steve witkoff donald trump vladimir putin

NELLA MENTE DI STEVE WITKOFF, L'ANIMA NERA DI TRUMP – L'IMMOBILIARISTA, STRETTO AMICO DEL TYCOON, SENZA ALCUNA ESPERIENZA POLITICA E DIPLOMATICA, HA NEGOZIATO IL PIANO IN 28 PUNTI SULL'UCRAINA, CON LA LOGICA DEGLI AFFARI, IGNORANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE, LE COMPETENZE DELLA NATO, LE PREROGATIVE DELL'UE. E PER OTTENERE UN RISULTATO, HA MESSO CON LE SPALLE AL MURO LA PARTE PIÙ DEBOLE (ZELENSKY), HA RECEPITO TUTTE LE RICHIESTE DELLA CONTROPARTE PIÙ FORTE (PUTIN), PREOCCUPANDOSI DI TRATTENERE PER GLI STATI UNITI UNA COSPICUA PARCELLA PER LA MEDIAZIONE…

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per www.corriere.it

 

STEVE WITKOFF DONALD TRUMP

Chi lo ha incrociato negli ultimi mesi racconta, «off the record», che per Steve Witkoff si può trattare su tutto. Non esistono principi intangibili, valori morali irrinunciabili. È una regola, certo non particolarmente originale, che il sessantottenne uomo d'affari ha maturato in più di quarant'anni di attività nel settore immobiliare.

 

Nato a Long Island, nello Stato di New York, da una famiglia del ceto medio, il giovane Steve studia da avvocato, mostrando subito uno spiccato talento per il business. Gli anni Ottanta e Novanta si dimostrano propizi: Witkoff diventa rapidamente uno dei broker più attivi, navigando nel tumultuoso sviluppo edilizio di New York.

 

VLADIMIR PUTIN STEVE WITKOFF

Si mette in proprio: compra e costruisce edifici a Manhattan, fino a incrociare un altro imprenditore rampante: Donald Trump, con i suoi progetti iperbolici, i debiti, i problemi giudiziari e tutto il resto.

 

[…] Tra Steve e Donald nasce un sodalizio senza riserve. Scafati, pragmatici fino al cinismo se occorre. Per Trump ciò che conta è «l'arte di fare affari». Per Witkoff è strappare le condizioni migliori possibili nel negoziato.

 

Quando, nel 2016, Donald si candida alle primarie repubblicane, Steve è uno dei pochi che ci crede e lo appoggia anche finanziariamente. […]

 

STEVE WITKOFF

Per esempio quando Witkoff, nel 2011, ha perso il figlio Andrew, morto per overdose di oppioidi. Da decenni giocano insieme a golf e nel settembre del 2024, hanno fondato una società, la World Liberty Financial, che si occupa di criptovalute.

 

E' forse necessario esplorare questo retroterra per provare a capire perché Trump, appena tornato alla Casa Bianca, abbia di fatto consegnato all'amico le chiavi della politica estera americana, affidandogli i dossier cruciali, dal Medio Oriente all'Ucraina.

 

Ed è anche un segno dei tempi se il «piano in 28 punti» non sia stato negoziato tra i capi delle diplomazie, il Segretario di Stato,  Marco Rubio, e il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov. Il protagonista è, invece, un uomo che non ha alcuna esperienza politica e men che meno diplomatica. Ma secondo Trump conosce, quasi come lui, «l'arte» di trattare. A modo suo, però, come dimostra proprio il progetto «per la pace in Ucraina».

 

STEVE WITKOFF - JARED KUSHNER - 60 MINUTES

Per prima cosa, Witkoff ha messo la parte più debole, cioè Volodymyr Zelensky con le spalle al muro. I 28 punti non sono una proposta, ma un aut aut. Al contrario, l'immobiliarista recepisce praticamente tutte le richieste della controparte più forte, Vladimir Putin. E, naturalmente, si preoccupa di trattenere per gli Stati Uniti, per i mediatori, una cospicua parcella per il disturbo.

 

Tutto il resto passa in secondo piano: il diritto internazionale calpestato dai russi, il mandato di cattura della Corte penale internazionale a carico di Putin, le competenze della Nato, le prerogative dell'Unione europea.

 

jared kushner, steve witkoff, ivanka trump a tel aviv prima della liberazione degli ostaggi israeliani 1

[…] Zelensky non può che accettare la mutilazione  del Paese, rinunciando anche a una porzione di territorio ancora controllato dal suo esercito.

 

Un abominio giuridico. Inoltre, l'Ucraina deve abbandonare la prospettiva di entrare nella Nato e ridurre di un quarto il suo esercito. Putin, invece, viene riabilitato. Tutto dimenticato: le stragi di civili, il tentativo di soggiogare una nazione indipendente. Per lui è pronto un posto al tavolo del G8.

 

Ma l'indole di Witkoff si rivela allo stato puro nel capitolo che riguarda la ricostruzione dell'Ucraina. Il testo prevede che gli europei, il Belgio in particolare, sblocchi 100 miliardi di dollari delle riserve monetarie russe per destinarle a investimenti in Ucraina guidati dagli Stati Uniti, cui dovrebbe andare il 50% dei profitti.

 

steve witkoff vladimir putin

Il resto, altri 100 miliardi di dollari dovranno, invece, essere dirottati in progetti finanziari congiunti russo-americani. Non basta: l'Europa dovrebbe aggiungere altri 100 miliardi per contribuire alla ricostruzione.

 

«Witkoff dovrebbe farsi vedere da uno psichiatra», ha detto un diplomatico al sito «Politico.eu». Ma da buon mercante, Steve sa che la bilancia di un accordo deve avere due piatti. Quello russo è stracarico di cose concrete.

 

Quello ucraino, almeno per ora, solo di promesse, tutte da verificare. Come le garanzie di difesa simili all'articolo 5 della Nato (gli alleati corrono in soccorso di un partner aggredito).

 

steve witkoff a rafah 4

Infine, con la disinvoltura tipica del broker spregiudicato, Witkoff maneggia anche strumenti che non competono né a lui né al governo degli Stati Uniti. Per esempio: il via libera all'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea.

jared kushner e steve witkoff steve witkoff a rafah 1jared kushner e steve witkoff

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...