE POPULISTA JEAN-LUC MELENCHON RACCONTA LA SUA “RIVOLUZIONE” IN UN LIBRO: “IL CAPITALISMO È SUPERATO, LA SOCIALDEMOCRAZIA NON FUNZIONA, ORA SERVE UNA RIBELLIONE" – LE BORDATE A URSULA SUL PIANO DI RIARMO E A MACRON CHE “HA RICEVUTO PUTIN IN GRANDE POMPA A VERSAILLES” – "IO ANTISEMITA? ACCUSE DEI RAZZISTI AL CONTRARIO. NON CONFONDIAMO UN EBREO CON UN CECCHINO DI NETANYAHU A GAZA! IN ITALIA AVETE UN PARTITO CHE PER NON ESSERE DIVISIVO SI CHIAMA PARTITO DEMOCRATICO. MA CHI PUÒ DIRSI “ANTI-DEMOCRATICO”? - VIDEO

 

Stefano Montefiori per corriere.it - Estratti

jean luc melenchon

 

Nella sede del movimento degli Insoumis, in un quartiere popolare nel nord della capitale, prima di parlare del libro in arrivo in Italia Jean-Luc Mélenchon vuole ricordare il suo amore per il nostro Paese, per il latino, e per la nostra storia politica.

 

«L’Europa, il mondo, devono all’Italia l’organizzazione delle città dopo l’impero, il Rinascimento, certo, e tante altre cose… Ma per me, il crollo del Partito comunista italiano è stato decisivo. Ecco il prototipo di gente che pensava di fare la cosa giusta: si sono messi la cravatta, hanno lucidato le scarpe per rendersi rispettabili aderendo alla dottrina socialdemocratica, ma nel momento peggiore.

 

Cioè quando non poteva più funzionare. La dinamica del capitalismo non può più produrre vantaggi per il popolo. E avete un partito che per non essere divisivo si chiama Partito democratico. Ma chi può dirsi “anti-democratico”? Tanto vale chiamarsi Partito-partito. È il vuoto che non convince nessuno».

 

 

 

jean luc melenchon cover

In «Ribellatevi!» (Meltemi editore) lei delinea una rivoluzione popolare. Quali saranno le sue caratteristiche?

«La ribellione, o l’ insoumission, è la grande tradizione italiana e francese del rifiuto dell’evidenza, della scelta del conflitto intellettuale. È un punto di vista fecondo, creativo. Non è disordine».

 

(...)

 

Anche Marine Le Pen parla sempre del popolo. Qual è la differenza più grande tra lei e voi?

«La nostra definizione di popolo deriva dalle relazioni sociali. Per Marine Le Pen invece il popolo deriva da una filiazione genetica e tradizionale. Il popolo di cui parla lei è una costruzione ideologica il cui scopo è dividere: da una parte i francesi “originari”, i bianchi, i cristiani; dall’altra i neri, i musulmani, gli universalisti. Il nostro obiettivo è l’unità per soddisfare i bisogni comuni. Noi uniamo, loro discriminano».

 

(…)

Ma non è solo lei a subire commenti di carattere personale. Pensi a tutto ciò che si è detto su Macron.

«Ma per lui è stato utile! Così nessuno ha letto il suo libro sulla sua Rivoluzione. Tranne l’oligarchia liberale, che l’ha apprezzato. La rivoluzione di Macron è piuttosto una contro-rivoluzione».

bayrou melenchon

 

 

 

Non pensa che lei e una parte della sinistra abbiate sbagliato nei confronti di Putin, continuando a vedere in Mosca un baluardo contro il capitalismo e l’imperialismo Usa, secondo un vecchio prisma sovietico?

«Come potremmo confondere Putin con l’Urss? Io sono stato trotzkista, non stalinista. Non vogliamo né invasioni né guerre come soluzione ai problemi. A chi dice che si fa la guerra per la libertà, Robespierre rispondeva: nessun popolo ama i missionari armati. In ogni caso, è una manipolazione prendersela con me su questo tema. Sono andato a Mosca per una riunione con gli oppositori di sinistra a Putin. Rivolgetevi al vero sospetto: nessuno ha obbligato Macron a ricevere Putin in grande pompa a Versailles! Perché lo ha fatto?».

 

 

 

Anche le sue posizioni su Gaza le attirano critiche. Lei fa un collegamento tra ciò che succede a Gaza e la sua denuncia dell’islamofobia in Francia?

melenchon olivier faure

«La nostra posizione è il rispetto del diritto internazionale. Imperfetto, d’accordo, ma è tutto ciò che abbiamo. Senza questo, resta solo la legge del più forte. E poiché abbiamo denunciato un genocidio, riconosciuto dalla Corte internazionale di giustizia, abbiamo vissuto diciotto mesi di accuse terribili».

 

 

 

Si riferisce alle accuse di antisemitismo?

«Sì, certo. Storicamente, l’accusa di antisemitismo era rivolta all’estrema destra. Ma per il governo di estrema destra di Netanyahu, chiunque critichi la sua politica è antisemita. Tutti sono stati accusati: papa Francesco, il segretario generale dell’Onu, la Corte internazionale di giustizia, persino Macron. Fortunatamente la situazione si sta ribaltando, davanti all’ampiezza dei crimini commessi».

 

 

 

E le accuse a lei?

«Perché mai a settant’anni dovrei diventare antisemita? Guardate la mia storia personale. I miei avversari dicono: “Lo fate per clientelismo nei quartieri popolari”. Così creano una nuova equazione: quartiere popolare uguale musulmano uguale antisemita. È un altro razzismo mascherato da lotta contro l’antisemitismo.

JEAN LUC MELENCHON - MARINE LE PEN

 

Il vero problema oggi in Francia è il musulmano che viene ucciso nella moschea, o le donne che si vedono strappare il velo per strada. La priorità è l’unità del nostro popolo, la religione è una questione privata. E infine, noi non confondiamo un ebreo con un cecchino di Netanyahu a Gaza! In definitiva, abbiamo invertito i ruoli a proposito dell’unità del popolo, della nazione, della bandiera nazionale; ce ne siamo riappropriati, contro il razzismo e le guerre di religione».

 

 

 

Che cosa pensa degli sforzi dell’Europa per costruire una difesa comune, emancipandosi dagli Stati Uniti?

«Non esiste. “Faremo l’Europa della difesa”, dicono. Ma chi comincia? Nessuno. La von der Leyen ha fatto approvare un bilancio per le armi da 850 miliardi, che equivalgono esattamente al 5% del Pil richiesto da Trump».

 

 

MARINE LE PEN JEAN LUC MELENCHON

 

E la possibilità che la Russia, dopo l’Ucraina, attacchi ancora in Europa?

«La Russia verrà a Parigi per rubarci la Torre Eiffel? Già durante la Guerra fredda si parlava dei carri armati russi sugli Champs-Élysées. È grottesco. Bisogna uscire dalla Nato, per tappe. Non c’è più l’Urss ma c’è ancora la Nato! Occorre invece una diplomazia alterglobalista fatta della difesa delle cause comuni dell’umanità: l’acqua, la lotta alla fame e alle epidemie».

melenchon

 

Cosa farà se nel 2027 conquisterà l’Eliseo?

«Supponiamo che un Insoumis o una Insoumise vinca le presidenziali. Una volta ho usato una formula un po’ provocatoria: “Sarò l’ultimo presidente della V Repubblica autoritaria e mi preparo a gettare le chiavi dell’Eliseo nella Senna”. Era per dire che bisogna passare a una VI Repubblica, quella di un potere popolare allargato, dotato di strumenti come un referendum che possa revocare gli eletti, presidente della Repubblica compreso».

 

 

macron melenchon

 

E l’Europa?

«La mia priorità è l’Europa latina, quella che produce di più nel continente, mentre i nostri amici tedeschi ci disprezzano e ci impongono le ricette mortifere del neoliberismo. Ma il primo a rompere la menzogna del discorso collettivo è stato Trump quando ha detto: non è la libera concorrenza ma sono io, lo Stato, a decidere i prezzi con i dazi. Ridiamoci su: parla come Breznev».

 

ursula von der leyen emmanuel macron

 

 

Convocherà un’Assemblea costituente, come suggerisce nel libro?

«Sì, l’Assemblea costituente è una strategia rivoluzionaria e la via più pacifica per cambiare in profondità la Francia. Sarà il popolo a decidere. Non siamo un partito d’avanguardia. Non recuperiamo la collera popolare, proponiamo che questa collera ci usi. Non è la stessa cosa».

melenchonJean-Luc Melenchon

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