LA MIA SICILIA BUTTANA - PER BUTTAFUOCO LA REGIONE DEVE ESSERE COMMISSARIATA: “L’AUTONOMIA È IL FLAGELLO CHE NUTRE L’ARRETRATEZZA, E LA FOGNA IN CUI NUOTA LA MAFIA”

Estratto dal pamphlet di Pietrangelo Buttafuoco “Buttanissima Sicilia”, pubblicato da "Libero Quotidiano"

 

Francesco Merlo e Pietrangelo Buttafuoco Francesco Merlo e Pietrangelo Buttafuoco

Adesso basta. Qualcuno - Matteo Renzi, Beppe Grillo? - dica basta, perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia. Lì l’autonomia regionale, fonte di sprechi e burocrazia, è l’acqua che nutre l’arretratezza economica e sociale di un pezzo importante del Mediterraneo. Ed è la fogna in cui nuota la mafia. Basta, dunque.

 

È urgente, infatti, come chiede da tempo Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, nominare un commissario dello Stato al posto del governo regionale di Rosario Crocetta; è fondamentale - per come ha reclamato Antonello Montante, presidente di Confindustria in Sicilia - avere nell’Isola un plenipotenziario che metta mano alla spesa e al bilancio: il default è in agguato ma, seguendo i passaggi di legittimità, è necessario abrogare lo Statuto speciale. Basta, quindi.

 

pietrangelo buttafuoco buttanissima siciliapietrangelo buttafuoco buttanissima sicilia

Lo Statuto sarà pure nella Costituzione, ma questo privilegio, frutto dell’unica e vera trattativa Stato-mafia, può essere tagliato con un colpo di penna. E un colpo di coraggio. Non si può estirpare dalla viva carne dell’Italia un obbrobrio come l’Autonomia regionale che serve solo ai parassiti che ne beneficiano? Basta.

 

Lo Statuto venne concesso dopo la stagione separatista, la cui punta armata non fu l’Ira, come in Irlanda, con arcangeli come Bobby Sands, ma l’Evis, l’Esercito volontario degli indipendentisti, fortemente inquinato dai mafiosi. Giusto quelli che avevano già collaudato la loro rapacità negli anni dell’Invasione anglo-americana vagheggiando con il boss Lucky Luciano la possibilità di offrirsi come «la 51stella degli Stati Uniti» e di fondare una nazione indipendente con il bandito Salvatore Giuliano - non un personaggio di fantasia, ma reale, pronto a proclamarsi luogotenente.

 

ROSARIO CROCETTA ROSARIO CROCETTA

È un cammino torbido, quello dell’autonomia in Sicilia. Fu forse una chimera del riformismo, e persino suggestione rivoluzionaria, ma tanti autorevoli esponenti della sinistra, oggi, con la Fondazione Sturzo e il contributo di studiosi come Andrea Piraino e personalità quali Vito Riggio, presidente dell’Enac, già tra i protagonisti della stagione di rinnovamento della politica, hanno avviato un dibattito in direzione dello «smantellamento della regione».

 

E ciò è reso ancor più utile dalla liquidazione dell’ente provincia, messa in atto da Rosario Crocetta, dove però, al netto dell'effetto propaganda, è rimasto il malinconico risultato di moltiplicare - tramite nomine fiduciarie, peraltro, e non elettive - il numero degli enti intermedi. Da 9 province, dunque, si è arrivati a 9 consorzi più tre città metropolitane. E siccome la legge prevede che per istituire un nuovo consorzio sia sufficiente raggiungere 180.000 abitanti su più Comuni confinanti, si calcola che i consorzi possano arrivare a essere più di 20. È la fogna del potere, la Sicilia.

 

Leoluca Orlando e Luigi De Magistris Leoluca Orlando e Luigi De Magistris

In nessun posto come a Palermo il numero dei dipendenti pubblici lievita. A ogni legislatura corrisponde un’infornata di clienti. L’autonomia, in Sicilia, a eccezione dell’ufficio del commissario dello Stato (il cui potere è limitato alla verifica delle leggi regionali con la legittimità costituzionale) non ha strumenti di controllo. E non c’è quindi notizia che turbi il già disastrato status quo di un mostro burocratico-politico in cui gli enti mangiasoldi, in liquidazione da più di trent’anni, sono la testimonianza di una catastrofe socioeconomica.

 

Catastrofe che diventa pittoresca con l’Ente minerario, che ebbe velleità di contrastare l’Eni; con l’Espi, l’Ente siciliano di promozione industriale, sorto per fare concorrenza all’Iri; e infine con l’Irfis, banca regionale proiettata nell'empireo della finanza per dare filo da torcere a Mediobanca. Senza dimenticare le varie monadi clientelari, la più famosa delle quali è quella dell’elargizione stagionale ai forestali - gestiti dalla Regione.

INGROIA LEOLUCA ORLANDO DI PIETRO ALLA FESTA IDV DI VASTO INGROIA LEOLUCA ORLANDO DI PIETRO ALLA FESTA IDV DI VASTO

 

Ma ancor peggio, e ancor più fruttuosa sul piano clientelare, è la giostra della «formazione»: un marchingegno attraverso il quale alcuni disoccupati trasformati in docenti «formano professionalmente» altri disoccupati destinati a diventare a propria volta «docenti» di nuovi disoccupati nel frat- tempo sopraggiunti, tutti foraggiati con i fondi racimolati nel mare delle sovvenzioni. E dei paradossi.

 

È la prima industria di Sicilia, questa della formazione. E siccome l’assurdo vuole il suo nonsenso, l’assessore regionale incaricato, giusto per gradire, è una studentessa fuori corso. È una delle «madamine di governo» di cui si circonda Crocetta, digiune di politica e di amministrazioni ma efficaci, come nel caso di Lucia Borsellino, assessore alla Sanità, usata a far da scudo in virtù del nome a operazioni di manovalanza politica. È anche il posto, la Sicilia, dove secondo l’Istat si leggono meno libri, ma questo è solo un dettaglio, anzi, un lapsus. Rivelatore.

 

FRANCO BATTIATO FRANCO BATTIATO

L’autonomia consente di amministrare uno dei patrimoni culturali più sontuosi e importanti al mondo ma la Sicilia, che potrebbe campare solo di turismo e cultura, resta il luogo della desolazione, con i suoi musei sempre deserti e i siti archeologici dove bisogna aver cura di non recarsi nei giorni festivi per non trovare chiuso. Certo, questo mio è un appello - a Renzi? - e come tale è esagerato, ma ogni esagerazione è sempre troppo poco per descrivere fedelmente lo stato di abbandono in cui versa una terra meravigliosa abitata letteralmente da fantasmi, con le città sempre più abbandonate, deserte. Basta.

 

Sono così numerosi i guai, in Sicilia, che il guaio della mafia, persino quello, viene dopo. C’è anche l’impostura di una rivoluzione tanto attesa, quella di Crocetta, ma sempre affidata alla procura. Tipico comiziante, l’attuale governatore, eletto grazie a un giochetto elettorale di Gianfranco Micciché (ebbene sì, sono cose di Sicilia), criminalizza i tanti problemi che non sa risolvere.

 

Invece di governare, declama. E l’acqua gli va sempre al mulino con tutti i mafiosi che, intelligentissimi, nei suoi momenti di difficoltà (quando gli viene meno la maggioranza, quando il capo dello Stato lo smentisce con un comunicato) vanno a recapitargli bossoli e proiettili per rafforzarlo come un Pokemon invincibile. Eroe dell’antimafia, Crocetta fa dell’antimafia un automatismo.

Raffaele Lombardo jpegRaffaele Lombardo jpeg

 

Eroe, appunto, che condivide però lo stratega della continuità di governo - cioè Beppe Lumia, Pd, il più professionista dei professionisti dell’antimafia - con il suo predecessore, Raffaele Lombardo, già condannato in primo grado in concorso esterno per mafia (ebbene sì, sono cose di Sicilia) ma l’automatismo è più di un riflesso condizionato per cui chiunque sollevi una critica si ritrova bollato come «mafioso» o «omofobo», avendo egli fatto un jolly del proprio orientamento sessuale.

 

E se per caso caccia Franco Battiato dalla giunta di governo per sostituirlo con la propria segretaria (una cosa che neanche Gaspare Pisciotta avrebbe potuto immaginare), ebbene, l’impostura è così forte da non potere più dire basta. Non basta più.

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