giorgia meloni donald trump ursula von der leyen

ARMIAMOCI E PAGATE – GIORGIA MELONI, PREOCCUPATA DI NON IRRITARE TRUMP E INCALZATA DA SALVINI, GELA URSULA VON DER LEYEN SUL PIANO DI RIARMO EUROPEO: BOCCIA LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA CHE AUMENTA IL DEFICIT DELL'1,5% PER SOSTENERE LE SPESE MILITARI – L'ITALIA PRETENDE LA “PARTECIPAZIONE DEL CAPITALE PRIVATO” E “STRUMENTI COMUNI CHE NON PESINO SUL DEBITO DEGLI STATI” – LA DUCETTA SI SMARCA ANCHE SUI DAZI E CHIEDE DI NON ANDARE ALLA GUERRA COMMERCIALE CON L’AMICO DONALD: “SAREBBE UN ERRORE LA RISPOSTA AUTOMATICA DELL'UE” – LA STATISTA DELLA GARBATELLA SCALPITA PER ESSERE INVITATA ALLA CASA BIANCA MA…

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

https://www.repubblica.it/politica/2025/03/21/news/giorgia_meloni_von_der_leyen_dazi_debito_armi-424076333/

 

giorgia meloni al consiglio europeo 5

È a Bruxelles, ma continua a guardare a Washington. In equilibrio precario tra le due sponde dell'oceano, sempre attenta a non scontentare il sovranismo di Matteo Salvini. E soprattutto: meno in sintonia di un tempo con Ursula von der Leyen. Sui dossier, Giorgia Meloni è sempre più distante dalla presidente della Commissione […]

 

Le spiega che l'Italia non bloccherà il piano di riarmo — neanche potrebbe, perché non è in agenda un voto del Consiglio — ma che quel meccanismo non risponde alle esigenze di Roma. Va dunque bene «rafforzare la difesa in tutti i suoi ambiti», mette nero su bianco la premier, ma «concentrandosi in particolare sugli aspetti relativi al finanziamento degli investimenti».

 

GIORGIA MELONI TRA DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA DI GIANNELLI

[…]  L'Italia chiede la «partecipazione del capitale privato», ad esempio attraverso il modello Invest-Eu. E continua a reclamare «strumenti europei davvero comuni che non pesino direttamente sul debito degli Stati». Si riferisce agli eurobond?

«Per me — risponde — se ne può discutere, ma non è la proposta dell'Italia».

 

Almeno un punto del piano ReArm sembra però interessare alla premier: è il progetto Safe, vale a dire i 150 miliardi di prestiti che si possono ottenere dall'Unione. Su questa opzione «non c'è assolutamente una chiusura italiana», ma si deciderà solo alla fine se sfruttarla.

 

Difficile invece che Roma approfitti della flessibilità concessa dalla Commissione per le spese militari, che verrebbero scorporate dal calcolo del deficit. Si tratta dei 650 miliardi complessivi: risorse tra l'altro solo «virtuali», aggiunge, perché la «decisione di utilizzarle competerà agli Stati». […]

 

Non solo di riarmo si nutre però la distanza da Ursula. C'è l'approccio al nodo dei dazi. Il tema allarma Roma. Ma Meloni – in questo sostenuta dalla Francia – preme sulla Commissione per rimandare la reazione europea alle barriere doganali che Washington imporrà dal 2 aprile, ottenendo un paio di settimane di rinvio.

 

ursula von der leyen giorgia meloni - foto lapresse

«Sui dazi — conferma — bisogna essere prudenti rispetto a una risposta automatica, perché sono preoccupata dalle conseguenze. Oggi Lagarde parlava di una stima di contrazione di 0,3 del Pil, che andrebbe allo 0,5 se rispondessimo. Mi sembra lucido, da parte di von der Leyen, spostare di qualche giorno l'attivazione delle contromisure».

 

È uno spazio di trattativa su cui punta Palazzo Chigi. Ma anche un'incognita capace di mettere in discussione la visita di Giorgia Meloni alla Casa Bianca. «Non ho ancora una data», sostiene. Non andrà nella capitale americana prima del 2 aprile, perché dovrebbe mostrarsi sorridente mentre il presidente Usa annuncia la tagliola commerciale.

 

DAZIAMI MA DI BACI SAZIAMI - MEME BY EMILIANO CARLI

E sembra quasi impossibile anche l'azzardo che pure rimbalza in queste ore: volare già domani a Mar-a-Lago per essere ricevuta in forma privata da Trump. Un'opzione che comunque non trova conferma né a Palazzo Chigi, né tra i diplomatici.

 

Di certo, l'allarme è altissimo dopo la missione dei tecnici del governo, ricevuti nei giorni scorsi dai vertici dell'amministrazione Usa. Ne hanno ricavato una certezza: il 2 aprile il tycoon imporrà barriere doganali. Solo dopo si aprirà lo spazio negoziale. A Washington, d'altra parte, non piace l'Iva italiana e neanche la web tax, considerate distorsive della concorrenza.[…]

GIORGIA MELONI - DONALD TRUMPGIORGIA MELONI - PUNTO STAMPA CONSIGLIO EUROPEO giorgia meloni foto lapresse

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