giorgia meloni viktor orban ilaria salis

MELONI NON CI PENSA PROPRIO AD ANDARE ALLO SCONTRO CON L’AMICO ORBAN SUL CASO DI ILARIA SALIS – LA DUCETTA USA TONI CONCILIANTI DOPO L’INCONTRO CON IL PREMIER UNGHERESE (APPENA ENTRATO NEI CONSERVATORI EUROPEI): “C’È L’AUTONOMIA DEI GIUDICI, SPERO IN UN PROCESSO GIUSTO E VELOCE” – VERSO IL COMPROMESSO DEI DOMICILIARI IN ITALIA CON BRACCIALETTO ELETTRONICO, VIGILANZA E IMPEGNO A FARLA PARTECIPARE A TUTTE LE UDIENZE DEL PROCESSO A BUDAPEST – IL PADRE DELLA 39ENNE DOPO L’INCONTRO CON IGNAZIO LA RUSSA: “PIENA CONVERGENZA SULLA STRATEGIA DA ADOTTARE”

1 – ROBERTO SALIS, 'GRAZIE A LA RUSSA, PIENA CONVERGENZA'

ROBERTO SALIS - PADRE DI ILARIA SALIS

(ANSA) - "Ringrazio il presidente del Senato Ignazio La Russa, è stato un incontro amichevole ed empatico. Abbiamo piena convergenza sulla strategia da adottare e come famiglia siamo confidenti che la strada intrapresa sia quella giusta". E' quanto ha detto all'ANSA Roberto Salis, il padre della 39enne detenuta a Budapest, dopo aver incontrato il presidente del Senato Ignazio La Russa.

 

"Adesso per il bene di Ilaria e per la difesa della sua dignità e dei suoi diritti – ha aggiunto - la famiglia chiede a tutti di smorzare i toni della polemica politica e preghiamo di cessare qualsiasi tentativo di strumentalizzazione del caso".

 

 

2 - MELONI: “DIRITTI PER ILARIA MA ALTRI USANO LE CATENE” SI TRATTA SUI DOMICILIARI

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco e Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI - VIKTOR ORBAN

Sulla strada che Ilaria Salis potrebbe percorrere per uscire dall’orrendo carcere di Budapest sono state costruite in queste ore due uscite. La prima, quella della propaganda, la conduce in un vicolo cieco. Ha cominciato Matteo Salvini e ha completato il lavoro ieri, dopo giorni di silenzio, la premier Giorgia Meloni.

 

Con il racconto che vuole l’Ungheria un Paese in grado di garantire «un giusto processo», con condizioni detentive accettabili, e descrive Salis come un’italiana da assistere, certo, ma accusata di «reati gravissimi» e «di fare parte della banda del martello», per la quale in fondo è meglio non esporsi troppo.

 

ILARIA SALIS

La seconda uscita è invece quella del compromesso tecnico. E aprirebbe uno squarcio di luce nel futuro di Ilaria: il ministero della Giustizia sta infatti lavorando a una relazione, da mettere a disposizione della difesa nei giorni prossimi, con la quale l’Italia si impegnerebbe a garantire «la massima sicurezza» qualora alla donna fossero concessi gli arresti domiciliari in Italia.

 

«Braccialetto elettronico, vigilanza e impegno a farla partecipare a tutte le udienze del processo previste a Budapest» che, calendario alla mano, non finirebbe prima del 2025. Stando così le cose, Ilaria Salis dovrebbe restare almeno un altro anno con le manette ai polsi e alle caviglie, e al guinzaglio delle guardie carcerarie per lasciare la sua cella. Una barbarie.

 

meloni orban

Che accadrà, dunque? Un punto cruciale — come è emerso anche dalle parole di Meloni dopo l’incontro con Viktor Orban a Bruxelles — riguarda proprio i tempi del giudizio: perché ne ha diritto la detenuta, perché preme l’opinione pubblica e perché la premier difficilmente riuscirebbe a gestire serenamente i rapporti con l’alleato ungherese in assenza di una soluzione rapida. «Spero in un processo giusto e, mi permetto di dire, anche veloce».

 

[…] non ha alcuna intenzione di mettere in discussione il rapporto con Orban, anzi sostiene che l’Ungheria — un Paese sanzionato per il mancato rispetto dello stato di diritto — garantirebbe un equilibrio tra poteri: «Né io, né lui possiamo entrare nel giudizio che compete la magistratura. Come in Italia, anche a Budapest c’è l’autonomia dei giudici». Una carezza all’amico Orban che annuncia anche l’ingresso nei Conservatori, la famiglia europea di FdI. […]

 

ILARIA SALIS

A proposito di catene: la presidente del Consiglio non si mostra neanche particolarmente indignata perle immagini di Ilaria Salis al guinzaglio. «Accade in diversi Paesi, anche occidentali. Non è nostro costume, sono certo immagini che impattano, ma in altri Stati sovrani funziona così».

 

Meloni, in realtà, sa che le cose non stanno proprio così. Tanto che l’ambasciatore italiano in Ungheria, Manuel Jacoangeli, nell’incontro avuto due giorni fa con il ministro della Giustizia ungherese, ha dovuto portare il plico dei giornali italiani, con le foto in prima pagina di Ilaria in catene, proprio per segnalarne straordinarietà e delicatezza: «Caro ministro, la situazione della nostra opinione pubblica è questa». […]

ILARIA SALIS

 

Quanto all’eventuale detenzione in Italia, al centro della mediazione di queste ore, la premier non si sbilancia: «Il tema va discusso quando sapremo come andrà il processo». In realtà, la discussione è già partita. La difesa di Salis ha chiesto in tre occasioni i domiciliari, sempre respinti dal tribunale ungherese con la motivazione che esisterebbe un pericolo di fuga. «In Italia questo rischio però non esisterebbe», è il ragionamento che ci si appresta a fare ai giudici di Budapest, depositando anche l’impegno del ministero ad adottare tutte una serie di procedure per eliminare il rischio evasione. […]

 

2. NON ESISTE NESSUN CASO SALIS. MELONI SPOSA LA LINEA UNGHERESE

Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”

 

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

Il caso di Ilaria Salis, l’italiana detenuta in Ungheria e portata in udienza con le catene a mani e piedi, insegue la premier Giorgia Meloni anche al vertice europeo di Bruxelles. La presidente del Consiglio non ha potuto sottrarsi ai microfoni e per la prima volta ha parlato della vicenda, anche perché alla vigilia dell’incontro coi leader europei il suo primo colloquio è stato proprio con il presidente ungherese Viktor Orban, suo amico e alleato che ieri ha annunciato il suo ingresso nei Conservatori europei guidati proprio da Meloni.

 

E l’esito è stato un allineamento italiano alla posizione ungherese, la cui linea è: il caso Salis non esiste. Dal punto di vista comunicativo, infatti, il presidente Orban ha preso in mano la vicenda, che sul fronte ungherese è stata attenzionata visti anche i movimenti dei vertici istituzionali dopo lo scoppio della polemica in Italia.

 

ilaria salis

E il presidente, a differenza di Meloni, non si è chiuso nel silenzio ma ha approfittato dei microfoni per invertire la narrazione e dare la sua versione dei fatti: «Ho raccontato nei dettagli il caso a Meloni. Le ho detto che la magistratura non dipende dal governo, ma dal Parlamento. L'unica cosa che sono legittimato a fare è fornire dettagli sul suo trattamento in carcere ed esercitare un'influenza perché abbia un equo trattamento». Poi ha smentito la denuncia di Salis di essere stata lasciata per mesi senza possibilità di comunicare: «Salis ha potuto fare delle telefonate e non è stata isolata dal mondo». […]

 

Ed evidentemente inattendibile è anche la lettera di Salis agli atti del tribunale di Milano, in cui la donna ha raccontato di essere stata trattata «come una bestia al guinzaglio». Ieri, inoltre, l’avvocato della donna ha denunciato che Salis è stata interrogata dal personale del carcere dopo l’udienza di lunedì e, alla fine, le è stato fatto firmare un verbale in lingua ungherese che lei non ha potuto comprendere.

 

Giorgia Meloni Viktor Orban Mateusz Morawiecki

Se nei giorni scorsi era trapelata la volontà di Meloni di tentare di risolvere positivamente la vicenda in tempi rapidi, la mossa di Orban l’ha colpita e affondata. Al termine del vertice europeo e incalzata dai cronisti, infatti, la premier si è allineata alla linea dell’amico ungherese: «Con lui ho parlato del fatto che a Salis sia riservato un trattamento di dignità, di rispetto, un giusto processo, ma anche un veloce processo», ma «nè io nè Orban possiamo entrare nel giudizio che compete alla magistratura».

 

[…]

 

La linea finalmente espressa da Meloni, quindi, è di poco dissimile da quella di Salvini: minimizzare qualsiasi dubbio sullo stato di detenzione in cui è tenuta Ilaria Salis e, nel caso, portare l’attenzione non sui suoi diritti anche di imputata ma sul fatto che la donna dovrà dimostrare la sua innocenza.

 

giorgia meloni viktor orban meme by edoardo baraldi

La rincorsa a destra della premier ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai ranghi di Fratelli d’Italia che – con l’eccezione di Fabio Rampelli – ha continuato a mantenere assoluto silenzio sulla vicenda sino anche a negare di aver visto le foto, come ha fatto nei giorni scorsi il ministro Francesco Lollobrigida.

Sempre con la sua proverbiale discrezione, l’unico a tentare di non politicizzare il caso Salis è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, direttamente investito della vicenda. «Evitiamo di trasformare una vicenda giudiziaria in un fatto politico. Io sono garantista sempre, dobbiamo guardare alla persona. A me non interessa se Salis sta dentro per un reato di tipo politico» […]

 

ilaria salis 4

I colloqui belgi, tuttavia, segnano l’appiattimento sulla versione di Orban: l’Italia non ha ragione di lamentarsi di alcun che. Con buona pace delle direttive europee in materia di detenzione e proporzionalità della pena (Salis rischia 24 anni per il reato di lesioni personali guaribili in 8 giorni) e i molti dubbi già sollevati dall’Ue sull’indipendenza della magistratura ungherese.

ILARIA SALISFRANCESCO LOLLOBRIGIDA E ILARIA SALIS - VIGNETTA BY VUKICROBERTO SALIS PADRE DI ILARIA SALISmeloni orban

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…